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VALPOLICELLA, AMARONE E RECIOTO: I VINI SECONDO MARCO (SPERI)

Quando le cose piacciono perchè non riproporle sotto forma di Grandi Classici, specie in vista delle amene festività natalizie, dove il rumore di tappi fa da cornice ai nostri brindisi? In questo caso, però, il rumore lo fa il vino stesso ed è quello di una bomba (di eleganza).


Marco Speri nel 2008 si stacca dallo storico progetto di famiglia, tra gli scetticismi del padre Benedetto, recentemente scomparso, sua guida spirituale. “I me somea ma no’ so da ci i abia ciapà” è la frase che ricorre sotto i fotogrammi di un babbo ormai sconfortato. “Mi somiglia ma non so da chi abbia preso”. Tenete ben a mente queste sagge parole, le ritroveremo nell’assaggio dei suoi vini.
Nel 2008 parte dunque l’avventura dello Speri con un vigneto di circa 25 anni ed un sistema di allevamento ad “y” ideato da Marco in persona, al fine di ottenere la massima esposizione solare dei grappoli, evitando loro ustioni inopportune.

 

Solo Corvina, Corvinone, Rondinella ed una piccola parte di Molinara (usata esclusivamente per il Valpolicella Ripasso). Niente spocchie, tanto olio di gomito, scelta di personale giovane da poter istruire e plasmare a propria immagine e somiglianza. L’enologo non è di quelli visti tra i “soliti noti”. Si tratta di Davide Facincani, molto promettente per la sua filosofia minimalista, che prevede interventi in cantina ridotti davvero al minimo sindacale. Less is more è realmente il futuro. Ma la vera grande novità, applicata fin dagli inizi, riguarda la ricerca del più basso residuo zuccherino che esalta nell’Amarone doti di freschezza inconsuete. Ecco riecheggiare le parole di Benedetto sulla somiglianza o meno del figlio. Marco si distingue anche in questo dalla massa. All’epoca un pioniere, ora invece punta di diamante per gli altri produttori spinti da un mercato stanco di sensazioni marmellatose e gliceriche.
Sette etichette, meno di centomila bottiglie annue prodotte, tutte da uve provenienti dai propri vigneti. La new entry presentata in degustazione è uno spumante Rosè – “Donna Franca” – a base di Corvinone e Molinara. Tutte le etichette vengono curate personalmente con grande attenzione, seguendo precisi significati metaforici: una ballerina danzante per il Valpolicella Classico; l’asino (che deve ripetere le cose) per il Ripasso; l’uomo forzuto per l’Amarone dotato di struttura e potenza ed infine la lepre per il Recioto, in onore alle “recie” dei grappoli scelti.
Cominciamo il lungo viaggio.
1) Donna Franca – Spumante Rosè – la gioia del brindare senza stucchevolezza, con sensazioni agrumate in prima linea, di ciliege croccanti e fior di giaggiolo. Marco lo vorrebbe ancora più secco, verso lo zero dosage, beyond the Infinite.


2) Valpolicella Classico 2016 – il lampone di bosco si fa liquido, corredato da spezie scure e petali di rosa baccara. Cucù..sorpresa! Diamo il benvenuto ad un tannino così sottile e ben integrato da far paura a molti blasonati a base di Sangiovese o Nebbiolo.
3) Valpolicella Classico 2013 – frutta matura di ribes e amarena con effluvi mentolati. In bocca è sanguigno, tra scorze di chinotto e pompelmo rosa sul finale. Il tempo sembra non scalfirlo minimamente.


4) Valpolicella Ripasso 2015 – timido come un bimbo al primo giorno di scuola. Appena si schiude ti fa viaggiare verso “a Muntagna” etnea per il suo sorso mineralissimo. Qui la sugar tax è già stata applicata da tempo.
5) Valpolicella Ripasso 2014 – peccato non aver preso i benefici climatici del succitato versante siciliano. L’annata è stata piuttosto avara e si esprime attraverso note dark, anzi quasi noir, imperniate su cioccolato e sigaro. Magro.
6) Amarone 2012 – circa 120 giorni di appassimento, lunghe macerazioni (quasi 3 mesi) e lieviti rigorosamente autoctoni. Marasca inebriante, chiodi di garofano, erbe di montagna e viola mammola. La perfezione giunge nella valutazione polifenolica, dove la lunga sosta ha consentito estrazione, concentrazione e smussamento di asperità tanniche. Al mio gusto è un vero cavallo di razza, un po’ bistrattato nei giudizi della critica che prediligono troppo spesso la 2011.
7) Amarone 2011 – sicuramente di altissimo livello qualitativo, da premiare per l’estrema eleganza, pecca soltanto per la mancanza di quel quid che potremmo chiamare “anima”. È il secchione, il fuoriclasse, quello che Silvio Orlando nel divertente film “La Scuola” critica perchè dimostrebbe, a suo dire, l’inutilità degli insegnanti. Il vino è ampio nei sentori di mora, mirtilli e amarene, pepe nero e torrefazione. Al palato è vivo, presente e possente sopratutto nella trama tannica.
Ma che dire, a volte a parlare (e scrivere) per il sottoscritto è anche il cuore.

E dunque, lunga vita all’Amarone 2012 e lunga vita al Recioto 2015 con il quale concludiamo la visita all’azienda Secondo Marco, con i suoi appena 100 g/l di residuo zuccherino, acidità vibrante e consueta, ineluttabile, eleganza.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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