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Toscana – Castello la Leccia: non solo vino ma anche momento di relax per coloro che vi si recano

Nel cuore del Chianti Classico, in prossimità di Castellina in Chianti sin dal 1077 si ergono delle mura a quei tempi impenetrabili, che il nobile Rodolfo di Guiso aveva utilizzato per la sua posizione strategica, mura che nel 1400 passarono nelle mani della potente famiglia Ricasoli. Molte guerre hanno visto queste mura, dando dimora a contadini e guerrieri nel corso degli anni.

Un susseguirsi di proprietari fino a quando nel 1988 la famiglia svizzera Sonderegger decise di acquistare la proprietà e di dar lustro non solo allo storico edificio, attraverso l’attività ricettiva, ma anche all’azienda vinicola  lavorando con passione la terra che lo circonda, affidando la gestione a persone fidate, e utilizzando lavorazioni biologiche nei 17 ettari di vigne che circondano le alte mura.

Terreni argillosi e ricchi di calcare e galestro con altitudini che variano dai 300 ai 500 metri s.l.m. Qui oltre al Sangiovese, vitigno di eccellenza, trovano dimora la Malvasia nera e il Syrah (per circa mezzo ettaro ciascuno) e l’incrocio Manzoni, un vitigno su cui si sta scommettendo.

La storia di questo maniero si è trasferita per poche ore a Roma, precisamente al ristorante Al Ceppo, dove Guido Orzalesi, general manager della tenuta ci ha illustrato i vini e raccontato lo spirito di questa azienda che oltre a produrre vini di buon livello è  un luogo dove inviare i  dipendenti della casa madre per farli “staccare” dal lavoro quotidiano.

Vi parliamo dei vini che abbiamo avuto modo di assaggiare.

Vivaio del Cavaliere 2020 Toscana rosso (70% Sangiovese restante 30% Malvasia Nera, Syrah e Ciliegiolo )

Da vigneti di 9 – 15 anni di età provengono uve che affinano in acciaio per dar vita al vino che risulta essere il biglietto da visita dell’azienda. Profumi di mora, mirtillo, spezie e accenni verdi nel finale, ci anticipano un vino che ha nella facilità del sorso il suo punto di forza, pur sorretto da un bel tannino e da freschezza e succosità.

Chianti Classico 2019 DOC (100% Sangiovese)

Vino che affina 12 mesi in botti di rovere,  poi 3 mesi in bottiglia, si presenta intrigante non appena si avvicina il naso al bicchiere, ricchezza e freschezza sono i suoi punti di forza con un finale su note di pepe nero molto intrigante.

Chianti Classico Riserva 2018 DOC (98% Sangiovese, 2% Malvasia Nera)

Da vigne di 15-25 anni , un vino che affina in botti di rovere per 18 mesi e 6 in bottiglia, prima di essere messo in commercio. Un vino che francamente ci spiazza dopo aver assaggiato i primi due e dove l’acidità è molto spinta e il tannino non ha ancora trovato un equilibrio, aspettiamo a dare un giudizio definitivo.

Bruciagna Chianti Classico Gran Selezione 2018 DOC (100% Sangiovese)

Appena 4.000 bottiglie dal vigneto più vocato dell’azienda che dà poi il nome al vino, un affinamento di 24 mesi in botti di rovere e barrique per poi finire in bottiglia per ulteriori 9 mesi prima di essere messo in commercio. Un bellissimo assaggio finale ci fa chiudere la degustazione del Castello della Leccia, Tanta ricchezza ben sostenuta da un tannino vivo ma mai irruento con profumi di sottobosco e spezie che fanno da contorno. Termina con un finale su note di frutta e spezie che ti fa venire voglia di riempire nuovamente il bicchiere.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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