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BENTESALI E LE SUE VIGNE DI SANT’ANTIOCO A POCHI PASSI DALLE ONDE DEL MARE

Nostalgia, il sentimento che pervade l’animo del sottoscritto al termine del lungo approfondimento sulla Sardegna. Un’isola meravigliosa, ricca di cultura, tradizioni, storia, paesaggi e naturalmente buon vino. La passione nasce da ragazzo durante la classica vacanza in Gallura, prossimo oggetto di attenzioni nel seguito della rubrica Sardegna on my mind. Come tutte le passioni, anche questa necessitava di un giusto sprone per divenire amore indiscusso, eterno, che mi lega ai suoi fieri abitanti, condividendo con loro quel “mal di Sardegna” che solo chi vive un attimo di pura beltà sa comprendere. A volte sento il vento di maestrale dentro me ed allora non posso dimenticare il direttore Maurizio Valeriani, cui sono grato di avermi fatto scoprire un angolo d’Italia spesso menzionato solo tra le cronache del lusso. Massimo rispetto per chi accresce l’economia virtuosa di un territorio, ma dietro la scorza del mare cristallino e delle spiagge lisce e setose c’è tanto di più e spero di averlo trasmesso al lettore.

Antonello Basciu

Non potevamo che chiudere in grande stile, con un’azienda segnalata fin dai suoi albori da Vinodabere: Bentesali. Geograficamente ci troviamo sull’isola di Sant’Antioco collegata alla Sardegna da un sottile istmo, di fronte alla regione del Sulcis-Iglesiente. I Fenici fondarono prima Sulki e probabilmente furono loro a introdurre il Carignano intorno al IX secolo a.C. I terreni sabbiosi consentono la coltivazione della vite “a piede franco”, perché la fillossera non può attecchire con tali densità granulometriche. I titolari Antonello Basciu, Giulio Basciu, Sergio Garau e Mario Selis hanno preso alla lettera le indicazioni agronomiche, piantando non soltanto Carignano (il principe del Sulcis), ma anche Vermentino senza portainnesto americano. Lo fanno come un tempo, per talea da piante madri di oltre 100 anni. Antioco martire divenne il santo protettore dell’isola, donandole il nome e venendo dipinto nelle icone come un moro per le sue origini mauritane.
Statua di Antioco Martire

La macchia mediterranea tipica non manca mai, neppure in quest’angolo meridionale. Cinque gli ettari vitati, di cui 3 ripartiti tra le due varietà già menzionate. Qualche filare di un’uva locale chiamata moscato vecchio e di moscato grande dal grappolo spargolo, per pura tradizione. E poi il mare, con quel profumo di salsedine, vicinissimo a lambire i vigneti allevati ad alberello basso.

Pianta di mirto

La famiglia gestisce anche un negozio di ferramenta in paese pur allevando la vite da tre generazioni; segno che nel passato bisognava essere più pratici e meno romantici. Oggi l’intero areale vive un momento positivo di rivalutazione, trainato da storiche realtà che non impediscono ai piccoli vigneron di fare bella figura con le loro nicchie produttive. Fu così che Antonello si affrancò pian piano nel 2014 dal conferire le proprie uve ad un noto marchio e iniziò finalmente a vinificare in proprio il frutto della terra, con il sincero compiacimento di chi ha dovuto rinunciare agli splendidi grappoli di Carignano.

Scopriamo quindi le uniche due etichette aziendali in commercio, cominciando dal Bentesali 2018 Carignano del Sulcis in purezza, vinificato in acciaio senza uso del legno. Un vino di straordinaria beva, con acidità agrumate persino inaspettate ed una verve minerale sul finale di bocca molto persistente. Ha conseguita la Standing Ovation nella Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2021 (link).

Riserva Santomoro 2018 – in un’annata tremenda per la Sardegna, con piogge sfocianti in alluvioni proprio durante le delicate fasi di vendemmia, Sant’Antioco non fu da meno con un caldo asfissiante che ha ridotto drasticamente le già risicate rese per ettaro. Ciò nonostante questo vino è un reale capolavoro ed ha conseguito la Standing Ovation nella Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2022 di Vinodabere (link). Frutta di bosco matura, da confettura di ribes nero. Seguono in rapida successione spezie scure in grani, liquirizia e cioccolato in polvere. Il finale è tutto sui richiami del vento di mare: sapido, succoso e penetrante. Un degno commiato ed un arrivederci ad una terra che mi resterà per sempre nel cuore e nella mente, come la dolce ballata Georgia on my mind di Ray Charles presa a spunto per il titolo della rubrica.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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