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Marche – Cantine Belisario e le varie interpretazioni del Verdicchio di Matelica

Festa grande a Matelica per il cinquantesimo di Cantine Belisario.

Nata nel 1971 oggi è una realtà agricola di 300 ettari vitati con una cantina di oltre 30.000 ettolitri di capienza. Tutti i vigneti sono vicini al corpo aziendale ospitati nell’Alta Valle Esina dalle pendici del Monte San Vicino, esposto a nord, verso il Monte Gemmo rivolto sud/ovest con altitudini oscillanti tra i 400 ed i 650 metri. Cooperativa forte ed affiatata con terreni di proprietà ed altri gestiti tramite contratti di fitto trentennale, una durata ritenuta idonea per dare continuità al progetto enologico. Un consesso che dimostra vitalità ed attaccamento a partire proprio dai singoli soci, propensi ad un mercato dinamico soprattutto nella categoria “selezioni”, valorizzanti al meglio l’espressione del terroir d’elezione.

Patrizio Gagliardi

Ad accogliermi in sede trovo Patrizio Gagliardi: direttore, coordinatore commerciale, uomo appassionato di storia, letteratura, vini e politica. L’enciclopedia vivente di Matelica e del suo figliol prodigo il Verdicchio. Con lui partiamo da lontano, dalle invasioni barbariche dei Goti di Alarico che avrebbero conosciuto ed apprezzato la qualità del vino di Matelica, fino agli studi di Andrea Bacci nel sedicesimo secolo. Dal lavoro infaticabile dei monaci che hanno contribuito al salvataggio delle varietà autoctone nei tempi oscuri del feudalesimo, alle numerose iconografie agostiniane a tema “torchio mistico”, nelle quali Gesù sarebbe raffigurato con i piedi in un tino intento alla pigiatura dell’uva. Il frutto diverrebbe esso stesso Cristo ed il sangue proveniente dalle sue ferite si mischierebbe con il mosto purificandone l’animo di colui che lo beve: assolutamente scandaloso per l’epoca. Abbandonando per un istante miti e leggende, arriviamo alla concretezza dei numerosi assaggi di giornata veramente impressionanti che evidenziano l’estrema duttilità del varietale tra i più famosi al mondo, declinato da Belisario in tutte le tipologie previste dal disciplinare. Non soltanto, quindi, l’immortale Cambrugiano, ma tanto altro ancora cominciando da:

Cuvée Nadir Metodo Charmat millesimo 2018

Naso alquanto irrequieto, teso e minerale. Il classico Charmat lungo da dodici mesi di sosta sprigiona al gusto sensazioni polpose di frutta matura e macchia mediterranea. Rispetto all’olfatto è meno verticale, nel privilegio di immediatezza e piacere di beva.

Cerro 2020

La prima delle tre selezioni aziendali, frutto di ricerca e sperimentazione fatta alla fine degli anni ’80 dall’enologo Roberto Potentini: un curriculum professionale che vanta infinite collaborazioni accademiche con università italiane ed estere. Olfatto su fragranze di gelsomini ed agrumi gialli con il tipico marcatore aromatico da cenere di camino sul finale. Bocca fresca e sapida in perfetta coerenza.

Vigneti B. 2019

Da piante di età superiore ai 20 anni, attacca immediatamente su agrumi, lime e salsedine. A discapito delle tenui tonalità l’estratto secco arriva a ben 30 grammi litro, indice di tanta materia che fibrilla ed appaga al sorso. Da dimenticare per secoli in cantina. Creato nel pieno rispetto dei protocolli biologici, cosa affatto semplice per una cooperativa sociale.

Animo Logico 2020

“Prodotto con amore, anima e logica” si legge in etichetta. Uso di fitosani per inibire ai lieviti di produrre solfiti. Lo scopo è quello di avere un vino il più naturale possibile, da bere subito (o comunque entro un anno) per apprezzarne le doti intriganti ed originali. Un Verdicchio di Matelica dal manto di frutta secca, felce, scorza di cedro. Verticale e pronto, la sua vena minerale è dovuta anche dalla presenza di acqua salmastra nelle rocce sottostanti, memoria del mare preistorico scomparso dopo l’emersione delle terre durante l’orogenesi.

Meridia 2018

Finora abbiamo narrato di prodotti fermentati ed elevati in acciaio, qui invece si torna all’antico con l’utilizzo di contenitori in cemento ove il fermentato riposa per 24 mesi a contatto con le fecce nobili. Inevitabili gli effluvi speziati di cannella e pepe bianco, sorretti comunque da ginestre essiccate e miele di acacia. Largo e morbido, chiosa al palato su nocciola e caramella d’orzo.

Cambrugiano 2017 Verdicchio di Matelica Riserva

Il mito! Premiato da sempre da quella prima vendemmia targata 1988 che lo ha visto nascere. La annata attualmente in commercio è ricca, seducente ed equilibrata. Un dinamismo di mela golden, pera Williams e corredo di fiori bianchi da bouquet nuziale. Struttura e potenza in un guanto di seta.

Patrizio ci omaggia dell’assaggio della 2008 da presenza candita, camomilla appassita e scia finale sapida ed una 2005 ancora vivissima distesa su guarrigue, fiori di lavanda, magnolia e timo. Da bere responsabilmente per un 98/100 memorabile ed ancora in prospettiva. Altra buona notizia è che lo si può trovare in vendita in cantina ad un prezzo assolutamente commovente, proprio per i festeggiamenti del cinquantennio.

Carpe Diem 2018

Uve in surmaturazione e fatte appassire nelle cassette di raccolta da 4 kg. Al 50% del processo vengono vinificate con il metodo della macerazione; in febbraio il vino viene travasato nelle barriques e qui rimane per anni. Superando la parte iniziale fatta di mallo, mandorla e vaniglia, ritorna a spron battuto quel carattere erbaceo e fumé che ti spinge immediatamente a riconoscere la varietà di provenienza.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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