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AMARCORD IN ROMAGNA

CA’ DI SOPRA: I FRATELLI MONTANARI ED I VINI ESPRESSIVI DELLA SOTTOZONA MARZENO

La Collina di Agello resterà per sempre nei miei ricordi da avventuriero come una piccola tappa della Parigi-Dakar. Da Rio Cozzi, vicino alla omonima rupe con la sua particolare roccia chiamata spungone – agglomerato calcareo ricco di fossili marini cementato da sabbie ed argille plioceniche – il navigatore mi spinge per una strada di campagna in cima alla quale domina un altopiano dalla vista sulle splendide terre coltivate di questo lembo di Romagna. Non essendo munito di fuoristrada con ruote motrici ho temuto il peggio nel momento della ripida discesa lungo i crinali del colle, senza immaginare che stavo entrando in una parte dei poderi di proprietà dell’azienda vitivinicola Ca’ di Sopra dei fratelli Camillo e Giacomo Montanari.

La collina di Agello

Nonno Pellegrino acquista il primo podere nel 1967, quando si parlava in zona soltanto la “lingua” del vino sfuso, suddiviso tra Sangiovese, Albana e Trebbiano. In parte ancora si parla così al mercato, per compensare gli alti costi che l’imbottigliamento comporta; ciò che diverge da allora è lo spirito produttivo più legato a fornire qualità con le adeguate tecnologie. Differente è anche la cura delle vigne, ordinate e non condotte a produzioni eccessive (in vero molto difficile nei territori d’altura), circondate da frutteti ed uliveti che rimandano alla grande biodiversità dell’area. Marzeno è una sottozona rappresentata solo da tre produttori, di cui uno non la rivendica neppure in etichetta, che devono tanto all’impegno profuso negli anni da Maria Cristina Geminiani instancabile promotrice del territorio.

Un mosaico di argille di vari colori e granature, oltre calcari e rocce sedimentarie sabbiose chiamate peliti. I vini scaturenti passano da caratteri austeri verso esaltazioni morbide e fruttate, come l’anello di congiunzione mancante tra le dorsali arenarie appenniniche ed i terreni profondi e fertili della pianura. Il clima entra pesantemente in gioco suggerendo ai coltivatori di spostare in alto le vigne, abbandonando il fondo valle alle piante da frutto a maturazione precoce. È stata la sorte dell’Albana, chiamata in origine Sandrona per via del toponimo e che nel 2000 venne ripiantata ad altitudini superiori nella Vigna del Pino con esposizioni a nord. Lo stesso dicasi per le uve a bacca rossa, con evidenti riscatti nei terreni prima considerati “freddi” ed ora preferiti per tempi di maturazione e compiutezza.

Dal 2006 l’ingresso in azienda di Giacomo e Camillo apporta il beneficio delle prime etichette in bottiglia. Nel 2009 arriva il bianco, lo Uait, scherzo ironico nei confronti della fonetica anglo-romagnola. L’Albana veniva tagliata in blend con lo Chardonnay, usanza tipica di quei tempi. Adesso è una singola vigna di Pinot Bianco piantata nel 2013 nel podere di Ca’ del Rosso.

Uait 2021 – effettua parziale malolattica ed affina per 6 mesi in cemento, contenitore adorato da Giacomo che cura la parte enologica (a Camillo invece il ruolo di direttore commerciale). Note di erbe officinali, spezie bianche ed agrumi succosi. Valorizza degnamente una varietà presente da sempre nel faentino, qui vinificata però in purezza. Finale balsamico e sapido caratteristico di tutti i campioni degustati.

Romagna Albana secco 2021 Sandrona – nessun residuo zuccherino presente, da una vigna di 1 ettaro – clone della Gaiana – su terreni sabbiosi e calcarei nati dalla transizione di argille rosse ed azzurre. Nel 2019 è stato piantato un ulteriore ettaro utilizzando il clone Pizzigatti. Pesca matura, albicocche ed essenze di millefiori in un quadro di sensazioni miste tra affumicature e macchia mediterranea. Dal 2022 verrà eliminata del tutto la macerazione sulle bucce, già ridotta a solo 2 giorni per l’annata in commercio. Molto elegante e profondo, ma con il rispetto che nutro per l’Albana, tipologia che giudico con particolare affetto, il piatto forte di Ca’ di Sopra comincia con l’assaggio dei loro Sangiovese di Romagna proposti in varie declinazioni.

Romagna Sangiovese Superiore di Romagna 2021 Crepe – vinificazioni separate in base a vendemmie da più raccolti e da diverse particelle. Essenza di “sagrestia” come la chiamano gli agricoltori del luogo, definibile in un ricordo di incenso, fiori secchi e progressione succosa di spessore. Trama tannica potente, materica al gusto di ciliegia matura ed arancia sanguinella. Per farla breve: buonissimo.

Romagna Sangiovese Marzeno 2020 Cadisopra – esce con calma, un anno dopo quanto prevederebbe il disciplinare. Assemblaggio di uve provenienti da tre vigne comprese tra Ca’ del Rosso dove domina il frutto e Montale più teso e nervoso. Essenze floreali di rosa canina non ben amalgamate dall’irruenza speziata e calorica del finale. Una salita sui gradini partendo da petali rossi, salendo verso pepe nero ed amarene mature e terminando austero con tannini ben dispiegati. Macerazioni da oltre 70 giorni sulle bucce e riposo tra cemento e vetro.

Sangiovese di Romagna Superiore Riserva 2010 Cadisopra – viene per il 100% dalla sottozona Marzeno  ma non si poteva ancora utilizzare il nome. Capolavoro assoluto, discorre su elicriso, cacao in polvere e spezie scure. Sorso ematico, con ciliegia sotto spirito. Non ha sostato in cemento, all’epoca non presente in cantina, ma solo in legno grande con brevi macerazioni pellicolari.

Romagna Sangiovese Riserva Marzeno 2018 Vigna Ca’ del Rosso – paga l’annata altalenante per l’area. I profani potrebbero rinvenire nelle note terziarie di liquirizia e tabacco un pregio assoluto del vino. Non si discute di certo, con una precisazione necessaria: manca quella piacevolezza di sottobosco, nascosta tra sentori erbacei troppo pregnanti che lo inchiodano in una fase interlocutoria.

Romagna Sangiovese Riserva Marzeno 2019 Vigna Ca’ del Rosso – assaggio en primeur, gestisce al meglio la componente tannica tra agrumi di Sicilia e chiodi di garofano. Brillante futuro di grande prospettiva, esempio della lungimiranza dei fratelli Montanari.

Romagna Sangiovese Riserva Marzeno 2019 Vigna Montale – nasce in prossimità dei calanchi, utilizzando il clone Sg19 che ha spopolato nei primi anni ’90 del secolo scorso in un’altra cantina storica romagnola, quella di Castelluccio. Clone virosato più compatto rispetto agli altri e che matura con estrema lentezza, ideale per il recente cambiamento climatico. Vino potente, ancora circondato dalle sensazioni boisé, per appena 1300 bottiglie che usciranno non prima dell’anno prossimo. La spalla acida lo porta verso le migliori espressioni di sempre del varietale e siamo certi che saprà dire la sua anche ai palati esigenti.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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