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AMARCORD IN ROMAGNA – I VINI DI FATTORIA MONTICINO ROSSO

Da dove cominciare il racconto della storia di casa Zeoli? Da papà Antonio che al rientro in quel di Imola dopo aver viaggiato per mezzo mondo, avrebbe optato per l’acquisto del Podere Olmo ed in seguito il Monticino invece di aprire una catena di lavanderie con i risparmi del proprio lavoro? O piuttosto dai figli Luciano e Gianni Zeoli che proseguono incessantemente nell’attività di famiglia conseguendo premi importanti della critica grazie alla passione per l’Albana? A proposito di  questa varietà unica nel panorama ampelografico romagnola ed ancora sconosciuta ai più, possiamo ritenere fondamentale la fervente opera di Fattoria Monticino Rosso nel salvaguardare e traghettare il vitigno dai cupi anni ’90 verso il nuovo millennio? “Pochi ma buoni” recita un antico adagio ed in effetti i produttori che difendono il territorio ed i suoi figli naturali sono davvero esigui e fanno da esempio a chi intraprende solo adesso la carriera di vigneron.

Da destra verso sinistra Luciano Zeoli, Giancarlo Soverchia e Gianni Zeoli

Gli Zeoli hanno avuto la costanza di non puntare unicamente sulla produzione di vino sfuso come fatto agli inizi, cercando piuttosto di imbottigliare i prodotti di maggior pregio. La fortuna aiuta gli audaci per usare un altro motto. Ed il premio per tale impegno è stato l’aver conosciuto un maestro dell’enologia come Giancarlo Soverchia che riuscì, 20 anni or sono, nell’impresa di far ottenere ad un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore come il Contrada Balciana della Cantina Sartarelli la palma d’oro di miglior bianco al mondo all’International Wine Challenge di Londra. Tecnica sublime soprattutto nel dominio e nell’esaltazione della botrytis cinerea (muffa nobile) che racconteremo con dovizia di particolari nell’assaggio del Codronchio.

Modernità e tradizione con piccole variazioni dei classici fermentini, per ottenere alzate di cappello manuali e sincronizzate. Una bottaia per l’affinamento dei vini rossi e di alcuni bianchi ed il resto pura passione: dei veri e propri “artigiani del vino” come amano definirsi gli stessi Luciano e Gianni.

Bando alle ciance e sotto con la degustazione dei campioni in esame, evidenzianti la profonda vocazione bianchista aziendale, pur con punte di eccellenza anche nel più rustico Sangiovese e nel raro Cabernet Sauvignon in purezza dalla succosa beva. Il principe resta senza dubbio l’Albana, declinata in tante versioni. Gli impianti sono quelli classici a pergoletta romagnola; ciò che cambia diventano le diverse raccolte: precoce per dare giusta acidità al Metodo Classico, a piena maturazione per il base elevato in acciaio ed, infine, vendemmia tardiva con attacco iniziale di muffa nobile per lo storico Condronchio e per le uve destinate all’appassimento in cassette.

Metodo Classico “Blanc de Blanc”

Curioso il voluto gioco di parole a significare l’utilizzo di una sola uva bianca (Albana ovviamente), senza concedere alternative come gli omologhi d’oltralpe. Al momento sono 36 i mesi di sosta sui lieviti, ma diverranno in futuro 60 per aumentare struttura ed eleganza del perlage. Un mazzetto di fiori gialli ed erbe officinali molto delicato, piacevole al sorso ed adatto a tutto pasto.

Romagna Albana Secco “A” 2020

Trascuriamo per un istante il prezzo assolutamente risibile (sotto i 10 euro) rispetto alla qualità espressa dal vino. Impressionante la sua mineralità quasi cremosa e fusa a sensazioni di susine mature, erbe mediterranee ed agrumi polposi. Diverte parecchio senza mai rendersi pomposo.

Nella versione evoluta del 2011 emergono tutte le classiche fragranze del varietale, dal cedro candito alle ginestre essiccate per chiudere verso miele di acacia, pappa reale e cera d’api.

Romagna Albana Secco Codronchio

Non ho indicato apposta il millesimo, per dare spazio alla narrazione di una mini verticale di questo capolavoro made in Romagna. Progetto iniziato nel 2001 che ha permesso il conseguimento di riconoscimenti internazionali, riportando la Regione ai vertici che merita. La giovane 2019 mostra balsamicità e ricordi di limone della costiera. Potente e nervoso al gusto, con la caratteristica trama antocianica intrigante. La 2014 vira invece verso note tropicali di ananas maturo ed albicocca con finale da frutta secca. Discorso a parte va fatto per la 2016 “Special Edition”, ufficialmente non ancora in commercio, semplicemente sublime. La sostanza agrumata varia dal bergamotto all’arancia tarocca con sottofondo di spezia bianca, rosmarino e salvia. Figlia di una annata meravigliosa come fu la 2010 che ha consentito una raccolta delle uve a novembre inoltrato.

Arriviamo ai rossi, cominciando con i vari Sangiovese proposti partendo da:

“S” 2020

Primo anno per questa nuova versione del superiore che presenta la dicitura in etichetta “senza solfiti aggiunti”, grazie alla tecnica del “coinoculo”, con fermentazione alcolica e malolattica quasi in contemporanea, evitando solfitazioni aggiuntive. Gioca molto su immediatezza da sanguinella e chiodi di garofano, molto differente dalla 2019 old style ancora troppo erbacea.

“Le Morine” 2017

La selezione dai grappoli migliori rispecchia perfettamente l’annata calda. Frutto denso e scuro, da mirtillo maturo, con variazioni di pepe in grani dal verde al nero molto intenso. Sorso appagante e caloroso, non facile nell’abbinamento.

“Le Morine” Riserva 2016

La 2016 sta alla 2017 come la seta sta alla lana. In questo caso il colore è di un luminoso rosso rubino, con prevalenza all’olfatto di ciliege mature, baccello di vaniglia ed una punta di guarrigue. Al palato si muove agile e sinuoso, dai tannini morbidi e setosi che chiudono su una lunga scia sapida.

“Pradello” 2017

Il Pradello rammenta l’alta vocazione per il Cabernet Sauvignon presente sui Colli di Imola e nelle vallate adiacenti scavate dal fiume Santerno nascente dal Passo della Futa e sfociante nel Reno. Appetitoso e romantico al tempo stesso, non carico di stucchevoli note vegetali quanto piuttosto di amarene e petali di viola macerati.

Chiudiamo il sipario con il Romagna Albana Passito 2017 e la Malvasia “8Venti”

Appassimento in cassette direttamente in vigna per il primo campione. Segue fermentazione ed affinamento in barrique. Materico e persistente, color ambrato e naso da pesca sciroppata, mango e mandorla tostata. Altra grande dimostrazione della versatilità dell’Albana. Meno convincente la Malvasia s.a. da uve stramature più contratta e adagiata su note verdeggianti di menta piperita. Resta comunque una rarità apprezzabile per la zona.

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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