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PRESS TOUR: UN VIAGGIO TRA I NEBBIOLI (E NON SOLO) DELL’ALTO PIEMONTE

Anno nuovo vita nuova. Ammetto che il lento scorrere delle stagioni e questo banalissimo motto non mi hanno mai elettrizzato. L’idea di azzerare ciò che si è fatto nell’anno passato per poi caricarsi di buoni propositi sull’avvenire non mi rende entusiasta per ballare i trenini festosi della mezzanotte (quando si poteva). Rimugino invece nei ricordi non tanto con senso di nostalgia, quanto di gratitudine. Nelle esperienze e nel confronto continuo troviamo la chiave vincente per crescere come individui. Dunque, per iniziare col piede giusto ho fatto un passo indietro dedicando anima e corpo ad un progetto in lavorazione da tempo: il racconto completo del press tour sui Nebbioli dell’Alto Piemonte al quale ho avuto modo di partecipare agli inizi di giugno.

L’articolo è un omaggio non soltanto ai luoghi intrisi di storia e magia ed ai vini da essi nascenti in maniera a dir poco eroica. Un vero e sincero ringraziamento che va ai tanti volti dell’enologia locale, produttori che mettono in campo passione, coraggio e forza di volontà anche in annate climaticamente (ed economicamente) difficili come la 2021. Nel lembo estremo nord del Piemonte, le Valli Ossolane, il Prunent (clone locale del Nebbiolo) domina almeno dal 1309, anno della sua prima citazione scritta. La più giovane delle Denominazioni regionali si è trovata a dover fronteggiare un depauperamento demografico senza precedenti, con conseguente abbandono dei poderi agricoli, troppo frammentati per riuscire a dare reddito. Per arrivare alla media attuale di 2 ettari in proprietà bisogna accordarsi per diversi atti di vendita (anche 30!) dal notaio, tralasciando dissapori ed atavici contrasti familiari. Basta questo a rendere l’idea? Nulla affatto! L’agronomo Michele Colombo ci racconta delle difficoltà a lavorare terreni così acidi, caratteristica comune ad altre zone limitrofe.

Michele Colombo – agronomo

Le topie, come vengono chiamati i terrazzamenti a pergola, richiedono quotidiana manutenzione, necessaria anche nel preservare il paesaggio dal dilavamento. Le piogge sono copiose al punto da erodere il materiale roccioso sottostante. Le radici delle viti restano in superficie e soffrono gli stress idrici delle estati torride e siccitose. Fondamentale resta, dunque, la presenza di sostanza organica data dalle erbe spontanee presenti. Ed ora possiamo finalmente parlare del frutto di tanto lavoro: il vino.

Marco Garrone – Cantine Garrone

Partiamo da una realtà storica del Comprensorio. Le uve provenienti da 40 coltivatori consentono alle Cantine Garrone di ottenere micro vinificazioni adatte ad alti livelli di qualità. E pensare che per lustri avevano optato per vendere uva da tavola. Il loro Prünent 2018 Nebbiolo Superiore Doc Valli Ossolane si è rivelato il miglior assaggio tra i vari campioni proposti. Vigne di oltre mezzo secolo e qualcuna ancora a piede franco. Floreale, meno ricco di materia complice una annata più fresca, con chiodi di garofano e pompelmo rosa in chiusura. Il tannino viene ben levigato da un saggio uso di contenitori grandi di legno con un finale di bocca sapido. Segue in scia il Prünent Stella 2018 dell’azienda agricola Edoardo Patrone, un biologico che non utilizza nessun tipo di erbicidi o sostanze dannose per l’ambiente circostante, pratica difficile per altitudini superiori ai 400 metri. Lunghe macerazioni e barrique di rovere per colori intensi e scuri, con note olfattive di mora selvatica e liquirizia. Modernista rispetto al precedente. Esperimenti interessanti riguardano il Nebbiolo in versione rosa come quello proposto dalla Casa Viticola Eca a patto che lo si mantenga fermo e non si ricerchi spasmodicamente la facile moda della bollicina.

Il territorio di Boca è ancor più piccolo, se possibile. Appena 20 ettari (in origine erano 1400) suddivisi in 5 Comuni fra 10 tenaci viticoltori. Eppure da questo luogo partivano le spedizioni medievali per le armate spagnole. Il supervulcano della Valsesia ha creato un substrato antichissimo di porfidi e tufo in un anfiteatro protetto dalle cime del Monte Rosa e del Monte Fenera. Non soltanto Nebbiolo, muscolare e possente, ma anche Vespolina, Uva Rara e persino Dolcetto (chiamato Neretto) a domarne il carattere aspro e pungente.

Marco Bui – Tenute Guardasole

Marco Bui di Tenute Guardasole possiede un ettaro e mezzo su terreni poco pianeggianti chiamati “ciglioni”. La sua lotta quotidiana contro gli elementi impervi della natura si nota nell’uso previdente di reti antigrandine, un salvavita nella pazza estate del 2021. Ci mancava persino il coleottero verde metallizzato detto Popillia Japonica proveniente dal Giappone che rovina le colture peggio delle cavallette nostrane.

Il Virgilio 2018 da vecchie viti a prevalenza Vespolina è volutamente classificato come “vino rosso” per evitare confusione con altre Doc e dare una precisa identità commerciale. Un entry level da appena 1500 bottiglie succoso e gradevole: petali di rosa rossa e spezie calde non eccessivamente persistenti ma ben amalgamate. Il Pio Decimo 2018 da Nebbiolo in purezza soffre troppo l’annata nei suoi toni verdi; trova un senso, talvolta, il necessario blend con altre varietà. Ad ogni modo dietro la sua veste anarchica si nasconde un grande Re..che non può combattere sempre da solo.

