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di...stillati

Whisky Lagavulin – La triade “millesimata” del core range a confronto: invecchiamenti di 8, 12 e 16 anni

L’isola di Islay in Scozia è la patria dei whisky torbati e la distilleria Lagavulin, insieme alle sue consorelle Ardbeg e Laphroaig produce i whisky torbati single malt più conosciuti e diffusi al mondo.

la distilleria Lagavulin, sull’isola di Islay in Scozia

Lagavulin è una di quelle distillerie che ha conservato la buona abitudine di dichiarare, (ultime release comprese), l’età dei distillati della sua gamma. Cosa che facilita i neofiti, ma anche i bevitori più esperti, nell’approcciare il tipo di prodotto. Altre distillerie, specialmente per gli ultimi rilasci, hanno seguito la strada dei “Nas”, no age statement, ovvero senza dichiarazione dell’età. Alcuni maligni hanno diffuso la voce che quest’ultima strategia di marketing dipenderebbe dal fatto che le riserve di vecchie botti di whisky stanno finendo e quindi la scelta di distribuire il distillato di vecchie annate in più bottiglie miscelato con annate più giovani, senza specificarne l’età, sia una scelta “conservativa/economica” delle distillerie e non legata all’idea, sempre lodevole, di sperimentare nuovi stili di whisky. È una disputa ancora in corso, con pro e contro, in cui non conviene addentrarsi oltre, va però precisato che ci sono sul mercato degli ottimi NAS, la cui qualità è “universalmente” riconosciuta (ad es. A’ Bunadh di Aberlour nello Speyside). E comunque l’equazione whisky più vecchio = whisky più pregiato/di qualità superiore non è sempre valida (basta pensare, per restare su Islay, alla gamma giovanissima della distilleria Kilchoman, che produce ottimi whisky).

vecchie annate esposte all’interno della distilleria

Tornando ai whisky Lagavulin, ci sono diverse versioni in commercio, di annate diverse, alcune molto vecchie, altre più giovani ma in serie limitate, ambedue le categorie non hanno una data certa di uscita in commercio (le release più vecchie non è detto che avranno nuove uscite…). Quindi parlando di core range mi riferisco a bottiglie di cui ogni anno possiamo trovarne una versione sul mercato. Tra queste ho scelto, per un confronto gustativo, le tre bottiglie a mio avviso più rappresentative per descrivere lo stile della casa e le sue varianti.

Cominciamo con quella più conosciuta, Il Lagavulin 16 anni. Un benchmark per gli amanti dei whisky di Islay, una bottiglia che ha di fatto definito lo stile della distilleria. È presente da più tempo delle altre sul mercato ed è reperibile anche nel canale di distribuzione GDO. Piccolo inciso: pochi mesi fa (come già accaduto nel 2016 all’uscita della versione invecchiata 8 anni) si era diffusa la voce (vera, falsa?) che per i motivi su accennati questa versione invecchiata 16 anni non sarebbe più stata prodotta e sarebbe stata sostituita dal più recente 8 anni. In rete è successo una specie di terremoto: c’è stata una corsa all’accaparramento e il Lagavulin 16 anni in pochi giorni ha prima avuto una crescita di prezzo verticale e poi è letteralmente scomparso dal mercato (su tutti i principali siti on line di settore risultava “esaurito”). L’allarme  è durato per qualche settimana, dopodiché il prodotto è magicamente ricomparso con un prezzo stabilizzatosi a circa il 20% in più della pre-scomparsa (comunque, pare che, solo per il canale GDO, l’8 anni lo sostituirà).

Ma andiamo adesso a descriverne gli aspetti organolettici

LAGAVULIN 16 YO – 43%, bottled 2020, invecchiato in botti ex-bourbon ed ex-sherry

Olfatto: note iodate, di alga, ricordi balsamici, di torba fine, foglia di tabacco, rovere leggero, intense note dolci (vaniglia, malto, miele di acacia), floreali (gelsomino) e fruttate (agrume, pera matura), pulito ed equilibrato.

Gusto: sorso cremoso, dolce (caramella al miele/malto), note di torba e fumo, spezie dolci (cannella, noce moscata) e pepe bianco.

Finale: elegante e dolce di vaniglia/cioccolato bianco, pera, spezie (pepe bianco) e sale marino. Punto forte l’ottimo amalgama ed equilibrio dei sapori.

 

E passiamo a quello che è ritenuto il fuoriclasse della triade, il LAGAVULIN 12 anni. Questo whisky é uno small batch, cioè viene prodotto ogni anno da un numero limitato e selezionato di botti e quindi ogni anno può assumere caratteristiche diverse dall’anno precedente. È un whisky cask strength (a grado pieno, così come esce dalla botte, senza diluizione in acqua). Per descrivere le sensazioni che induce questo whisky potremmo usare una serie di superlativi: raffinatissimo, pulitissimo e così via.

LAGAVULIN 12 Y.O. – 57,8%, bottled 2018 , invecchiato in botti di rovere americano refill

Olfatto: Sentori intensi, fini e netti, di fiori (gelsomino, lavanda) e frutta bianca fresca (nespola, litchi), note di rovere nuovo e burro fresco, con cenni leggeri di tabacco, menta, ciambellone, pepe; il tutto bilanciato dall’intensità della torba e dalle spiccate note marine, senza bruciore alcolico al naso nonostante l’alta gradazione.

Gusto: Entra in bocca fine, piccante (zenzero) e dolce (vaniglia,) qualche secondo e arriva l’aroma intenso di torba subito ammansito dalle note marine; l’alcol potente si fonde con il fruttato (arancia bionda, bergamotto). Grande coerenza naso-bocca.

Finale: emerge una trama finissima, note di miele, pesca bianca, cenni mentolati, cenere, sensazioni saline, con una persistenza lunghissima. Whisky che unisce finezza ed eleganza alla potenza, da vero fuoriclasse!

Realizzato inizialmente come edizione limitata per celebrare il 200esimo anniversario della fondazione della distilleria (nel 2016) il LAGAVULIN 8 YO, visto il grande successo ottenuto, è entrato a far parte del core range. Da ricordare che in tempi passati l’invecchiamento di 8 anni era stato particolarmente apprezzato, durante un suo tour delle distillerie scozzesi, dal guru del whisky di epoca vittoriana Alfred Barnard. Ha uno stile più deciso rispetto al 16 anni e ricorda il 12 anni ma con aromi e sentori meno “straripanti”.

LAGAVULIN 8 YO – 48%, invecchiato in botti ex-bourbon

Olfatto: l’attacco olfattivo è soffice/felpato, con note agrumate (limone), salmastre e di salsedine, si evolve con una torba medio/intensa, fumo, nuances carnacee, poi sentori di vaniglia, di cioccolato, malto, foglia di tè, pepe nero e sbuffi medicinali.

Gusto: corpo robusto, ritorni di pepe, note dolci di caramella al miele, vaniglia, crema di limone, poi torba, sale, pungenza; sapori molto puliti.

Finale: accattivante, caldo, morbido, salino, ancora vaniglia, note medicinali e di camino spento con tracce di liquirizia.

 

 

 

 

 

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ognuno può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e collaboro con la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it, bordolese.it ed Epulae.

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