All’Hotel Tirso la colazione è un rito lento, aperto alla città. E profuma di mare
Ogni mattina, qui, diventa una storia da raccontare. Luce obliqua sul golfo, il porto che si sveglia senza fretta, l’aria porta insieme salsedine e caffè: è in quel preciso istante che le porte di Palazzo Tirso si aprono — non solo per gli ospiti, ma per chiunque voglia fare del primo pasto della giornata qualcosa di più di un’abitudine. Cinque stelle, centro della città, a pochi passi dal quartier generale di Luna Rossa che ha restituito Cagliari all’attenzione del mondo durante le regate preliminari dell’America’s Cup. Un dettaglio che non è solo geografico: dice qualcosa di preciso sul tipo di eccellenza che abita questo angolo di città, su come qui la bellezza si pratichi con serietà e senza ostentazione. Un contesto che profuma di eccellenza, di sfida, di bellezza ben riuscita — e che trova nel cinque stelle incastonato fra via Roma e il porto un riflesso naturale, quasi inevitabile.
Dalle sette alle dieci e mezzo, l’hotel si trasforma in un salotto aperto, frequentato da chi alloggia ma anche da cagliaritani e visitatori che hanno scoperto il segreto: qui il mattino si allunga, si assaggia, si abita. Gli interni sono sospesi tra rigore contemporaneo e memoria sarda — tavoli luminosi, divani che invitano a sedersi senza fretta, e alle pareti il respiro degli arazzi di Samugheo, preziosi come silenzi. Attraverso le grandi vetrate, scorci di mare e natura che non smettono di sorprenderti. Qui la giornata non corre: si apre lentamente, tra profumi, luce e dettagli che invitano a restare.
“Volevamo una colazione che fosse prima di tutto un’esperienza, capace di far vivere un inizio lento della giornata e allo stesso tempo raccontare il territorio con uno sguardo internazionale”, dice il direttore Daniele Bassetti. “Palazzo Tirso è oggi un punto d’incontro tra ospitalità, design e la nuova, spumeggiante energia di Cagliari”.
Il buffet racconta un’isola orgogliosa ma senza nostalgia, con uno sguardo fiero e aperto al mondo. Accanto ai classici internazionali trovano quindi posto le pardule, i formaggi, la salsiccia speziata, e lo spalmabile di caprino morbido e intenso, la ricotta. Poi la frutta di stagione, viva e colorata, e un angolo fit e vegano che non cede alla rinuncia: qui il gusto è irresistibile, anche quando si sceglie la leggerezza.
Ma il vero protagonista, il racconto più emozionante di questa colazione, è nascosto in un uovo. Non un uovo qualunque: sono le uova di galline libere allevate in un campo di avocado a Donori, dove il terreno si rigenera in simbiosi naturale con gli animali. Il risultato ha un sapore pieno, rotondo, riconoscibile — di quelli che fanno capire cosa significa mangiare qualcosa di vero. In cucina diventano uova Benedict dalla salsa vellutata, strapazzate con quella morbidezza che si ottiene solo con materie prime eccellenti, omelette personalizzate con bacon, salmone affumicato — elegante, deciso — o qualunque combinazione il desiderio suggerisca.
I dolci chiudono il cerchio di un mattino unico: croissant burrosi e sfogliati, farciti con marmellata, cioccolato o pistacchio, e poi le torte fatte in casa — la margherita classica, la torta di carote, e quel banana bread morbido e profumato che è già, di per sé, una promessa mantenuta. Immancabili e preparati al momento pancakes e waffles. A completare il rituale, l’espresso o il cappuccino, il caffè americano, e i succhi freschi della casa.

Pancake ai frutti di bosco

Waffle
Giornalista professionista, esploratrice food&wine a Cagliari e negli angoli più sorprendenti della Sardegna.
Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia









