Alsace Crus et Terroirs è un’associazione di recente costituzione che riunisce un gruppo di appassionati viticoltori alsaziani che si dedicano a una pratica agricola rispettosa delle risorse naturali.
Vendemmia manuale, cura del suolo e pratiche ecologiche in vigna e in cantina: questi sono i loro principi fondanti, gli unici in grado di produrre grandi vini concentrati, complessi e duraturi così come lo sono i vini d’Alsazia.
L’Alsazia, vale la pena ricordarlo ancora una volta, è una terra ricca di storia, ma soprattutto è un mosaico di terroir diversi e luminosi che si riflettono nei vini che traspirano la propria identità fatta di densità e verticalità, di morbidezza e di tensione.
Con i suoi 15.500 ettari di vigneti e le sue 800 formazioni geologiche, l’Alsazia costituisce il microcosmo vitivinicolo più complesso al mondo, un mosaico unico dalle sfaccettature scintillanti che si ripropongono nella pienezza e nelle sfumature dei suoi vini.
Nell’attuale pianura alluvionale del Reno gli eventi che si susseguirono da 150 milioni di anni fa hanno contribuito all’estrema compartimentazione di tutti gli strati geologici, che furono successivamente integrati da depositi marini e fluviali, nonché dall’azione erosiva delle acque. Si sono costituite così tre unità morfo-strutturali principali: quella dei Monti Vosgi (granito e arenaria, a volte scisto), quella delle colline sub-Vosgiche, con una grande varietà di suoli, e la pianura alluvionale del Reno (marne e terreni alluvionali). La presenza di quattro faglie frammenta ulteriormente i vigneti.
I Grand Cru costituiscono la trama fondamentale del vigneto alsaziano; sono la massima espressione del terreno e dell’esposizione in combinazione con il vitigno.
Il terreno, con le sue caratteristiche morfologiche, costituisce l’elemento caratterizzante i vini.
In una recente degustazione organizzata da Alsace Crus et Terroirs ha messo a confronto una ventina di vini da vitigno Riesling dell’annata 2021 e provenienti da differenti Grand Cru suddivisi in base al substrato geologico.
Terreni Calcarei
I campioni maggiormente presenti tra quelli in degustazione provenivano da terreni calcarei formatesi durante l’era mesozoica, non appena il mare ha iniziato a ricoprire la terraferma.
I vini prodotti su questi terroir chimicamente alcalini sono caratterizzati note agrumate che emergono chiare a definire l’acidità, a volte più spiccata altre meno intensa.
A riprova di ciò sono dunque le note agrumate che accomunano, seppure con differenti espressioni, i vini dei Grand Cru su terreni calcarei.
Il Grand Cru Elgenberg di Mélanie Pfister è caratterizzato da note citrine, note che sono presenti anche nel Searing di Schlumberger. Nel Mandelberg di Bott-Geyl e di Trimbach l’acidità agrumata appare più dolce e meno aggressiva così come nel Clos Saint Landeliln di Murè. Nel Grand Cru Pfersigberg di Paul Ginglinger la sapidità si aggiunge alla freschezza così come avviene nel Geisberg di Kientzler. Discorso leggermente diverso per l’Hengst di Barmès-Boucher dalle note morbide apportate anche dall’utilizzo di legno in vinificazione.
Terreni Marnosi
La marna è una roccia sedimentaria formatasi nell’era Mesozoica e composta da una combinazione di argilla e calcare. I vini sono generosi e persistenti in gioventù e invecchiano magnificamente, sviluppando mineralità.
Caratteristiche che abbiamo ritrovato nel Grand Cru Schoenenboug di Bott-Geyl, nell’Altenberg de Bergbieten di Loew così come in quello di Frédéric Mochel
Terreni Granitici
Il granito è la roccia più antica della Terra e costituisce la maggior parte della crosta continentale. È una roccia compatta e il suo elevato contenuto di silice la rende una roccia molto acida. I vini prodotti su questi terroir sono sempre molto espressivi in gioventù, con una struttura leggera.
I vini provenienti dal Grand Cru Schlossberg di Albert Mann, di Kirrenbourg e di Albert Boxler rivelano un’ottima tensione e sapidità unita a spiccate note agrumate, note agrumate presenti anche nel Wineck-Schlossberg di Mayer-Fonné.
Terreni Arenari
Le arenarie sono sabbie di quarzo indurite; sebbene geologicamente simili al granito e conferiscono ai vini un’espressione diversa: sono meno aromatici e presentano una struttura acida più prolungata. La loro complessità richiede più tempo per svilupparsi.
Il Grand Cru Searing di Dirler-Cadè e il Pfingstbeg di Valentin Zusslin mostrano effettivamente tensione e freschezza così come quello preveniente dal Wiebelsberg di Marc Kreydenweiss.
Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.
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