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Il racconto dei nostri assaggi a Life Of Wine 2019 – Quattordicesima Puntata – Anghelu Ruju, il Cannonau liquoroso che nasce in una necropoli

Puntate precedenti: Prima Puntata, Seconda PuntataTerza PuntataQuarta PuntataQuinta Puntata, Sesta Puntata, Settima Puntata, Ottava Puntata, Nona Puntata, Decima Puntata, Undicesima Puntata, Dodicesima Puntata, Tredicesima Puntata.

Azienda storica della Sardegna, nata nel 1899 per volontà di due piemontesi che bonificarono una vasta area a due passi dal mare e allestirono un vivaio per combattere i danni della fillossera, riconvertita molto presto all’attività vinicola, Sella&Mosca è da due anni entrata a far parte del portafoglio del gruppo Moretti (Bellavista).

La tenuta, alle porte di Alghero, possiede il più grande vigneto unico d’Europa (550 ettari) ed è collocata in una zona contraddistinta da un suolo ricco di sostanze minerali e molto diversificato al suo interno. Si alternano, infatti, arenarie, calcare e fondo argilloso-sabbioso.

Qui si coltivano le uve della tradizione isolana, Cannonau e Vermentino, affiancate dal Torbato, specialità tutta algherese, e dal Cabernet Sauvignon da cui si ottiene il “supersardo” Marchese di Villamarina.

In Gallura e nel Sulcis l’azienda possiede altre vigne di Vermentino e Carignano. I volumi sono imponenti, con una produzione annua di circa sette milioni di bottiglie.

Il vino protagonista della verticale proposta a “Life of Wine” è l’Anghelu Ruju Alghero DOC Liquoroso Riserva, che prende il nome dall’omonima necropoli scoperta ai primi del Novecento all’interno della tenuta (letteralmente significa “angelo rosso”).

Si tratta di un singolare vino passito e fortificato, che spesso in passato ha fatto evocare il Porto, ma in realtà è diversissimo, a causa della peculiarità del vitigno (Cannonau in purezza) e del clima mediterraneo, molto distante da quello atlantico dove nasce il nettare portoghese.

Gli acini di Cannonau vengono lasciati appassire naturalmente al sole per circa venti giorni su telai di canne sollevati da terra. Secondo le più antiche usanze ogni sera (e in caso di maltempo) i telai vengono ricoperti per proteggere l’uva.

Una volta appassite, le uve vengono vinificate in rosso, con una fermentazione ad una temperatura che dai 18°C aumenta sino a 28°C. Consumati i due terzi dello zucchero, viene abbassata la temperatura per inibire l’attività dei lieviti e ottenere un residuo zuccherino finale di 90 grammi per litro e alcool svolto tra il 12% ed il 13%.

L’Anghelu Ruju, a questo punto, matura in acciaio fino alla primavera, quando si procede con la fortificazione per portare la gradazione fino al 19%. Infine viene lasciato affinare per 5-6 anni in grandi botti di rovere.

Perfetto l’abbinamento con la cioccolata fondente, può essere speso anche con il tradizionale pecorino e con formaggi erborinati.

A “Life of Wine” sono state proposte le annate 1979, 1987, 1999 e 2005.

Ecco le mie impressioni.

Anghelu Ruju Alghero DOC Liquoroso Riserva 1979. Naso di chiara impronta terziaria, con pomodori secchi, acciughe, fiori appassiti, frutta secca e cuoio; bella profondità al palato, ancora tannico ma di buona dinamica, con una notevole scia sapida in chiusura. Highlander92/100

Anghelu Ruju Alghero DOC Liquoroso Riserva 1987. Profumi di erbe aromatiche, rabarbaro, caramello, grafite, un cenno balsamico: olfatto più squillante del precedente. In bocca è molto pulito, con perfetta integrazione tra zuccheri e alcool e una lieve tendenza “rancio” che arricchisce il sorso. Life is now94/100

Anghelu Ruju Alghero DOC Liquoroso Riserva 1999. Forse il meno in forma dei quattro, con sentori di prugne californiane, fichi secchi, tabacco, iodio e salamoia; palato un po’ stanco, marmellata di ciliegie, dolce e meno reattivo dei suoi compari. Probabilmente una bottiglia non a posto. 86/100

Anghelu Ruju Alghero DOC Liquoroso Riserva 2005. Naso ovviamente molto più fresco, con visciole sotto spirito, cannella, noci, frutta candita, un accenno alla vaniglia; in bocca è decisamente ricco, i tannini sono levigati, occupa con precisione le cavità orali e chiude con lunga persistenza. Una carezza in un pugno93/100

 

 

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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