Un vino potente, strutturato e di grande carattere. Il Nepente di Oliena, Cannonau reso immortale dalla penna di Gabriele D’Annunzio, non vanta però importanti dimensioni produttive. La superficie vitata è di neanche 700 ettari, 680 per essere precisi.
“Abbiamo rese molto basse, intorno ai 50–60 quintali per ettaro, e una produzione che non arriva al milione di bottiglie. È una produzione estremamente di nicchia, ma proprio per questo di grande valore”, spiega Nina Puddu, appena tornata dal Vinitaly dove era presente con l’azienda sarda di famiglia, Fratelli Puddu.
La produttrice racconta a Vinodabere il tentativo di avvicinare anche i consumatori più giovani, con vendemmie anticipate e rossi che non raggiungono i 14 gradi: “La tradizione vede il Nepente come strutturato, il classico vino che macchia il bicchiere”. E precisa: “Ma il Cannonau ha una buccia rossa e una polpa trasparente: un’uva delicata e versatile che, se lavorata bene, porta a risultati eleganti”.
Tra le referenze c’è già un rosato, che definisce “molto delicato in stile provenzale e vini più freschi e immediati”. Ma le esigenze commerciali richiedono di essere perfettamente calati nel contemporaneo. Così ripercorre i passi di una rivoluzione del modo di vedere il vitigno, senza però perdere di vista il territorio.
“Nel 1993 avevamo creato Tiscali, il primo rosato da Cannonau ma ci siamo accorti che i rossi ad alta gradazione sono difficili per i giovani – chiarisce -. Quando c’è stato l’ingresso di Piero Cella come enologo, la nostra richiesta è stata di vinificare il Cannonau in bianco. Da qui è nato il progetto Gioias, nel 2018, di vino bianco da uve rosse autoctone, che è un’Igt”.
Si medita una a una modifica del disciplinare. “Per ora siamo partiti in pochi, bisognerebbe sederci a parlare con il consorzio e vedere una modifica per vinificare il Cannonau in bianco”, risponde.
E subito percorre un pezzo di storia familiare: “Il primo rosato lo fece nostro padre nel 1993 per berlo in estate con gli amici, neanche lo imbottigliava. Noi, con il Gioias, abbiamo proseguito il tentativo di avanguardia di nostro padre”.
Quanto al mercato, a parte quello locale, si lavora bene con l’estero, in particolare Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Poi Belgio e Svizzera. Iniziano a crescere i francesi.
I dazi sono un ostacolo ma con i buoni clienti si ragiona su soluzioni, come l’accordo di pagamento differito con un importatore della California. “Certo, non possiamo farlo sempre”, ammette. Poi si sofferma su nuove piazze: “Bulgaria, Estonia, Lettonia e Lituania, mentre in Italia i consumi sembrano diminuire”.
Per correre ai ripari bisogna prestare grande attenzione ai nuovi consumatori, appunto quelli più giovani, che però percepiscono il vino di qualità come qualcosa di poco accessibile. “Molti formalismi allontanano i giovani, invece dobbiamo avvicinarli anche cambiando la comunicazione”, avverte.
L’APPUNTAMENTO A GIUGNO
D’Annunzio aveva definito Oliena: “un meraviglioso paese ai piedi del monte più bello che Dio abbia creato, e produce un vino nel quale si sono infiltrate tutte le essenze della terra, il mirto, il corbezzolo, il cisto, il lentischio”.
Il centro si prepara a “Nepentes 2026”, la manifestazione dedicata al suo vino in programma il 6 giugno, a partire dalle 19 attorno al Giardino Calamida, per un’esperienza tra vino, gastronomia e cultura.
Nell’appuntamento, promosso dal Presidio Turistico Galaveras, si punta a valorizzare sia le realtà produttive aziendali che i piccoli vignaioli. Saranno quindi protagoniste le quattro cantine aziendali – Cantina Oliena, Cantina Fratelli Puddu, Giuliana Puligheddu e IoLei Winery – insieme a quelle dei viticoltori privati selezionati da una giuria di assaggiatori e sommelier.
Che aspettarsi dall’edizione di quest’anno? “Una conferma che il vino Nepente, con il nome dato da D’Annunzio, è cultura ma anche divertimento con giovani e musica”, risponde Nina Puddu.
DONNE DEL VINO
Doppio ruolo per lei al Vinitaly, in quanto è intervenuta anche da delegata regionale dell’associazione nazionale le Donne del Vino. Nel padiglione 8, nello spazio collettivo della Regione Sardegna, ha presente all’incontro moderato dalla vice delegata Cristina Mamusa (esperta guida enogastronomica) a cui hanno partecipato anche Valeria Pilloni (cantina Su’Entu), socia e presidente del Movimento turismo del vino Sardegna e Luciana Baso (cantina Quartomoro), vice delegata.
Si è parlato di identità, accoglienza ed enoturismo, tema di punta di questa edizione veronese. Dal dialogo è emerso che l’enoturista non si limita più alle degustazioni ma si mette alla caccia di esperienze più a contatto con chi produce il vino. Ogni realtà ha la propria unicità ma le relazioni diventano nuove opportunità per il territorio. Le sessanta socie sarde lo sanno bene e per questo il gruppo lavora coeso.
Giornalista professionista, sommelier e nomade alla continua esplorazione dei mondi enogastronomici per raccontare le donne e gli uomini che mettono l’eccellenza sulle nostre tavole.
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