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CHIANTI CLASSICO – ARILLO IN TERRABIANCA: TUTTO IL POTENZIALE DEI VINI DI RADDA IN CHIANTI

Seconda parte del nostro breve approfondimento sul Chianti Classico. Questa volta siamo diretti a Radda in Chianti (SI), conosciuta da sempre per vini di rara eleganza, dove il Sangiovese riesce a fare la sua corsa in solitario senza bisogno di gregari attaccati a ruota. Una peculiarità all’interno del Comprensorio consentita a pochi, grazie al raggiungimento di perfette maturazioni delle uve. I suoli a Radda sono ricchi di galestro, ciottoli ed argille sciolte e, nel caso di Arillo in Terrabianca, progetto vitivinicolo unico con tre anime distinte, anche vene sulfuree che rendono nivee le rocce affioranti.

Adriana ed Urs Burkard

Facciamo però un passo indietro, parlando di come simili luoghi fungano da polo attrattivo a copiosi investimenti economici provenienti dall’estero. La Toscana è maestra nel regalare concretezza a chi vuole realizzare il sogno di una vita, come i coniugi svizzeri Adriana ed Urs Burkard. Apprendiamo quotidianamente di iniziative volte a dirottare pezzi del nostro made in Italy fuori dai confini, ma nulla è paragonabile alle bieche speculazioni imprenditoriali viste in altri settori. Il comparto vitivinicolo italiano crea invece progetti a lungo termine, le persone che optano per il grande passo non sono di norma né sprovvedute né affaristi senza scrupoli. Si genera un indotto ricco di posti di lavoro, ristrutturazioni agricole, nuove idee nel settore turistico e nel mondo enogastronomico. Ricordiamolo quando udiamo commenti a sproposito, volti a buttare alle ortiche ogni novità tacciata di depauperare il patrimonio enologico nostrano.

Altre due tenute fanno parte del progetto: Il Tesoro a Massa Marittima (avremo anche un paio di loro assaggi in degustazione) e Colle Brezza a Pienza non ancora in produzione, per un totale di 53 ettari complessivi. Già previsto un restyling completo a firma dell’architetto Mario Botta riguardante la cantina, con inserimento di un ristorante gourmet ed annessa galleria d’arte (alcune sculture sono già presenti in loco). La sensibilità di Adriana, la passione per il vino ed il legame con la terra e l’ospitalità segnano il passo. Un amore iniziato da bambina quando accompagnava i nonni materni in campagna e che negli anni è maturato, fino a diventare ragione di vita. Ha riadattato anche una antichissima cappella consacrata del quattrocento, tipica dei possedimenti nobiliari di quest’angolo di terra.

Nota dolente, come al solito ormai, il cambiamento climatico al quale si può porre poco rimedio nell’immediato. Nelle zone basse si nota una generale sofferenza per i mesi di arsura e siccità; qui in alto le cose vanno meglio, ma la tendenza attuale vede sempre più necessario il lavoro dell’agronomo Ruggero Mazzilli nelle basse rese, potature idonee, portainnesti e scelte di cloni resistenti. In particolare il T19, Sangiovese di origine romagnola utilizzato a Terrabianca, con le alte componenti polifenoliche sembra reggere bene l’incremento delle temperature e dell’irraggiamento solare. L’invaiatura, infatti, è alle porte con parecchi giorni di anticipo sui tempi.

La degustazione dei vini comincia da un campione di botte atto a divenire Chianti Classico Riserva Poggio Croce 2021, proposto dall’Amministratore Delegato Alberto Fusi, in compagnia del giornalista Dario Pettinelli. Nuova proprietà comporta diverse scelte stilistiche affidate all’enologo Luano Benzi, persona di provata esperienza e pragmatismo, lontano dai riflettori delle cronache di settore. Vino espressivo, considerando che la versione in commercio si ferma alla 2019. Il naso è tipico con sentori di fiori (viola) ed erbe officinali. La bocca vira densa su note succose di marasche e tannini cesellati a dovere. C’è tanta materia, a conferma del grande potenziale dell’annata.

La 2019 ha un corredo di arancia sanguinella, spezie dolci e sensazioni ematiche. Al sorso si muove sinuosa su scie sapide profonde ed eleganti. Vigna singola di 3 ettari, vendemmiata in più passaggi e vinificata separatamente in piccole masse assemblate al termine dell’affinamento. Abbiamo volutamente cominciato dalla Riserva perché ci ha maggiormente colpito rispetto al Chianti Classico base sul quale si concentrano gli sforzi per renderlo aderente alle migliori espressioni del territorio.

Il Chianti Classico Sacello 2020, Sangiovese in purezza vinificato solo in acciaio con brevi macerazioni, ha sentori di lampone ed humus di bosco, molto balsamico al gusto, gioca più sull’immediatezza che sulla persistenza. Deve maturare ancora in bottiglia prima di giungere al massimo della forma. La 2019 invece è ottima, da ciliege mature e toni caldi speziati. Ancora in vendita in cantina a 16 euro meritatissimi. Un piccolo assaggio in esclusiva, infine, del vino atto a divenire Gran Selezione 2019 che verrà proposto al pubblico agli inizi del 2023. Ancora in embrione, promettente e ben delineato su amarene, petali di rosa rossa e salinità. Si preferisce l’utilizzo di botti grandi o tonneau di vari passaggi, per evitare sensazioni di impatto boisé.

Alberto Fusi

Chiudiamo con una breve digressione su alcuni prodotti della proprietà maremmana Il Tesoro a Massa Marittima. Iniziamo dalla linea “Bevo” ideata per gli usi quotidiani, con il Bevo Bianco 2021, blend di Chardonnay (80%) e Viogner. Non effettua malolattica e lo si sente dalle nuance agrumate di cedro e pompelmo rosa, andando in successione verso ananas, erbe officinali e miele di millefiori. Molto gradevole e versatile.

L’etichetta ricalca l’opera di Wolfgang Beltracchi, noto falsario d’arte che, per la sua bravura nel creare capolavori attribuiti poi erroneamente ad autori famosi, è diventato egli stesso artista quotato alle aste. Naturalmente ha dovuto prima scontare la pena inflitta dalla giustizia per i tanti anni di “millantato credito”.

L’Igt Toscana Campaccio Collezione 2019 è quel filo rosso di continuità nato dalla precedente gestione, che si tramanda nelle sapienti mani dei Burkard. Circa la metà di Sangiovese ed il resto equamente suddiviso tra Merlot e Cabernet Sauvignon da vecchie vigne selezionate filare per filare. Un Supertuscan per nulla pomposo, che dimostra agilità e finezza tra visciole mature, sbuffi di macchia mediterranea e chiodi di garofano. Unisce materia a freschezza, restando in equilibrio ideale per domare le parti caloriche. Le basi sono buone, alcune cose vanno migliorate, altre conservate come in tutti i progetti. Vogliamo terminare la nostra visita con un breve video proprio sulla fase delicata dell’invaiatura e sull’utilizzo del caolino, un’argilla bianca che rallenta nella pianta il processo di fotosintesi e la conseguente maturità degli zuccheri. Armi naturali contro le insidie stesse di Madre Natura. Un aspetto, quello del rispetto dell’ambiente e dei protocolli di ecosostenibilità, particolarmente seguito da Arillo in Terrabianca.

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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