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di...stillati

Ron Caney: tutto il sapore di Cuba in un distillato troppo poco conosciuto

Alzi la mano chi conosce il Ron Caney! Pur essendo un appassionato del popolare distillato caraibico, confesso di non aver mai sentito parlare di questo rum fino a qualche mese fa. L’ho potuto conoscere e apprezzare meglio grazie ad una fantastica degustazione organizzata dallo staff di Cuba Club – importatore del marchio Ron Caney in esclusiva per Italia, Europa (escluse Spagna, Germania e Francia) e Asia – e dal ristorante La Vecchia Posta di Tagliacozzo (AQ), solido riferimento per una cucina tradizionale in uno dei più bei borghi d’Abruzzo.

Chi frequenta il mondo dei rum, sa che questo distillato nasce nelle isole caraibiche, quando la coltivazione della canna da zucchero esplode nelle colonie grazie al lavoro degli schiavi, che permettono una produzione quasi industriale a costo zero. I primi rum erano acquaviti molto grezze, dal sapore imbevibile, veri e propri torcibudella ad alta gradazione, ottenuti distillando melasse ad alta concentrazione derivate dallo scarto dalle lavorazioni dello zucchero. Storicamente, quelli cubani, sono sempre stati rum leggeri (o meglio, “ron”, visto che qui si usa la versione spagnola del nome), filtrati e chiarificati, dal gusto morbido mai troppo intenso o invadente. Ottimi quindi per la miscelazione dei cocktail con succhi di frutta, soprattutto il lime (Mojito o Daiquiri vi dicono qualcosa?).

Il padre del ron cubano è stato Facundo Bacardí. Geniale imprenditore spagnolo, giunto a Cuba a meta dell’Ottocento, ebbe l’intuizione di creare un distillato pulito, “ligero”, gradevole al palato e di buona fragranza olfattiva. Per fare questo portò sull’isola di Cuba un alambicco per la distillazione della Vodka ed introdusse il sistema di filtrazione a carbone, nonché botti di rovere per l’invecchiamento. Il ron che ne risultava era un prodotto light che veniva sottoposto a qualche mese di affinamento in botte e successivamente filtrato per ridagli lucentezza. È la nascita del Ron Ligero Cubano, che ha la sua patria d’elezione a Santiago de Cuba.

La materia prima del Caney viene dalle canne coltivate sulle montagne della Sierra Maestra, intorno alla celebre cittadina: il clima di questa zona, particolarmente caldo e umido, fa sì che la canna da zucchero qui coltivata abbia un sapore e un gusto particolare. Santiago è la culla del distillato cubano: qui si trovano importanti distillerie, tra cui la “Nave Don Pancho“, quella che, per storia e importanza, è considerata l’autentica cattedrale del ron cubano. Qui dal 1862 si conservano i segreti dell’autentica scuola santiaguera, alla quale i cubani da generazioni si ispirano: tutte le distillerie dell’isola fanno qui tappa per produrre edizioni particolari dei propri ron, grazie ai sapienti assemblaggi di quelle che sono considerate le migliori riserve dell’isola.

E le riserve del Caney vengono proprio da lì, con un processo di produzione gelosamente tramandato da generazioni ed interamente artigianale: l’unica tecnologia inserita negli ultimi 50 anni è una macchina per l’imbottigliamento e per l’etichettatura.

In questo articolo menziono i due prodotti di punta: l’Anejo Centuria Gran Reserva 10 Anni e il Ron Caney Anejo 12 Anni.

Ricordiamo che l’età indica la partita di prodotto più giovane presente nell’assemblaggio, per cui significa che stiamo parlando di blend dove il ron più giovane ha rispettivamente 10 e 12 anni, ma dentro possono esserci tagli con riserve anche assai più vecchie. Nessuno ne conosce l’esatta “ricetta”, se non i Maestros Roneros che, sapientemente, li scelgono e li assemblano.

Il 10 anni è più immediato, morbido e, a mio modo di vedere, semplice, con una presenza di alcol importante. Un ron rotondo che però difficilmente lascerà insensibili i vostri ospiti: un prodotto centrato, sicuro e dall’ottimo rapporto qualità prezzo. Prevale la parte fruttata e mielata, con un ritorno un po’ bruciante ma di lunga e piacevolissima persistenza.

Il 12 anni è il mio preferito: un ron più “dritto”, secco e anche equilibrato, dove l’alcol è carezzevole e perfettamente integrato. Un prodotto più “ambizioso” e complesso, con sfumature che vanno dalla frutta secca al cioccolato, dal miele di castagno al caramello, al tabacco dolce. Prodotto di grande fascino ed eleganza, che può fare bella figura a confronto con i rum più blasonati in circolazione. Per di più è anche molto bella la bottiglia, ispirata alla particolare casa a forma di cono, “el Caney”, costruita dagli indigeni cubani. In sintesi un prodotto dal sapore autentico di una tradizione che il tempo non ha intaccato.

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Abruzzese, ingegnere per mestiere, giornalista per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri, con cui ancora collabora. Vino, distillati e turismo enogastronomico sono la sua specializzazione. Nel tempo libero (poco) prova a fare il piccolo editore, gestendo una società di portali di news e comunicazione con un bel seguito in Abruzzo e a Roma. Da una decina d'anni collabora con la guida Vinibuoni d'Italia del Touring Club, seguendo soprattutto la regione Abruzzo (ma va?). Da una quindicina scrive su Acquabuona, la più longeva testata web di enogastronomia in Italia. Organizza eventi e corsi sul vino, spesso in Abruzzo (si vabbè...lo abbiamo capito!).

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