Antica Quercia, una tenuta dal passato tanto ricco quanto contrastato. La sua fondazione riale al 1967 per mano di Pilade Riello, della nota famiglia di imprenditori. Nacque così, a Scomigo di Conegliano, nel cuore delle colline di Conegliano e Valdobbiadene, una cantina con intorno 20 ettari di vigneto a corpo unico. L’ambizione è quella di avere un’azienda che si sostenesse autonomamente; quindi, oltre alle vigne anche un allevamento di bovini, un forno con tanto di panettiere, un laghetto con i pesci, un sistema di irrigazione, una centrale termica che servisse anche la villa patronale e il personale impiegato proveniente dal paese.
Negli anni Ottanta, dopo la morte del fondatore, la Tenuta viene ceduta e viene trasformata in un grosso centro di imbottigliamento ingrandendo a dismisura la cantina. Il triste epilogo, dopo altri passaggi di proprietà, con la dichiarazione di fallimento.
Ed è a questo punto che inizia la rinascita: nel 2001 la famiglia Luigi Francavilla la acquisisce all’asta come investimento. Il figlio Claudio, che proviene da tutt’altro settore, se ne prende cura e comincia un nuovo corso: restyling dell’immagine, un diverso modo di fare il vino e il progetto Colfondo che diventerà poi il segno distintivo dell’azienda. “Il vino è cambiato con noi, e noi con il vino”: l’impegno iniziale di qualche giorno al mese si amplia fino a diventare, una decina di anni fa, l’unica occupazione di Claudio.
Nel 2007 inizia la conversione al regime biologico reso possibile grazie alle condizioni dei vigneti che a nord sono delimitati dai fabbricati dell’azienda, a est e a ovest da strade e a sud dal bosco. Questo consente che non vi siano contaminazioni con i vicini in una zona dove la pratica del biologico è ancora scarsamente presente anche a causa della grande frammentazione parcellare.
Nel 2018, il passaggio al regime biodinamico conclude il percorso di sostenibilità. Al momento non vi è ancora la certificazione ufficiale in quanto manca la presenza di animali, presenza che comunque sta per essere introdotta.
La Tenuta si estende su 30 ettari complessivi di cui 20 ettari di vigneto, da cui si ricavano 80 mila bottiglie, che occupano un’intera collina tra versante est e versante ovest: il versante est è destinato alle cuvée spumante mentre quello ovest alle uve per il Colfondo. Le vigne più vecchie risalgono agli anni Novanta, mentre l’età media è di circa 20 anni. I terreni variano dalle argille di pianura ai suoli morenici e calcarei della collina, una delle poche formazioni moreniche del Conegliano Valdobbiadene.
La tenuta è stata suddivisa in 12 appezzamenti e ognuno è vinificato separatamente. I vitigni coltivati sono prevalentemente Glera; poi mezzo ettaro di Chardonnay e un ettaro tra Merlot, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Marzemino.
Completano la Tenuta un ettaro e mezzo di oliveto con 850 piante, mezzo ettaro di melograni, 25 arnie e una parte di bosco anche utilizzata per ottenere compost con cui concimare i campi.
In cantina le vinificazioni privilegiano decantazioni statiche a freddo, fermentazioni con lieviti indigeni (pied de cuve) in acciaio o cemento, affinamenti medio-lunghi in autoclave di minimo 4 mesi per le basi spumante.
Accanto al percorso enoturistico tradizionale, con passeggiate nei vigneti e degustazioni, l’azienda ha avviato un progetto di ospitalità esclusiva: La Ghiandaia. Un vecchio casolare al limite dei vigneti è stato elegantemente ristrutturato per ottenere una FarmHouse immersa tra i vigneti. Le rifiniture sono di pregio e realizzate con materiali locali; una confortevole SPA è a disposizione degli ospiti.
La degustazione
Conegliano Valdobbiadene Superiore DOCG Rive di Scomigo Matiù Brut 2025
Glera 100%. Vendemmia manuale, fermentazione con pied de cuve. Residuo zuccherino 4 grammi/litro e produzione annua di circa 45.000 bottiglie. La principale cuvée aziendale.
Giallo paglierino scarico con perlage fine e numeroso. Fragrante al naso dove spiccano la frutta a pasta bianca e gli agrumi insieme a una piacevole nota balsamica. Bollicina cremosa al palato dalla discreta persistenza che chiude con una nota sapido-minerale e di frutta matura. Vivace la freschezza.
Vino Frizzante Colfondo Su Alto 2022
Glera 100%. Vendemmia manuale, prima fermentazione con pied de cuve, presa di spuma nella primavera successiva con mosto conservato a freddo e affinamento per almeno 40 mesi. Produzione annua circa 15.000 bottiglie. Realizzato per la prima volta nel 2015, è il vino manifesto dell’azienda.
Giallo paglierino inteso con riflessi dorati e, al contempo, verdolini. Piacevoli sentori fruttati e di confetto che al palato si tramutano in miele e note dolci. Perlage sottilissimo, ottima persistenza e freschezza.
L’annata 2017, dopo 88 mesi sui lieviti, si propone nel calice dorata con lievi riflessi verdolini. Il perlage è fine e delicato grazie anche alla pressione di 2,5 atmosfere. I profumi, integri e cangianti, rimandano al vegetale e alle note minerali. Nessun accenno di ossidazione. Il calice resta persistente con la sapidità minerale che prevale sulla freschezza. Nel finale di bocca ritornano i sentori dolci della frutta gialla matura, del miele e della liquirizia vagamente amaricante.
Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.
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