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Degustazione

Piemonte: Vicara, tra grignolino e riso

La doppia anima della famiglia Visconti corre tra la Lomellina e il Monferrato. Lomellina per il riso e la silvicoltura, Monferrato per il vino.

Due terre a confronto. In Lomellina la famiglia Visconti è presente fin dalla metà del XV secolo: silvicoltura e agricoltura, in particolare la coltivazione del riso e del pioppo, con importanti attività di riqualificazione del territorio e una forte azione di rimboschimento, attività si muovono nel verso della ricerca di una sempre maggiore sostenibilità ambientale nell’area del Po e del Sesia.

In Monferrato, invece la famiglia giunge nel 1858 con l’acquisto del Castello di Ozzano, un gioiello perfettamente conservato che, dalla sua posizione, domina una grande fetta di pianura fino alla serra morenica del nord Piemonte. In questi luoghi inizia il rapporto con la vigna che si trasforma, nel 1992, in partnership con le famiglie Cassinis e Ravizza, nel progetto Vicara (dalle iniziali dei loro cognomi).

Un progetto all’epoca innovativo che nasce con lo scopo di valorizzare i vitigni del territorio.
Dal 2022 la proprietà esclusiva viene acquisita dai cugini Giuseppe ed Emanuele Visconti.
Oggi la tenuta si estende su 70 ettari di cui 33 vitati condotti in agricoltura biologica.

Come per una sorta di ribellione, Giuseppe ed Emanuele hanno deciso di coltivare i vitigni che sono tipici del territorio con uno stile che supera le volubili richieste del mercato per rimanere ancorati a un’autenticità vera e rispettosa di ambiente, persone e territorio cercando di essere di supporto per la crescita comune.
Una scelta forse facile oggi ma che anche nel recente passato era decisamente controcorrente.
Quindi Cortese e Chardonnay, Freisa, Barbera e, soprattutto, Grignolino.

Ed è in particolare su quest’ultima varietà che si sono concentrati gli sforzi di Vicara, il Grignolino è il cuore dell’identità aziendale sin dal 1974 quando l’allora vecchio socio Giuseppe Ravizza fu tra i firmatari della DOC Grignolino del Monferrato Casalese.
Il Grignolino è un vino che, quando ben gestito, rivela ottime caratteristiche e una straordinaria longevità e che può essere bevuto a tutto pasto. Con l’esperienza maturata e con la consapevolezza delle potenzialità, Vicara è stata tra i soci fondatori dell’Associazione Monferace, associazione che vuole ridare dignità a un vino che per secoli fu amato e ricercato in tutte le corti italiane ed europee, da re e personaggi illustri.

Passando dalla teoria ai fatti, cosa c’è di meglio di un menu appositamente creato dallo chef Andrea Ribaldone per consentirci di provare l’abbinamento del Grignolino con vari piatti, piatti tutti ovviamente a base di riso per non tradire l’altra passione della famiglia.

Si comincia con gli snack di benvenuto abbinati a Domino, Brut Rosé Metodo Martinotti. Una delle peculiarità del Grignolino è la sua versatilità in vinificazione. Ecco, quindi, uno spumante fresco e generoso che svolge perfettamente la sua funzione. La semplicità è solo apparente e il nerbo e la piacevolezza fanno scomparire ogni possibile resistenza sulla spumantizzazione di questo vitigno le cui caratteristiche che, solo se ben gestite, possono essere in linea con le esigenze dettate dalla presa di spuma.

Una Tarte Tatin di Pomodoro con Pasta Brisé al riso e fonduta di fiandino riserva è stata abbinata al .G, Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2024. Dal colore granato scarico con i suoi sentori di fiori e frutta rossa insieme ad agrumi e spezie riesce ad accompagnare ottimamente il piatto grazie anche al suo carattere scalpitante dato da freschezza e sapidità. Tannino fine e grande la piacevolezza.

Il Riso Futurista, un risotto dagli intensi profumi, è stato abbinato a Mimì, Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2023. Ottima concordanza con il cibo per questo vino dedicato dai cugini Visconti alla nonna comune che ha trasmesso loro i valori della cura e della pazienza. Colore rubino e profumi di frutti di bosco maturi, di spezie e di fiori. Deciso e schietto al palato dal tannino marcato e dalla buona freschezza.

Con il Luccio Perca “alla milanese” è stato abbinato Uccelletta, Grignolino del Monferrato Casalese Doc 2021, un Monferace dai toni del rosso rubino screziati di granato che matura per 24 mesi in botti grandi di rovere. Elegante al naso nel quale emergono sentori di frutta rossa, di spezie e di talco. Pieno al palato della buona freschezza e dal tannino ben presente. La sapidità arricchisce il sorso dalla buona persistenza e il passaggio in legno dona volume.

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Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.

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