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Una nuova protagonista a Montalcino: Jessica Pellegrini, Fattoria del Pino

Ok, Montalcino, e in particolare il suo Brunello, sono l’autentica ossessione contemporanea del vino italiano. A volte perfino eccessiva.

Eppure il motivo è molto semplice: grazie al terroir, cioè all’esclusiva e magica combinazione di terreno, clima, vitigno e preparazione agricola ed enologica degli uomini e delle donne che operano qui, nascono grandi nettari che ormai viaggiano sul mercato (in termini di bottiglie ma anche di prezzo delle vigne) a cifre impensabili fino a 7-8 anni fa.

Basta valutare, ad esempio, un’azienda di fondazione recentissima, come la Fattoria del Pino di Jessica Pellegrini, per rendersene conto.

Al quinto Brunello prodotto (ha esordito con la felice vendemmia 2010), questa cantina è già in grado di forgiare bottiglie di primo livello anche in annate non proprio favorevoli e anche coi prodotti teoricamente più semplici. VinValè Igt, Rosso di Montalcino e Brunello sono espressioni eccellenti del Sangiovese toscano, lasciano un’impressione di grandezza tale da far pensare a una cantina di lunga esperienza, mentre invece…

Ho già scritto in passato dei vini di Jessica, donna di grande carattere e grinta tutta toscana, e mi fa piacere che nell’ultima visita, lo scorso agosto, le positive valutazioni registrate in precedenza abbiano trovato puntuali conferme. Ma prima, un po’ di storia.

L’azienda nasce nel 2000 con il papà di Jessica e il fratello Valentino, e conferisce le uve.

Nel 2006 scompare prematuramente Valentino e Jessica, che fino ad allora si era occupata prevalentemente di sartoria e dei suoi adorati cavalli, decide di prendere in mano in prima persona la gestione. In pochissimi anni tutti scoprono il valore dei suoi vini.

La cantina si trova in un casolare del Seicento appena ristrutturato, circondata da sei ettari di vigna tutta a Sangiovese grosso.

Siamo tra i Canalicchi e Montosoli, nella zona nord della denominazione, proprio sotto la collina dove sorge Montalcino.

La composizione dei terreni è mista, con galestro, argilla e calcare; l’esposizione a nord ovest garantisce la giusta ventilazione e un clima equilibrato, con buone escursioni termiche. La presenza di vene d’acqua sotterranee danno linfa vitale alle piante, soprattutto nelle ultime estati torride.

Lo stile di vinificazione è tradizionale: lieviti indigeni, macerazioni medio-lunghe, fermentazioni di 20-25 giorni in acciaio, senza controllo della temperatura, affinamento del Brunello e del Rosso in botti grandi (48 e 25 ettolitri) di Garbellotto. Tre etichette, ventimila bottiglie l’anno, con un minimo comun denominatore: un’estrazione tannica di classe ed eleganza, che si conferma vendemmia dopo vendemmia.

Anche stavolta Jessica, nonostante il poco tempo a disposizione (colpa mia, visita effettuata senza quasi preavviso…) mi fa fare un giro completo, molto suggestivo, tra le botti di rovere e il loro contenuto. I 2018 sono ancora in acciaio, in attesa del passaggio in legno. Infine, un paio di bottiglie.


Da botte

Rosso di Montalcino 2017. Vino semplice, immediato, già in beva. Dà l’impressione di poter acquisire ulteriori sfumature con l’affinamento in legno e in vetro. Comunque un esito fresco ed equilibrato da un’annata calda e siccitosa.

Brunello di Montalcino 2017. L’assaggio dalla vasca d’acciaio lo scorso anno mi aveva intrigato: c’erano tutti i presupposti per un grande Brunello, senza nulla da invidiare ai migliori esiti aziendali di vendemmie ben più favorevoli. Oggi mi sembra entrato in una fase più interlocutoria, come è normale per un vino che deve affrontare ancora un paio di anni di rovere.

Rosso di Montalcino 2016. In parte già imbottigliato. Grande naso minerale e balsamico, con alloro, pepe e amarena. Palato succoso, fragrante, tannino già pronto, pimpante e scorrevole. Punta le sue carte sull’eleganza più che sulla struttura. Un vino spensierato.

Brunello di Montalcino 2016. Olfatto elegantissimo, con viole, agrumi e frutti del bosco, erbe officinali e sfumature speziate; bocca intensa e saporita, estrattiva ma rinfrescata da una prepotente corrente di acidità e di sale. Grande persistenza su toni agrumati e di frutti di bosco. Sembra proprio un’annata di quelle da ricordare.

Brunello di Montalcino 2015. Profumi complessi di tabacco e fiori di campo, sensazioni di frutta molto matura, lato minerale e balsamico a completare il quadro. Il sorso sembra più cordiale e concessivo del 2016, dolce e ricco, con tannini gustosi, di buona stoffa. Chiusura sulle ciliegie in confettura. Si conferma un’annata calda ma ben interpretata.

Da bottiglia

VinValè Igt 2016. Due le bottiglie provate. In cantina, aperta da 15 giorni (!): ancora pimpante all’olfatto, floreale, di beva un po’ calda ed evoluta come è ovvio, ma conservando slancio e tonicità. A casa, ne ho stappata un’altra, dai profumi molto più espansivi, spiccatamente floreali, di terra e bacche nere; bocca gioiosa e trascinante, espressione semplice ma autentica del Sangiovese giovane, con rimandi fruttati e floreali molto tipici. È il vino dedicato al fratello Valentino, ottenuto dalle vigne più giovani e affinato per tre mesi in botte grande.

Brunello di Montalcino 2014. Da bottiglia aperta da cinque giorni. Al naso si avvertono sottobosco, arancia rossa, sbuffi floreali e di salsedine; palato snello e aggraziato, sottile, ma al tempo stesso di bella vitalità e dinamica gustativa, con una lieve scia alcolica in chiusura a disordinare un po’ il quadro.

 

Nato nel Luglio del 1969, formazione classica, astemio fino a 14 anni. Giornalista professionista dal 2001. Cronista e poi addetto stampa nei meandri dei palazzi del potere romano, non ha ancora trovato la scritta EXIT. Nel frattempo s’innamora di vini e cibi, ma solo quelli buoni. Scrive qua e là su internet, ha degustato per le guide Vini Buoni d’Italia edita dal Touring Club, Slow Wine edita da Slow Food, I Vini d’Italia dell’Espresso, fa parte dal 2018 della giuria del concorso Grenaches du Monde. Sogna spesso di vivere in Langa (o in Toscana) per essere più vicino agli “oggetti” dei suoi desideri. Ma soprattutto, prima o poi, tornerà in Francia e ci resterà parecchi mesi…

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