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Montalcino e la famiglia Tiezzi: un binomio indissolubile dove storia e futuro coesistono armonicamente

Pochi giorni fa la presentazione del meraviglioso libro-racconto sulla vita avventurosa di Enzo Tiezzi, decano del territorio di Montalcino, scritta a 4 mani con il giornalista Dario Pettinelli, comunicato stampa rinvenibile al link LIBRO BIOGRAFIA E MAGNUM CELEBRATIVA PER GLI 82 ANNI DI ENZO TIEZZI.

Poi, finalmente, la possibilità (anzi il sogno) di poter intervistare di persona Enzo Tiezzi e sua figlia Monica, artefici di un’autentica revolution ilcinese dal sapore antico.

Enzo e Monica Tiezzi

Il gusto è sempre lo stesso: quello del Sangiovese firmato “Brunello”, concepito con ogni probabilità nello storico Podere Soccorso dall’avo Riccardo Paccagnini. Uomo schivo ed eccentrico, le cronache raccontano che diede impulso assieme ai Biondi Santi al territorio di Montalcino, per poi sparire agli inizi del Novecento senza lasciar traccia. Finisce qui la parte dedicata al racconto di quanto accaduto circa 150 anni fa e diventata, non senza sofferenze ed ostacoli, il mito dei giorni nostri. Non vuole essere una mancanza e neppure la volontà di non elencare una serie di aneddoti e nozioni in parte conosciuti. Vogliamo lasciare intatta la curiosità nel leggere la bellissima opera letteraria di Enzo Tiezzi e Dario Pettinelli, che andrebbe studiata nelle accademie ed associazioni di settore.

Ad Enzo ho potuto contrapporre soltanto il celebre dubbio spontaneo richiamato da Antonio Lubrano nelle sue trasmissioni d’inchiesta: come è stato possibile in un terroir che produce da secoli un vino dolce quale il Moscadello, celebrato persino da Sante Lancerio, scoprire dal nulla la forza e la longevità della varietà a bacca rossa principe della Toscana? Un bel mistero, perché se è chiara l’importanza di alcune famiglie nella coltivazione, diffusione e gestione del Sangiovese (qui chiamato Grosso non per clone speciale, bensì per distinguerlo da un’altra specie sofferente di acinellatura e poco incline alla coltivazione), non è altrettanto chiaro capire le motivazioni insite in tale cambio colturale. Come accade nelle migliori favole a lieto fine, hanno forse giocato un ruolo importante la fortuna del caso e l’uso alimentare che aveva il vino nel corroborare le enormi fatiche dei braccianti agricoli.

Ciò che riveste indubbia importanza è invece la variazione di esposizioni e terreni da un versante ad un altro seguendo i quattro punti cardinali. Podere Soccorso, riacquisito nella proprietà di famiglia nel 1999 dopo anni di oblio, guarda ad ovest a ben 500 metri di altitudine, uno degli appezzamenti maggiormente in quota dell’intero comprensorio. Qui il terreno è sabbioso e limoso, arricchito dalla presenza di macigno ricordo della vena vulcanica del Santa Fiora e con vigne impiantate ad alberello basso pugliese. Raro per non dire unico, frutto di oculate scelte agrarie che nulla hanno a che vedere con concetti edonistici di esaltazione del panorama osservabile dalla promenade.

La splendida veduta dai terreni di Podere Soccorso

Poggio Cerrino e Cigaleta  arrivano invece alla fine degli anni ’80 del secolo scorso, quando Enzo prende la decisione di seguire la libera professione di consulente enologico e di vigneron. Le piante giacciono su suoli argilloso calcarei, misti a ciottoli e galestro, tipico della zona nord orientale, ad altezze massime di 300 metri. Ne consegue il distinguo del Brunello Vigna Soccorso, avvolgente e dai tannini eleganti, rispetto al Poggio Cerrino più teso e minerale: entrambe sono però facce della stessa medaglia. Il lavoro di recupero dei poderi semi abbandonati è stato davvero imponente, specialmente nel rifacimento dei terrazzamenti agricoli e delle case coloniche divenute appartamenti curatissimi e destinati all’accoglienza turistica. La storia non sarebbe completa senza una breve degustazione delle etichette rappresentative, cominciando dal Rosso di Montalcino 2020, il vino che Enzo Tiezzi, quando era Presidente del Consorzio, ricondusse nell’alveo della Denominazione di Origine Controllata.

Senza il Rosso di Montalcino (prima chiamato “vino rosso dai vigneti di Brunello”) la crescita economica complessiva del territorio avrebbe incontrato notevoli difficoltà. Tanti produttori non potevano ancora permettersi una cantina da lungo affinamento. Questo non vuol dire che a minor invecchiamento corrisponda minore qualità: alcuni prodotti attualmente in commercio non distano molto per finezza e longevità dai fratelli maggiori. Enzo e Monica interpretano la tipologia rispettando in toto l’annata favorevole, che racconta di genziana e spezie scure in un ritmo puro e sinuoso. Descrittore da manuale il richiamo finale di arancia sanguinella. Il Brunello di Montalcino Vigna Soccorso 2017, assaggiato in anteprima, vira su note potenti, ematiche e dai tannini ancora rudi forieri di un lungo e necessario riposo in vetro. Il coetaneo Poggio Cerrino dimostra maggior prontezza delle due annate precedenti, articolandosi tra frutta matura, pepe nero, liquirizia e tabacco kentucky. L’annata 2016 è semplicemente straordinaria per succosità inebrianti da ciliegia rossa e veste di seta pura la trama antocianica. Chiudiamo questa mini verticale omaggio di Monica per i lettori di Vinodabere con la 2015 edizione speciale dedicata ai 700 anni dalla scomparsa del sommo poeta Dante Alighieri. Danza sottile tra visciole, erbe aromatiche, cannella e sensazioni iodate. Superbo nei tannini perfettamente integrati che donano persistenza e piacevolezza quasi infinita.

E quindi uscimmo a riveder le stelle..

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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