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LOMBARDIA – Il futuro del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese è ancora tutto da scrivere

L’Oltrepò Pavese può essere considerato il più esteso vigneto di Pinot Nero in Italia, che però non è ancora riuscito a trovare la sua piena identità nella mente del consumatore italiano e internazionale.

Lo potremmo definire una specie di “isola che non c’è” e  per questo a partire dal 2021, proprio in piena crisi pandemica, un gruppo di produttori ha deciso di unire le proprie forze per raccontare il duro lavoro, il territorio dove risiedono ma soprattutto far conoscere i vini che producono: Pinot Nero Metodo Classico (è nato qui il primo mai prodotto in Italia, nel 1865) e Pinot Nero in versione rosso fermo.

Si è deciso di lavorare non solo sulla qualità dei vini, ma anche sulla comunicazione, per stimolare quell’interesse che oggi sembra mancare verso un territorio cosi vario, ma in grado di proporre sfaccettature diverse di questo vitigno.

Se poi consideriamo che il  75% del vigneto di Pinot Nero italiano si coltiva in Oltrepò Pavese, ci rendiamo conto che, farlo conoscere diviene doveroso.

In questo triangolo, incastonato tra Piemonte, Emilia e Liguria, dei 13.000 ettari vitati, 3.000 sono coltivati a Pinot Nero, confermandosi così l’area di maggiore produzione in Europa dopo Borgogna e Champagne. Un vitigno che in questa zona riesce ad esprimere le sue due anime, quella pregiata della vinificazione in rosso e quella della raffinata bollicina Metodo Classico, nella versione brut e rosé.

Alla base di questa varietà e ricchezza di espressioni c’è una felice combinazione di fattori: le caratteristiche uniche del suolo, il clima particolare  ma anche l’intraprendenza delle aziende,  che guardando al futuro investono in sperimentazione, sostenibilità e ricerca.

Oggi si è deciso di introdurre nuove linee a base di Pinot Nero, che risultino meno impegnative e più giovani, con l’obiettivo di intercettare una fetta più ampia di consumatori, in particolare quelli che non vogliono considerare il  Pinot Nero soltanto un “grande vino“, ma anche qualcosa di più semplice e facile da bere, pur mantenendo quegli standard di qualità che da sempre lo contraddistinguono, esaltando tutte le caratteristiche del territorio e conferendo ai vini un’impronta di più facile approccio e meno pretenziosa.

Tutto risulta possibile sia per gli ingenti sforzi che ogni azienda sostiene, sia in virtù di un  cambiamento climatico che, nel caso dell’Oltrepò, potrebbe diventare una vera e propria opportunità visto che si hanno ancora spazi non vitati, in particolare sulle colline, che possono dare dimora a quelle vigne poste nelle valli  che soffriranno l’innalzamento delle temperature.

Inoltre le straordinarie pendenze, che in alcuni casi raggiungono anche i 45 gradi, a cui si aggiunge un clima fresco d’estate e mite d’inverno, creano le condizioni ottimali per coltivare questo vitigno così delicato e per certi versi difficile, tanto da far affermare ad alcuni produttori, che il futuro del Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese è ancora tutto da scrivere.

Cosi in virtù di un nuovo progetto comunicativo si è deciso di dar vita ad un tour promozionale attraverso una serie di manifestazioni iniziate a settembre 2021 presso la Tenuta Pegazzeradi Casteggio a Pavia seguita a dicembre  a Milano, presso il Ristorante DaDa in Taverna e terminato a Roma presso il Beef Bazaar, con il crescente desiderio di fare squadra per promuovere e raccontare il territorio con una voce unica.

Sono state 29 le cantine che hanno partecipato all’evento romano: Alessio Brandolini, Azienda Agricola Torti l’Eleganza del Vino, Azienda Agricola Pietro Torti, Azienda Agricola Bio Quaquarini Francesco, Azienda Agricola Càdel Gè, Ballabio, Bertè & Cordini, Bosco Longhino, Bruno Verdi, Ca’ Di Frara, Calatroni Vini, Cantine Cavallotti, Castello di Cigognola, Conte Vistarino, Cordero San Giorgio, Finigeto,  Frecciarossa, Giorgi, Giulio Fiamberti, La Piotta, La Travaglina Azienda Agricola, Lefiole, Manuelina, Monsupello, Montelio, Oltrenero, Rossetti & Scrivani, Tenuta Mazzolino e Tenuta Travaglino.

I nostri assaggi hanno evidenziato una buona qualità sia nel Pinot Nero Metodo Classico, sia nel Pinot Nero fermo, con punte di eccellenza quasi inaspettate a riprova che il duro lavoro pian piano darà i suoi frutti e a questo territorio sarà riconosciuto il blasone che merita.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016). Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele. Aver collaborato nella pasticceria di famiglia per un lunghissimo periodo gli garantisce una notevole professionalità in questo ambito.

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