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MODIGLIANA: LA “STELLA DELL’APPENNINO” BRILLA NEL CIELO DI ROMAGNA

“Il Melandri”. Ricordo ancora uno dei personaggi memorabili del film Amici Miei, interpretato da Gastone Moschin e “il” anteposto al cognome come in uso alle popolazioni del nord Italia.

Dalle campagne faentine Giorgio Melandri muove i primi passi nel mondo del giornalismo enogastronomico arrivando a mille soddisfazioni (Gambero Rosso in primis) ed alle colline di Modigliana con l’azienda Mutiliana che cresce parimenti al suo territorio di elezione.

In mezzo tanto impegno nel comunicare un terroir unico, già narrato nel 2019 al link IL SANGIOVESE (E NON SOLO) DI MODIGLIANA – STELLA DELL’APPENNINO EDIZIONE 2019

Nelle parole di Renzo Morresi, produttore e presidente dell’Associazione Stella dell’Appennino, si evince molto bene l’idea di cosa sia, oggi, Modigliana. Si parte da una considerazione semplice, non semplicistica: gli areali più aspri soffrono da sempre la competizione commerciale. Si scartano elementi positivi ritenuti antieconomici, per favorirne altri di scarsa espressione.

La roccia arenaria dura ed impossibile da lavorare è la prima di queste variabili. Seguono a ruota i crinali ripidi e soleggiati ed il bosco, componente mitigatrice del clima che spesso ritarda la maturazione delle uve.

Tre le sue valli delimitate da altrettanti torrenti, uniti a formare il corso del Marzeno: Acerreta, Ibola e Tramazzo, sottozone della Menzione Geografica Aggiuntiva.

Ibola, la più fredda, dal Sangiovese agrumato e verticale a volte molto austero; Acerreta con le vigne ad altitudini basse per vini materici e saporiti e Tramazzo dalle grandi escursioni termiche, buon compromesso tra le prime due.

Il successo di pubblico e critica oltre ogni rosea aspettativa evidenzia come questa particella di Romagna, grazie al lavoro di vignerons-artigiani, sta proponendo al mercato prodotti stilisticamente puliti ed eleganti.

Anche quest’anno abbiamo scelto per voi lettori una piccola selezione dei migliori assaggi aziendali, non focalizzandoci esclusivamente sul Sangiovese che resta comunque il grande protagonista.

L’elenco descrittivo verrà anticipato dalla locandina di ciascun produttore, tramite le perfette illustrazioni curate da Patrizia Diamante che ha dato volto a dei veri eroi.

Fragelso 2018 Casetta dei Frati: lo avevamo detto e siamo stati di parola. “Evviva la Romagna, evviva il Sangiovese” cantava il compianto Raoul Casadei; evviva anche il Trebbiano che da queste parti ha trovato ospitalità. Da una vigna destinato all’espianto, grazie alla tenacia inflessibile di Renzo Morresi ne è derivato un vino splendido come un raggio di sole. Un mix tra albicocche mature, succo di pesca e finale da arance tarocche. Talmente buono da non perderci un istante: gli dai 96 punti e passi rapidamente al successivo.

La 2018 è importante anche per il Framónte Romagna Dop Sangiovese Modigliana, ma le emozioni sono assorbite in toto dal precedente piccolo capolavoro.

Che belli Stefania e Luca. Autoctoni per eccellenza, innamorati delle loro terre e della microscopica cantina di vinificazione che ha visto la luce dall’ultima vendemmia. Menzionati già due anni orsono per una 2016 del Cru Monte Violano, in attesa che esca una seconda selezione denominata la Roncia, apprezziamo particolarmente il loro Atto II 2020 en primeur e già promettente. La facile beva è il timbro caratteristico, con essenze floreali e ciliegiose tipiche del Sangiovese. Solo acciaio a garantire agilità.

