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Abruzzo- Gli straordinari mieli dell’Apicoltura Luca Finocchio a Tornareccio (città del miele)

Di Luca Finocchio e della sua attività di apicoltore e produttore di miele ho la fortuna di scrivere da anni. E già, perché qui stiamo parlando di uno dei più capaci ed apprezzati professionisti di questo comparto alimentare, ancora troppo bistrattato nel nostro paese.

Infatti, se del miele nessuno mette in discussione i benefici per la salute e le qualità organolettiche, è altrettanto vero che le nostre abitudini di consumo lo relegano (ingiustamente) ad alimento di serie B, di cui consumare un cucchiaino ogni tanto a colazione.

In tal senso, ad esempio, siamo molto indietro rispetto ad altri paesi del nord Europa, dove la “percezione” del miele è più nobile e lo porta ad essere un vero e proprio alimento da pasto. E invece il miele andrebbe consumato con maggior regolarità. Specie quando arriva ai vertici di qualità che i tanti bravi artigiani italiani riescono a raggiungere.

Uno di questi è proprio l’abruzzese Luca Finocchio, da Tornareccio, in provincia di Chieti (che guarda caso si fregia del titolo di “città del miele”…in pratica sono più apicoltori che abitanti!).

Che sia uno dei più bravi d’Italia non lo dico io, ma lo sanciscono gli ormai innumerevoli riconoscimenti raccolti nei più importanti concorsi in circolazione, anche all’estero. Ogni anno qualcuno dei suoi mieli unifloreali domina le classifiche di settore, dando la giusta visibilità ad un’attività di famiglia che si tramanda da tre generazioni e che oggi è portata avanti con passione e spirito imprenditoriale dalle sue figlie.

La filosofia di base è chiara: quella del produttore di miele non è mai stata vista come un’attività fatta solo per portare qualcosa a reddito.

Fin da subito c’è stata una spinta emotiva interna, che li ha condotti ad affrontare il lavoro senza sosta, sempre nel pieno rispetto delle persone, dell’ambiente e delle api. Il salto di qualità c’è stato negli ultimi anni, quando alla lunga esperienza fatta sul campo si sono affiancate tecnologie moderne e innovative, usate con scrupolo e attenzione ai dettagli. Anche il giro d’affari è cresciuto ed oggi hanno più di 1.000 alveari che fanno nomadismo in tutta la penisola, a caccia delle migliori fioriture.

E accanto alla produzione classica, ogni anno si allarga la gamma dei prodotti “collaterali”, che vanno da originali e golosissimi “blend” con frutti e spezie, fino a creme, spray, caramelle e tutto quanto si possa pensare di realizzare a partire dalla materia prima di base (miele, cera d’api e propoli).

Due sono i concetti basilari che ho imparato assaggiando i mieli di Luca Finocchio. Il primo è che il miele è un fenomenale “lettore” del territorio, che si ritrova tutto nelle caratteristiche organolettiche del prodotto. Per questo è più giusto parlare di mieli, al plurale.

Perché ce ne sono infiniti, tanti quanti sono le combinazioni dei pollini dei fiori che le api bottinano. Ognuno con il suo colore, che può andare dal chiaro quasi trasparente del miele d’acacia in purezza, al giallo oro del miele di girasole, fino ad arrivare al marrone scuro della melata di bosco. Ognuno con la sua consistenza, che da liquida può diventare cremosa e chiudere cristallizzata. Ognuno con il suo caratteristico sapore, più o meno dolce, più delicato o deciso e persistente.

Il secondo è che, come in tutti i settori, la differenza tra miele industriale e miele artigianale è abissale. Quello che ce lo presenta come liquido, denso, brillante, di colore ambrato, è solo uno stereotipo diffuso dalle grandi industrie del miele, che fa credere erroneamente al consumatore che i mieli debbano avere tutti queste caratteristiche, condizionando il mercato. I mieli artigianali invece sono tutti diversi fra loro, nel colore, nella consistenza, nel sapore.

Attenzione però: anche in questo caso artigianalità non deve far rima con improvvisazione! Il miele è un prodotto “nudo”, che non puoi lavare: se ci sono impurità, inquinanti, sostanze estranee, le ritrovi tutte nel vasetto. E quindi non può esserci alcuna carenza tecnica o di processo.

 

Ho assaggiato circa una quindicina di mieli diversi (tutti quelli prodotti, tra cui alcuni particolarissimi come quello di Ailanto o di Marruca…dite la verità, li avete mai sentiti?), più alcune chicche della linea Mieraviglie (quella degli aromatizzati) e, specificando che sono tutti, davvero, da provare, vi lascio con il podio dei miei preferiti.

In testa non può che esserci lui, il miele di coriandolo, con cui Luca ha vinto tutti i concorsi che si potevano vincere. È un miele pazzesco, per complessità ed equilibrio, ne ho consumato mezzo barattolo in due giorni!

Poi citerei, nell’imbarazzo della scelta, il miele di sulla, dalle nostre terre abruzzesi, che mi ha colpito per il sapore tenue e delicato, non eccessivamente dolce, e per una cremosità pastosa che ricorda la Nutella.

E a proposito di Nutella, chiudo con il Cioccomiel, un miele mescolato con pasta di nocciola e cacao, che quest’anno ho trovato ancora più equilibrato e goloso del solito. Un solo avviso: può creare dipendenza!

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Abruzzese, ingegnere per mestiere, giornalista per passione, ha iniziato a scrivere nel 1998 per L’Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri, con cui ancora collabora. Vino, distillati e turismo enogastronomico sono la sua specializzazione. Nel tempo libero (poco) prova a fare il piccolo editore, gestendo una società di portali di news e comunicazione con un bel seguito in Abruzzo e a Roma. Da una decina d'anni collabora con la guida Vinibuoni d'Italia del Touring Club, seguendo soprattutto la regione Abruzzo (ma va?). Da una quindicina scrive su Acquabuona, la più longeva testata web di enogastronomia in Italia. Organizza eventi e corsi sul vino, spesso in Abruzzo (si vabbè...lo abbiamo capito!).

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