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Visita alla Distilleria Bruichladdich di Islay, dove si produce lo scotch whisky più torbato al mondo

Bruichladdich è una distilleria dell’isola di Islay meno conosciuta e famosa rispetto ad altre sue conterranee (Laphroaig, Lagavulin, Ardbeg, Bowmore), ma conosciutissima dagli amanti dello scotch whisky torbato e che realizza dei gioielli che gli appassionati non possono assolutamente lasciarsi sfuggire. Ha una capacità produttiva di tutto rispetto -1.500.000 litri/anno di alcol puro – ed a leggere le recensioni su Bruichladdich ci si potrebbe spaventare, specialmente se vi si arriva dopo aver visitato la distilleria di Ardbeg, universalmente conosciuta come l’emblema del whisky strong peated: fama meritatissima, il livello minimo (e anche medio) di torbatura dei suoi whisky è il più alto di Islay, 55 ppm di fenoli (i componenti della torba da cui dipende l’affumicatura ), e il suo Supernova arriva a 100 ppm di fenoli ed è veramente “estremo”. Ma poi ci sono le “special edition” come la linea di whisky prodotta a Bruichladdich denominata “Octomore”, che ha una intensità di fumo di torba che si attesta in media sui 160 ppm con alcune versioni (Octomore 08.3) che arrivano a 309 ppm di fenoli, il valore più alto conosciuto ad oggi per un whisky, di qui il possibile spavento …Ma a Bruichladdich viene prodotto anche whisky non torbato (una rarità per Islay) e naturalmente c’è tutta una gamma di prodotti con un livello intermedio di affumicatura ma di altissima qualità e piacevolezza che si differenziano dall’Octomore, il quale, come vedremo, nonostante la potenza fenolica mantiene un’ottima bevibilità.

La distilleria è stata fondata nel 1881 dai fratelli Harvey i quali, sfruttando le loro conoscenze tecniche (chi ingegnere, chi architetto) costruirono una distilleria ai tempi molto innovativa, progettata per sfruttare la forza di gravità e fare in modo che la catena di produzione del distillato funzionasse in modo uniforme dall’alto (dove veniva caricato il cereale) verso il basso (alle vasche di fermentazione, fino alla sala di distillazione). La distilleria ha poi subito varie peripezie, con cambi di proprietà e periodi di chiusura, fino alla completa rinascita, avviatasi negli anni 2000 per iniziativa di Murray McDavid e del master distiller Jim McEwan, a cui si deve la creazione di linee innovative di whisky improntate alla valorizzazione del terroir e in particolare dei diversi tipi di malto (tra cui quello originario dell’isola, sempre più raro) utilizzati per differenti tipi di whisky.

Jim McEwan è un guru del whisky prodotto ad Islay, ha lavorato 38 anni per la distilleria Bowmore per sposare poi il progetto di rilancio e rinnovamento di Bruichladdich, progettando alambicchi particolari, utilizzando botti di dimensioni e provenienze diverse dagli standard, ma soprattutto realizzando dei whisky particolarissimi, dove convivono in modo magistrale il “diavolo” – la torba, intensissima – e “l’acquasanta” – i profumi del malto di Islay e gli aromi dolci e raffinati derivati dalle botti che hanno ospitato vini della Borgogna.

Le cose interessanti osservate durante il classico tour della distilleria.

– la differenza tra l’orzo coltivato ad Islay (più profumato) e quello importato da altre parti della Scozia

l’enorme mash tun, di tipo aperto (senza copertura superiore), dove si realizza l’impasto tra malto e acqua che trasformerà in zuccheri gli amidi e le proteine del cereale

il distillatore “Ugly Betty”, dedicato alla produzione di Gin, dalla forma inusuale, contenente un filtro dove vengono messe delle erbe (selezionate da Jim McEwan) per trasmettere gli aromi nel distillato e realizzare “The Botanist Gin”.
i Sample Safe, con la loro struttura di vetro e ottone, da cui sgorga il distillato proveniente dal wash still (prima distillazione) e dallo spirit still (seconda distillazione).

il magazzino delle botti, dove sono visibili barili di diverse dimensioni che in passato hanno generato alcuni tra i vini francesi più famosi al mondo – Chateau Mouton Rothschild, Chateau d’Yquem, Chateau La Tour – e che ora contribuiscono in diversa misura al blend dei whisky di Bruichladdich.

I whisky degustati

Octomore edition 09.3 “Dialogos”, cask strenght 62,9%. Torbatura 133 ppm. Prodotto esclusivamente con malto dell’isola. Invecchiato 5 anni in botti quercia americana, ex bourbon ed ex vino francese. Produzione limitata in 18.000 btg.
Normalmente uno scotch whisky invecchiato 5 anni è l’entry level nel raffinato mondo degli aromi e dei profumi che questo distillato può dare. L’Octomore è l’eccezione – una grandissima eccezione – che conferma la regola. Colore ambrato. La potenza è il marcatore principale di questo whisky, che viene però efficacemente bilanciata da una trama tannica di grande finezza. Al primo impatto al naso prevale l’alcol, poi assorbito e riequilibrato da sentori fruttati e dolci di malto, melassa, pera, pesca e note di agrume; la torbatura è ben integrata nei profumi e non sembra eccessiva. L’ingresso nel palato rivela invece la grande intensità dell’affumicato che sommata all’alcolicità rende il sorso estremamente potente. Oltre alla potenza emergono però aromi fruttati, malto, spezie, una scia salina ed una grande pulizia di beva che rendono il gusto del whisky elegante e raffinato.

Port Charlotte Heavily Peated Islay Barley 2011, 50%. Torbatura 40ppm
Invecchiato 7 anni per il 75% in botti quercia americana ex bourbon first-fill e per il 25% in botti ex vino francese. Realizzato con il malto proveniente da tre fattorie di Islay. La combinazione dolce-affumicato è il tema distintivo di questo whisky  e si realizza con un bilanciamento ed una piacevolezza superlativi.
All’olfatto miele, frutta secca (uvetta soprattutto) e malto sono i tre aromi principali, molto ben amalgamati tra loro; profumi vibranti, molto piacevoli e accattivanti. Il gusto pulito riflette gli aromi olfattivi. La struttura molto fine e piccante del distillato lascia nel palato un retrogusto di malto, miele e pepe bianco, seguiti dal frutto (limone, pesca) con leggera vaniglia e rovere. Il sorso ha una freschezza e delicatezza incredibili, con la torba ottimamente integrata nel frutto e un retro-olfatto di sentori marini.

Port Charlotte Heavily Peated MRC:01 2010, 59,2%. Torbatura 40ppm
Invecchiato 7 anni per il 50% in botti ex american whiskey first-fill e per il 50% in botti ex vino francese (bordeaux) second-fill. Realizzato con il malto scozzese proveniente da Inverness.
Colore ramato. Profumi carichi, dolci e molto fruttati caratterizzano questo whisky. Al naso si sente l’influenza del legno – frutta rossa, uva passa, miele, caramello, vaniglia – l’alcol è molto presente, anche in bocca al primo impatto arriva un picco alcolico che sovrasta gli altri aromi di frutta sotto spirito, pesca sciroppata, zucchero e affumicato. Il sorso è molto pulito e leggermente cremoso.

Abbiamo parlato in termini tecnici dell’approccio innovativo di questa distilleria, va sottolineato che quest’indole innovativa si applica anche nell’accoglienza e in particolare nella possibilità che viene offerta ai visitatori per degustare i propri whisky: mentre le altre distillerie – a meno che non si scelga un pacchetto “premium” di un certo valore economico – offrono, alla fine del distillery tour, uno o al massimo 3 assaggi a loro scelta di whisky, generalmente di fascia di prezzo media, a Bruichladdich vi fanno assaggiare 3 whisky gratis (ovvero senza bisogno di iscriversi al tour della distilleria), a vostra scelta, in tutta la gamma esposta, con il vincolo – state attenti – che il prezzo delle bottiglie scelte non sia superiore a 200 sterline! Potete assaggiare ad esempio la gamma Octomore che viaggia appunto su quel livello di prezzi, ed è una opportunità importante per il cliente che non deve fare un investimento economico di un certo rilievo a “scatola chiusa”.

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette e che ogni “bevitore” può interpretare in base alle proprie percezioni sensoriali. Ho frequentato diversi corsi di degustazione sul vino in ambito AIS, Slow Food, Gambero Rosso, Enotime; ho preso il diploma di sommelier AIS nel 2001. La passione per il vino mi ha indotto a svilupparne altre, in particolare per l’Olio: ho acquisito il diploma di sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO nel 2007 e quello di assaggiatore dell’olio vergine di oliva dell’UMAO nel 2014. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso e con la “Guida Flos Olei“ 2019 di Marco Oreggia. Sulla testata Vinodabere mi occupo di Vino, Olio e Distillati; inoltre collaboro con le testate www.lucianopignataro.it ed Epulae.

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