Interessante il lavoro svolto sul bianco macerato I Vespri, blend di Trebbiano e Sauvignon Blanc, da migliorare sotto l’aspetto olfattivo troppo rustico. Consulenza enologica di Emilio Placci, un autentico visionario del settore.

Ed eccolo qui, appena nominato, l’uomo con minor compromessi che si possa conoscere. I suoi vini sono la storia della Denominazione, assieme a quelli di Castelluccio di cui parleremo più avanti.

Per lui non esiste lo scorrere del tempo, né proponendo soltanto adesso al pubblico la 2008 del Montignano dopo ben 13 anni di riposo in cantina, né rimandando ancora una volta l’uscita del suo Sangiovese Morana a data da destinarsi, e neppure, infine, nel presentare un Cabernet Sauvignon in purezza denominato A Volo Novembre annata 2004, da uve raccolte a novembre inoltrato.

 

Attendiamo fiduciosi di vedere in commercio le “nuove” annate (se così possiamo definirle) del Sangiovese, certi che sapranno esprimere classe ed originalità.

Il trio che ha rilevato le quote sociali di Castelluccio: i fratelli Aldo e Paolo Rametta, coadiuvati da Cristiano Vitali. Il progetto e l’amore che profonde l’affiatata compagine nel salvaguardare l’opera mirabile del regista Gian Vittorio Baldi è encomiabile. Proprietari di Poggio della Dogana hanno intrapreso da subito un notevole sforzo nel recuperare le antiche piante di Sangiovese e Sauvignon Blanc protagoniste dei celebri “Ronchi”.

Il Lunaria 2020 dimostra buona freschezza da cedro e lime e toni meno erbacei di altri Sauvignon Blanc. La nostra menzione funga dunque da buon augurio per vederli presto ai vertici della categoria.

Altro giro, altra corsa. Valerio Ciani e Luciano Leoni sono la gioia fatta persona: quella genuina di chi sogna di ricevere un riconoscimento al proprio lavoro. Diversi appezzamenti comportano diversità agli assaggi anche tra stesse annate. Il Sangiovese Superiore Cucco Rosso, ad esempio, denota un tono verde e timido nella 2019, per esprimersi su succosità di amarene fragranti nella 2020.

Discorso capovolto per Il Carbonaro, dove la 2019 declina mineralità da fuoriclasse oltre ad arancia sanguinella e tannini setosi. Forse ancora troppo presto per giudicare la 2020 per un carattere erbaceo che richiede ulteriore riposo. Il Sangiovese gioca questi scherzi.

Solita garanzia. Remigio Bordini e figli sono una corazzata nel panorama vitivinicolo romagnolo. Francesco offre da anni la propria consulenza a tantissime realtà locali portandole al successo.

Facile sarebbe ricordare la Riserva di Sangiovese I Probi 2015, degustata alla cena di gala. Preferiamo invece dare spazio ad una varietà che sta prendendo piede grazie anche ad un clima decisamente mite: l’Albana. La versione del Terra! 2020 con piccola percentuale di macerazione in anfora georgiana è un tripudio di frutta disidratata e scorza di cedro della costiera. Chiosa salino.

Ed eccolo, infine, Giorgio Melandri. I suoi vini gli somigliano: sono schietti e sinceri, non ingannano mai, raccontando sia le annate soddisfacenti che quelle titubanti. Incredibile l’idea di Pinot Nero nel Ecce Draco 2020 dal sorso speziato, elegante e sapido.

 

Non potevamo non valorizzare il grande impegno che egli profonde nei cru dalle 3 sottozone di Modigliana. Una 2017 Acereta densa e scattante, bilanciata tra more di gelso e mirtilli ed appagante nel sorso agrumato.

Floreale da petali di rosa tea e salgemma il naso del Sangiovese targato 2015. Chiusura fine e persistente che vira tra pesche gialle mature, lamponi, liquirizia ed essenze di eucalipto.

Questa è Modigliana, la vera Stella dell’Appennino della Romagna.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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