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Lazio Prezioso 2021 riparte dai giovani: ci siamo divertiti (nonostante il nubifragio!)

Villa Parco della Vittoria non è la casella più ambita del Monopoli, ma la splendida location con vista sui tetti della Capitale sede di Lazio Prezioso 2021, la bella degustazione organizzata da Cucina & Vini, storica testata enogastronomica (è il caso di dirlo, visto che sono sulla breccia dal 1999) diretta da Francesco D’Agostino.

In vetrina un piccolo ma significativo gruppo di produttori, con alcune delle migliori realtà vitivinicole del Lazio, che hanno approfittato di queste prime riaperture per confrontarsi con un pubblico di appassionati e addetti ai lavori.

Il format Lazio Prezioso era stato proposto per la prima volta nel 2018, per alimentare e dare la giusta visibilità alla crescita qualitativa, in atto a partire dagli anni ’90, in tutto il territorio laziale. Un miglioramento che appariva evidente in alcune sparute vette di eccellenza, ma che, da sempre, ha fatto fatica a trainarsi dietro un intero movimento, azzoppato da logiche produttive e commerciali che definire miopi è un eufemismo.

“Una regione ferita profondamente”, come ha detto D’Agostino, “che non ha trovato nelle scelte delle amministrazioni un giusto supporto per confrontarsi con un mercato in rapidissima trasformazione”. 

La strada da fare è ancora tanta e oggi i vini del Lazio fanno ancora fatica a imporsi nella ristorazione, nelle enoteche, nelle direttrici di vendita vecchie e nuove (vedi commercio online). Dagli anni Settanta, il Lazio ha fatto segnare un preoccupante -80% come superficie vitata, ed è però tornato a crescere con un ritmo superiore alla media italiana negli ultimi 10 anni. Segno che, seppur lentamente, qualcosa si muove.

Alla domanda di quale sia stata la cosa più bella di questa edizione, D’Agostino ha risposto così: “la cosa che mi ha rinfrancato completamente l’animo è quando, dal tardo pomeriggio, sono arrivati i giovani, i venticinquenni, in particolare ragazze, che assaggiavano con un entusiasmo contagioso. A noi che, per motivi anagrafici, conosciamo la storia dei vini del Lazio e magari siamo un po’ condizionati dalle incertezze del passato, vedere quei ragazzi che valutavano in libertà, e apprezzavano molto di quello che bevevano, è stata una bellissima esperienza, che ripaga tutte le difficoltà di una regione che ormai si è affrancata ed è in grado, anch’essa, di offrire prodotti di grande qualità. Una regione che ha ancora il limite di essere poco coesa nei vari territori. Ma quest’onda di positività giovanile ci ha portato tanta energia per riproporre un evento ancora più bello l’anno prossimo!

Vi lascio con un poker di consigli di bevuta, in ordine casuale: vini dal buono al buonissimo, che, a mio avviso, mostrano che anche nel Lazio (sì, anche nel Lazio) si possono fare vini buoni!

De Sanctis (Frascati)
Il Frascati Superiore 496, l’Abelos della stessa denominazione e un nuovissimo rosato a base Cabernet Franc. Un tris di vini schietti, onesti, molto sfiziosi. Più diretto e di beva il primo, ma intrigante nei profumi e nella beva; di maggior complessità e struttura il secondo, che ha ciccia da vendere, ma equilibrio e piacevolezza; originale e davvero sorprendente il terzo, un rosato in terra laziale da uve internazionali…detto così può sembrare un azzardo, ma vi assicuro che è un vino vero, di succo e progressione.

Tenuta di Fiorano (Roma)
Un nome che non ha bisogno di grandi presentazioni e di cui abbiamo approfonditamente parlato in questo articolo. Fioranello e Fiorano, in bianco e rosso, sono l’alfiere e il cavaliere di una leggenda del vino capitolino che, dopo un po’ di peripezie, torna oggi a rivivere (dopo aver finalmente risolto le beghe legali) sotto la guida del principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi. Sono vini che uniscono struttura e finezza, arrivando in qualche caso a vette di eleganza assoluta.

Castello di Torre in Pietra (Roma)
Qualche enofighetto avrà già storto il naso. Qui però c’è poco da fare gli snob! I vini del celebre castello ad ovest della Capitale, sotto la guida di quel signore del vino che è Filippo Antonelli (Montefalco vi dice qualcosa?), stanno crescendo vertiginosamente negli ultimi anni. Prodotti corretti, puliti, intriganti e (bonus) venduti a prezzi davvero onesti. I migliori a mio avviso? Il Fiano e il Vermentino. Provare per credere! (leggere qui)

Merumalia (Frascati)
La critica, più o meno unanime, lo considera uno dei riferimenti più certi dell’intera denominazione. A ragione, a mio avviso. A Lazio prezioso era presente Giulia, figlia del compianto Ing. Fusco, un “rivoluzionario” che si è battuto per la ricerca della qualità assoluta nei suoi bei vigneti con affaccio su Roma. Sul banco una verticale di tre annate del loro Frascati più rappresentativo: il Primo. La 2019 è potente, ricca, fruttata e ancora in evoluzione. La 2018 è un cavallo di razza, che coniuga eleganza, complessità e carattere. La 2017 ancora vivida, in stato di perfetta armonia tra toni maturi e acidità che dà ancora lunghezza al sorso. Roba seria, insomma!

P.S. – Su queste etichette c’è poco da discutere. La loro qualità è oggettiva. Ho assaggiato però altre cose interessanti che, per limiti personali, non conosco bene e che mi riservo di approfondire. Stay tuned!

 

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Abruzzese, ingegnere per mestiere, critico enogastronomico per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri, con cui ancora collabora. Vino, distillati e turismo enogastronomico sono la sua specializzazione. Nel tempo libero (poco) prova a fare il piccolo editore, amministrando una società di portali di news e comunicazione molto seguiti in Abruzzo e a Roma. Ha collaborato per molti anni con guide nazionali del vino, seguendo soprattutto la regione Abruzzo (ma va?), e con testate enogastronomiche cartacee ed online. Organizza eventi e corsi sul vino...più spesso in Abruzzo (si vabbè...lo abbiamo capito!).

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