Appena tornato da Les Grands Jours de Bourgogne , notevole esperienza che ti accresce e fa riflettere su come è oggi e come sarà domani, senza tralasciare quel passato che ha reso questo territorio un mito della viticoltura mondiale.
Con ancora negli occhi le vigne, che appaiono nude, dopo la potatura, e nella mente il ricordo delle centinaia di assaggi effettuati ci permettiamo, non senza fatica, di stilare un bilancio di quello che abbiamo provato.
La non ricca vendemmia 2024, protagonista della manifestazione, segue una 2023 risultata con maggiore energia, immediatezza, tensione e qualità principalmente nelle vigne meno colpite dalle gelate degli anni precedenti, che viene dopo una 2022 ricca e sapida per terminare con qualche assaggio della 2025, ritenuta dai francesi una grande annata, forse tra le migliori degli ultimi dieci anni.

Il livello dei vini dell’ultima annata (2025) risulta nel complesso più che buono, anche se molti assaggi provenivano da campioni di botte. Sia i rossi che i bianchi sono gourmand (molto seduttivi ed equilibrati) nonostante un calo di acidità, che segue il trend delle ultime annate (con la sola eccezione della 2021), ma appaiono solari, ricchi e concentrati: delle vere bombe di frutto.
L’atmosfera che si è respirata in quei giorni è stata di contenuto ottimismo, nonostante il modesto calo delle esportazioni del 2025, in controtendenza alla crescita costante avuta a partire dal 2009 (contando la breve interruzione del periodo covid).

Vosne Romanée
Il pubblico, costituito esclusivamente da professionnels (ben oltre i 2000 gli iscritti, di cui la maggior parte importatori provenienti da diverse nazioni) ha risposto con entusiasmo, con una partecipazione perlopiù proveniente dall’estero (59%): la rappresentanza italiana è risultata superiore a quella di tutti gli altri paesi poi Cina, Giappone, Stati Uniti e Regno Unito.
Come sempre, gli organizzatori hanno allestito un programma ricchissimo, costruito sulla struttura tradizionale della manifestazione, una grande tenda, che si sposta tra le diverse aree del vignoble borgognone.
Si comincia dal Nord nell’area di Salle Le Kimméridgien a Chablis, per proseguire il giorno successivo nella Côte de Nuits, a Clos Vougeot, Tonnelerie Rousseau e Maison de Nuits con i gioielli: Gevrey-Chambertin, Nuits-Saint-Georges, Vosne Millésime ecc.
Mercoledì ci si è spostati nel moderno Palace des Congrès di Beaune, con diramazioni di Mâconnaise e Cremant de Bourgogne.
Il giorno successivo ancora in Côte Chalonnaise, a Mercurey e Rully, per poi chiudere con la Côte de Beaune, nei quattro diversi poli che la compongono: Aloxe-Corton, Meursault, Pommard e Volnay.

Vigneto di Clos de Bèze
L’idea di articolare nelle varie sedi le diverse degustazioni, ha contributo a evitare un eccessivo sovraffollamento, e ha dato la possibilità di scegliere dove andare e l’orario preferito. Alla fine le degustazioni sono risultate essere quattordici distribuite in nove locations differenti, a cui se ne sono aggiunte altre tredici nel tardo pomeriggio, insieme con quella, sontuosa, presente alla cena finale, organizzata dalle Grandes Maisons del négoce borgognone a Château Saint-Aubin (Maison Prosper Maufoux) nella quale, gustando grands crus a profusione, è stato possibile incontrare e scambiare informazioni e valutazioni con molti grandi protagonisti del mondo vitivinicolo borgognone.

Effettivamente, anche i più stacanovisti di noi hanno avuto qualche difficoltà di fronte a un programma così intenso. Tra le degustazioni aggiuntive a cui ho potuto partecipare, la più interessante è stata senza dubbio quella organizzata dall’Association Femmes & Vins de Bourgogne con la serata: Exception’elles, che raccoglie una quarantina delle più note e talentuose vigneronnes della Borgogna.
Ospitata dalla Cuverie degli Hospices de Beaune, tra i fusti della cuverie, erano rappresentate tutte le cantine aderenti all’Associazione, poco più della metà delle quali situate nella Côte d’Or.
Ebbene, pur se, nel corso dei Grands Jours abbiamo avuto modo di assaggiare numerosi grandissimi vini, vi voglio parlare di 3 assaggi molto interessanti, anche se di tanti altri sarebbe stato opportuno scrivere.