Anna Sertorio – Podere ai Valloni

Podere ai Valloni di Anna Sertorio, “madame Boca”, con la sua competenza, classe e cultura è un’autentica icona: suo il primo vigneto ad essere stato iscritto nella Denominazione di Origine. Il cru Vigna Cristiana circonda una dimora storica del 1720 interamente restaurata. Limo e rocce non compatte, utilizzo di raspi e vinacce per estrarre colore e tannini, tecniche antiche ma sempre valide. Nei suoi appezzamenti si possono ammirare ancora metodi di allevamento a maggiorina, con 4 piante  sviluppate a mo’ di alberello lungo i punti cardinali.

Affinamenti oltre i canoni del disciplinare: nella 2016 si rasenta la perfezione del gusto, intenso e dalle nuance di amarena e mirtillo. Quel vecchio stile rustico che non smette mai di piacere. Le annate agée non erano in perfetta forma purtroppo.

Silvia Barbagia – Azienda Vitivinicola Barbagia

A Cavallirio si può lavorare bene anche l’Erbaluce, con assoluta padronanza. Lo sa Silvia Barbaglia, che decise nel 1999 di dedicare la sua vita al podere di famiglia terminati gli studi in economia. Quello che veniva chiamato Greco Novarese, predilige le matrici porfidiche dai riflessi rosacei poste ai margini di una caldera datata 300 milioni di anni.

Il Lucino 2019 presenta un bassissimo residuo, frutto di una nouvelle vague dei produttori che cercano maggiormente freschezze di zagara, lime e pompelmo a discapito di toni eccessivamente mielosi. Ottimo approccio per un futuro splendido. Bello anche il Boca 2016, minerale quasi tagliente e rugginoso nella scia persistente.

Curioso che una stessa collina divida in due versanti così diversi le zone di Gattinara e Ghemme. Ciò che le unisce, almeno filosoficamente, è l’assoluto amore per il Nebbiolo che assume i contorni di una storicità quasi unica. Le differenze con gli omologhi langaroli riguardano una unità di intenti ancora non perfetta e le dimensioni a carattere prettamente familiare della maggior parte delle realtà locali. Da qui le differenze evidenti di prezzo, pur in presenza di una qualità elevatissima. Buone notizie per il consumatore, meno per i meritevoli imprenditori. Antoniolo e Travaglini la fanno da padrone, capofila di un movimento in netta crescita rispetto ai momenti cupi targati anni ottanta. Spero non me ne vogliano se l’attenzione viene dirottata per una volta, su “due Stefano”: Stefano Vegis della omonima azienda e Stefano Dorelli di Cantina Delsignore

Stefano Vegis ha iniziato 10 anni fa a fare le cose sul serio, anche se in casa il vino lo si produce da sempre. Vendemmia a fine ottobre e lunga sosta in botti di diverse dimensioni. Il Gattinara Riserva 2015 è una bomba di sapore, che varia dalla polvere di caffè al pepe nero, alle note di eucalipto susseguenti a ciliegie mature appena colte.

Stefano Dorelli di Cantina Delsignore ha riavviato nel 2009 la produzione di Gattinara nell’antica sede di famiglia. Le piante hanno oltre 80 anni, nate da un clone di Nebbiolo chiamato in zona Spanna. Macerazioni quanto più naturali possibili senza utilizzo del cappello sommerso e botti grandi per il Gattinara Riserva Borgofranco 2016 dalla vena agrumata, con note marcate di cannella e liquirizia. Trama antocianica perfetta

Concludiamo il viaggio parlando di Bramaterra, altra micro area di grande prospettiva, dove le sabbie marine preistoriche si alternano ai porfidi rosa sbriciolati di origine vulcanica. L’acidità è talmente elevata che le giovani viti impiegano il doppio del tempo per diventare produttive e sono maggiormente soggette a fragilità del fusto e malattie. In tali condizioni l’altitudine e le esposizioni giocano un ruolo meritorio nella sopravvivenza, obbligando l’agricoltore ad opere di autentica maestria lungo pendii impervi.

La cantina Antoniotti Odilio di Antoniotti Mattia ha avuto il merito di salvare la Doc dalla scomparsa. Sono presenti dal 1861, con 5 ettari vitati. Il Bramaterra 2015 è elegante e teso, verso scie di ribes rosso e salgemma, connubio perfetto tra Nebbiolo e Croatina. L’impegno di Lorenzo Ceruti della omonima azienda è commovente. Appezzamenti al limite dell’eroismo per le pendenze e tanta passione. È lui la carta vincente sui cui puntare in futuro, sperando tenga duro avendo iniziato soltanto nel 2014. Nulla da eccepire sulle memorabili Tenute Sella, che nel precedente articolo sul tasting TASTE ALTO PIEMONTE: TANTE CONFERME E QUALCHE GRADITA SORPRESA abbiamo esaltato per il Lessona Doc 2012 “San Sebastiano allo Zoppo” da urlo. Qui si è fatta la storia, con notevoli propaggini anche in Sardegna ai tempi del regno di Sardegna e Piemonte. Un Bramaterra 2011 “I Porfidi” succoso ed ancora incredibilmente fresco. PH basso, zero solfiti aggiunti, vini eterni.

Un doveroso plauso e ringraziamento ai tanti attori del territorio, ben seguiti dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte per le province di Biella, Novara, Vercelli, Verbano Cusio Ossola.

Buon anno e buon Nebbiolo (e non solo) a tutti!

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Giornalista- Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania.. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021 e del Master sull'Albana di Romagna 2022, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale.

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