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Il racconto dei nostri assaggi a Life of Wine – Terza puntata: il Sangiovese di Romagna di Villa Venti

Terza Puntata

La “Romagna in fiore” della celeberrima canzone. È ciò che penso mentre assaggio i vini di Villa Venti e del suo istrionico produttore Mauro Giardini.

Ospitalità tipica, genuina, che ti fa dimenticare di essere in piedi davanti allo stand; piuttosto vieni accolto quasi come uno di famiglia.

Mauro è così, biodinamico convinto, vulcanico ed estremamente preciso nel creare la giusta cornice per i suoi vini.

Iniziamo il viaggio dal SERENARO, Bianco da uve Famoso di Cesena, imparentato geneticamente con la Malvasia.

 

Anfore georgiane

Annata 2018, inox per 4 mesi macerato col 10% di fecce. “Buccioso” dai sentori di glicine bianco ed uva spina. Molto semplice, ma molto pulito. Si prosegue con un altro autoctono, il Centesimino di Faenza, etichetta “A”. Prima annata 2013 con affinamento e vinificazione in anfore georgiane. Un’idea avuta in complicità con l’enologo Francesco Bordini maestro del Sangiovese di Romagna (vedi link Modigliana Stella dell’Appennino). Gradevole la mineralità arricchita da frutta rossa croccante. Vino dal carattere particolare (evidenziato anche da una lievissima torbidità), che necessita una valutazione critica fuori dai canonici schemi degustativi. 5 anfore per 550 litri totali.

Veniamo al momento clou, una verticale di PRIMO SEGNO, il Sangiovese 100% ideato da Remigio Bordini, padre di Francesco premiato di recente per la 2017 dal Gambero Rosso.

Sette ettari allevati ad alberello con 4 cloni differenti. Acciaio per 12 mesi. La 2016 è densa e polposa, fatta di ciliegia  e lampone in caramelle gelèe e fiori rossi. Finale lunghissimo, speziato e caldo.

2015 annata considerata bollente. Alcolico e troppo esuberante al palato, deve ancora trovare la sua dimensione riposando in vetro.

2014 annata invece freddissima. Sembra già sul viale del tramonto, in realtà (se si ha la pazienza di attendere qualche istante) ci si accorge che è cambiata semplicemente la lavorazione, per cercare di ottenere maggiori estrazioni. Al gusto è certamente esile, ma di grande eleganza.

2013 tannino fresco e pepato molto agrumato grazie al clone RLB19 (Sangiovese a chicco piccolo spargolo elissoidale). Il miglior assaggio di giornata, per complessità da arancia sanguinella e sbuffi di macchia mediterranea.

Nel 2011 all’epoca Mauro non pensava alle differenziazioni clonali, né alla vinificazione separata delle varie parcelle. Unica massa. Il vino presenta aspetti terziari di china, rabarbaro e tabacco kentucky. Bocca calda ed asciugante.

Chiudiamo con la RISERVA 2015 da 12 mesi di tonneaux e 36 bottiglia. Se la versione base non ha ancora trovato il suo perfetto equilibrio, qui siamo invece al cospetto di giovane puledro di razza, sapido e fresco dalla bocca tonica e vibrante. Nostri Top 2013 – 2016 e Riserva 2015.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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