Comincerò dal Chablis Grand Cru Vaudésir 2013, di Domaine William Fevre, che incarna a pieno quella che è la Chablis del passato, dallo stile inconfondibile: fumo, pietra focaia, incenso e una tensione al palato che dona un vino agile e che non stanca mai fino a che la bottiglia non è finita.

Al vertice opposto della gerarchia della nobiltà borgognona spicca lo Criots-Bâtard-Montrachet Grand Cru 2023 di Patriacrhe Pere et fils: proveniente dalla sua parcella più prestigiosa, Ancora leggermente chiuso essendo molto giovane, esibisce un aroma di cedro, susine gialle, mineralità e finissima salinità, grande profondità, lunghezza e notevole eleganza. Raggiungerà il suo massimo tra una quindicina d’anni.

L’ultimo vino che voglio citare proviene da Morey St.Denis il Clos de Tart Grand Cru 2023: davvero lussuoso, per densità, intensità e profondità, buonissimo già oggi, bandiera del Pinot Noir nel mondo, un vero capolavoro già ora.
Menzioni speciali anche per Echezeaux Grand Cru 2023 di Nicole Lamarche e Chambertin Clos de Bèze Grand Cru 2023 di Mollard-Grivot superlativi e profondi.


In definitiva, pur se in un quadro più incerto per il calo dei consumi interni, la frenata dei mercati internazionali specie quelli asiatici, le incertezze derivanti dai dazi e guerre e l’impennata dei prezzi (forse provvidenzialmente un po’ rallentata nel corso dell’ultimo anno) si è trattato di una bellissima festa, magnificamente organizzata. Comunque, oltre a un ventaglio molto esteso di vini dell’annata 2024 è stato possibile assaggiare anche alcune cuvée ultra-decennali che hanno mostrato l’alto livello di qualità e la longevità dei vini borgognoni. Cito vini impressionanti da Pouilly-Fuissé come chiaro esempio.
Puligny-Montrachet in copertina
Sommelier originario della Val Gardena nel cuore delle Dolomiti, a cui gli studi sono stati illuminanti: è da questi che nasce il suo amore per il mondo del vino. Il suo trampolino di lancio è stato il ristorante tristellato St. Hubertus - Rosalpina a San Cassiano in Alta Badia, dove ha ricoperto il ruolo di Sommelier. Nel frattempo la sua voglia di mettersi in gioco lo ha spinto a partecipare anche ad alcune competizioni, classificandosi 1° al Trofeo del Soave 2019; 1° al Master Chianti Classico 2020 premio comunicazione; 1° al Master dell’Albana 2020; 1° italiano a vincere il Master del Pinot Nero nel 2021, la consacrazione con il Titolo di Miglior Sommelier d'Italia nel 2022 by vinoway seguita dal premio alla carriera come Professionista dell’anno 2022 nella ristorazione italiana - Premio Solidus. Oggi, è relatore presso l’Associazione Italiana Sommelier in moltre regioni, Scuola Concorsi AIS Veneto, direttore del GDS e consigliere regionale di AIS Alto-Adige. Docente all’Istituto alberghiero di Merano, giudice per la guida vini Gault & Millau Italia, Concours Internacional Grenache du Monde, Concorso Emergente Sala, Concours Mondial de Bruxelles, tra i candidati personaggio dell'anno di Italia a Tavola 2023 e partecipa alla stesura della Guida Vitae - I migliori vini d’Italia. Idrosommelier - brand ambassador per Cedea luxurywater della Val di Fassa. Svolge attualmente il ruolo di Wine & Beverage Consultant per molte realtà italiane attraverso: costruzione/assistenza delle carte da vino. Tra i quali vanta: quattro volte vincitore del premio Carta Vino dell’anno nel 2022 nella categoria Ristorante Hotel, nel 2024 per le categorie Fine dining e Ristorante Hotel, nel 2025 per le categorie Fine dining alla Milano Wine Week, premio di Wine & Beverage Consultant 2023 per Food & Travel Italia. La sua attività prevede formazione del personale ristorativo, recensione vini, guida di masterclass, eventi per cantine, consorzi di tutela nelle principali fiere mondiali: Vinitaly e Prowein.
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