Sette morsi, sette cocktail d’autore, un universo di sapori. E, a rendere uniche le emozioni di una serata speciale, Cagliari vista dall’alto, il porto lucido di giugno, le barche all’ormeggio e il profilo della città che si scioglie verso il mare.
Il Cielo Rooftop di Palazzo Tirso MGallery — terrazza sospesa sul capoluogo sardo, nel cuore di un palazzo ottocentesco dalla facciata Liberty che conserva nei suoi saloni tutta l’eleganza di un’altra epoca – ha ospitato un incontro food and beverage di rara eleganza. Da un lato i bites firmati da Pichaya Soontornyanakij, la celebre chef tailandese nota come Pam, migliore cuoca donna al Mondo per la World’s 50 Best 2025 e anima dello stellato Potong di Bangkok. Dall’altro una carta di cocktail costruita attorno al Citadelle Gin dallo staff del Tirso guidato dal bartender Michele Cuccu, con le botaniche sarde a fare da filo conduttore. Non un abbinamento, ma una conversazione: ogni sorso pensato per completare ogni morso, ogni morso studiato per preparare il palato al cocktail successivo. Il Summer Party by Citadelle Gin, organizzato in collaborazione tra Palazzo Tirso e il gruppo Accor, ha trovato in questa terrazza la sua cornice naturale — uno spazio dove il lusso si misura in panorami e il tramonto sul porto non ha rivali.
Sette morsi, sette storie da bere
I bites di chef Pam non sono semplicemente antipasti: erano racconti brevi e precisi, costruiti come si costruisce un cocktail — con equilibrio tra le parti, attenzione al finale, rispetto per la materia. Granchio baciato dal sole, tartare con caviale, polenta al tartufo, toast con gamberi: ogni boccone porta con sé la biografia gastronomica di una cuoca straordinaria, tailandese di nascita, cinese per parte di madre, australiana per parte di padre. Una trama identitaria che si ritrova nella cucina dello stellato Potong e che a Cagliari si è aperta, per la prima volta, alle incursioni del Mediterraneo. Il merito di quel dialogo tra cibo e bicchiere, nella cura con cui ogni abbinamento era stato costruito: Michele Cuccu e il suo staff hanno attinto a oltre duecento anni di cultura del bere miscelato — dai grandi classici a base di distillati alle creazioni contemporanee più leggere, fino ai mocktail per chi cerca il piacere della degustazione senza l’alcol — cercando in ognuno il punto di contatto con l’intensità, la freschezza o la complessità del bite corrispondente. Non un semplice accompagnamento, ma una partitura a due voci in cui il gin, con le sue note botaniche radicate nel territorio sardo, ha fatto da lingua franca tra Oriente e Occidente. In tre postazioni diverse la carta dei cocktail proposti. Ed ecco The Botanist’s Waltz, uno dei grandi classici degli anni ’10 del Novecento all’apice dell’Età dell’Oro ora rinato con una spuma fruttata, Midnight Fizz Society, rivisitazione raffinata del Cuba Libre con riduzione botanica e finale di champagne e Cult of Verde, rivisitazione moderna del classico Last Word, con un tocco di salato. Nella seconda postazione Prohibition Martini con Citadelle Gin infuso al parmigiano cuore dello speakeasy nella principesca suite del Tirso, e Sunset Botanica con gin secco e granatina botanica. Infine, il terzo pit stop: Tropic Mirage, Planteray al rum e ananas con sciroppo di cannella e Archives of Tomorrow, sguardo al futuro con Cointreau, sale e acqua di pomodoro.
Un omaggio alla Sardegna
Tra i sette bites, due sono stati disegnati da chef Pam in omaggio all’Italia e alla Sardegna, a rimarcare come anche una cucina di respiro globale sappia radicarsi nel luogo in cui viene servita.
Il primo, Tonno in crosta dorata, gioca su cocco, lime e cetriolo per esaltare un pesce che nel Mediterraneo ha casa da sempre. Il secondo, chiamato Sapore di Felicità, è un viaggio in sé: pane a lievitazione naturale tostato con burro dorato, ricotta, confettura di pomodoro, zucchine scottate, salsa di capperi e zenzero, chiusa da una riduzione di amaretto. Una composizione che parla sardo con un accento orientale — e che, abbinata al cocktail giusto, trovava una dimensione ancora più piena, come succede quando il bicchiere non segue il piatto ma lo rilancia.
La cucina in viaggio: Federico Sanna e l’abilitazione di chef Pam
Portare i bites di chef Pam da Bangkok a Cagliari non è stato un semplice esercizio di riproposizione d’eccellenza. Federico Sanna, executive chef del Tirso, ha seguito un corso diretto con la chef, apprendendo ricette e tecniche di preparazione e ottenendo dall’autrice l’abilitazione ufficiale per poterle riproporre nel circuito MGallery. Una trasmissione del sapere che ha qualcosa di antico — il rito dell’apprendimento, la fiducia accordata — resa contemporanea da un contesto internazionale. “Gli sfiziosi bocconcini sono stati ricreati dall’executive chef del Tirso Federico Sanna seguendo in modo rigoroso ricetta e preparazione appresi durante un corso con chef Pam, dalla quale ha ottenuto l’abilitazione per poterli riproporre per MGallery”, spiega Daniele Bassetti, direttore del Tirso.
Il Live Food Station e la BigMama Band
La serata non si è limitata alla degustazione. Un live food station — un bancone aperto dove i cuochi del Tirso preparavano i piatti a vista, su richiesta degli ospiti — hanno reso lo spazio partecipato e vivo, con il movimento delle mani e i profumi della cucina che si mescolavano all’aria di giugno. Bocconcini cotoletta con maionese al carbone, mini hamburger, arrosticini di pecora, fiori di zucca fritti con spuma di burrata e alici, tutto preparato al momento sotto lo sguardo degli ospiti. Non un semplice buffet, ma un teatro della cucina in tempo reale, capace di rendere ogni scelta un piccolo atto. Colonna sonora della serata la BigMama Band che ha accompagnato la serata con il suo live.
Giornalista professionista, esploratrice food&wine a Cagliari e negli angoli più sorprendenti della Sardegna.
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