Incastonata tra i boschi in una zona non intensamente vitata, la Tenuta Ongaresca si trova a Costabissara, nella Lessinia vicentina, un territorio che fa da cerniera tra la pianura e i monti in un clima di armonia tra uomo, famiglie e ambiente.
Il nome della tenuta deriva dall’omonimo Monte che è parte integrante della proprietà che conta in totale 64 ettari tra vigneti, prati e boschi e rappresenta un vero polmone verde alle porte di Vicenza. Qui il paesaggio non è una cornice ma è parte integrante del progetto che prevede anche un ampio maneggio con scuderie. I sentieri che lo attraversano sono percorribili a piedi, in mountain bike o a cavallo e rendono Ongaresca uno spazio da visitare e da vivere.
Come sottolinea Valentina Sinico, che dal 2020 gestisce l’azienda, “Quando mio padre Lorenzo creò Ongaresca cercava un’attività in campagna come investimento. Lui è nato in campagna ma, per vicissitudini, ha dovuto vivere lontano; era un po’ un ritorno alle origini. Quando trovò l’area che diventò Ongaresca se ne innamorò; l’investimento era molto oneroso per lui solo e così coinvolse anche Sergio Traverso che condivideva con lui le origini contadine”.
Inizialmente vi era solo un’attività di maneggio con scuderie, campi e bosco, appunto il territorio del Monte Ongaresca. La cantina prese vita nel 2011 quando furono acquisiti anche i vigneti. Vigneti che sono circondati da boschi, pascoli e colture nei quali è forte la presenza di biodiversità e la coltivazione in biologico è realmente possibile senza contaminazioni.
Ancora Valentina “Sono subentrata in Ongaresca nel 2020. A quarant’anni mi sono detta: cosa faccio da grande? Avevo avuto un percorso lavorativo che non aveva nulla a che vedere con le attività di famiglia e la cantina era una delle attività non presidiate, nel senso che mio padre e Sergio la gestivano come passione. Arrivavo da 15 anni di lavoro al mondo del food, nella grande distribuzione e decisi di prendermi un anno sabbatico durante il quale ho frequentato il master in Wine Business Management, ho fatto il corso per sommelier diplomandomi e mi sono avvicinata sempre più al mondo della cantina. Pian piano cerco di imparare sempre, di migliorarmi”.
I vigneti si estendono su una superfice di 11,7 ettari a un’altitudine che varia tra i 150 e i 270 metri; la produzione totale ammonta a 30/35 mila bottiglie.
Il Pinot Nero, una passione di famiglia, è presente in modo significativo nei vigneti e in particolare in uno di recente impianto nel quale convivono tre differenti cloni di provenienza francese.
L’occasione per assaggiare alcune versioni è stata la presentazione del prodotto di punta, un Metodo Classico da uve Pinot Nero che sosta sui lieviti per 120 mesi.
Accanto alla produzione spumantistica, Ongaresca propone anche una gamma di bianchi e rossi fermi tra i quali abbiamo particolarmente apprezzato il Veneto IGT Pinot Nero 2025 giocato sul frutto fragrante. L’ottima gradevolezza nella beva e il finale fresco e agrumato lo rendono un vino contemporaneo da bere anche raffrescato in abbinamento a piatti leggeri, anche vegetariani.
VSQ Metodo Classico Pas Dosè Centoventi 2014
100% Pinot Nero coltivato a 180 metri di altitudine su suolo tufaceo argilloso. 120 mesi sui lieviti, sboccatura 2025. Annata con temperature inferiori alla media e abbondanti piogge; solo la rigorosa selezione dei grappoli ha garantito la raccolta di uve sane.
Dal colore giallo paglierino screziato di riflessi dorati e bollicina sottilissima e delicata, si presenta al naso con le classiche note della lunga permanenza sui lieviti che si accompagnano a sentori fruttati di mela matura e di agrumi dolci per un finale di spezie orientali. Al sorso la freschezza è ben equilibrata con la sapidità che conferisce un finale saporoso. Buona verticalità con ritorni di frutta dolce, accenni di calvados e uno sbuffo di zafferano. Un vino che, dall’alto della sua evoluzione, conquista ancora per leggiadria e tensione.
Abbiamo particolarmente apprezzato anche il
VSQ Metodo Classico Brut Rosé Menà 2018
80% Pinot Nero, 20% Chardonnay. Sosta sui lieviti per 72 mesi, sboccatura 2025, dosaggio 6 gramma/litro.
Perlage fine e persistente nel calice rosa cipria. Profumi delicati che volgono verso le tostature a cui seguono note di piccoli frutti rossi, accenni floreali e di panificazione. Note di miele al palato guidato dall’ottima componente minerale e dalla equilibrata acidità. La bollicina è cremosa e bilancia la morbidezza del centro bocca. Buona la persistenza.
Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.
Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia






