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Umbria – Un viaggio tra vini e produttori delle colline di Marsciano (PG)

Nelle letture vinicole riguardanti l’Umbria, terra dalle mille sorprese, ricorreva spesso il nome di un luogo a me sconosciuto: Marsciano.

Un’amena località posta lungo la Valle del Tevere e ben rappresentata da un piccolo manipolo di produttori che ambiscono a raggiungere la gloria delle altre Denominazioni di Origine.

Pur ricadendo nella Doc Colli Perugini infatti, praticamente tutte le etichette escono come IGT Umbria, manifesto del desiderio e dell’esigenza da parte dei suoi vignerons di ottenere una precisa delimitazione sottozonale.

Al momento però, devono accontentarsi di appartenere al bellissimo itinerario della Strada dei Vini del Cantico, fatto di piccoli borghi antichi adagiati su dolci declivi pieni di luce.

E chiamatelo poco. Da autentico traino fu la potente famiglia dei Conti Faina di San Venanzo, che annovera nel proprio albero genealogico Zeffirino, senatore d’Italia, ed il nipote Eugenio.

 

Filantropo, innovatore e promotore culturale, Eugenio cambierà in meglio le amare condizioni della vita contadina, arrivando nel 1906 a fondare l’Istituto Internazionale di Agricoltura, prototipo dell’attuale FAO.  Ristrutturerà inoltre paesi e strade impraticabili, consentendo l’avvio di una forma di agricoltura moderna.

 

Le varietà coltivate si basano essenzialmente su vitigni autoctoni per i bianchi, in particolare il Grechetto di Todi (Clone G5) ed alloctoni internazionali per i rossi, comprendendo anche una piccola enclave dedicata al Pinot Nero davvero promettente.

Promotore del confronto con quattro piccole realtà del territorio è stato l’enologo Maurilio Chioccia che da tempo lavora assiduamente per creare qualità e consenso, valori riconosciuti in molte guide del settore.

Devo premettere che la strada è ancora lunga, nonostante gli ottimi propositi, ma la scelta di mantenere prezzi decisamente commoventi e convenienti in rapporto al valore intrinseco dei prodotti consente di bere bene e divertirsi senza svuotare il portafoglio.

Cominciamo proprio dai Conti Faina con la loro storica cantina di Collelungo, scavata oltre 100 anni fa nella roccia sottostante il castello. Venticinque gli ettari vitati e condotti con cura amorevole da Angelica Faina e suo marito Stefano, con ulteriori cinquanta ettari dedicati ad oliveto.

Molto gradevole il Brut Senatore Zeffirino – metodo Charmat lungo da Pinot Nero e Chardonnay. Classiche essenze di erbe mediterranee date del Pinot, ben accompagnate dal frutto vivace a polpa bianca in stile pera Williams.

 

Un gradino oltre il Macchia della Torre 2019  da Chardonnay e Verdicchio (clone utilizzato a Matelica), e piccola macerazione sulle bucce. Affina su fecce fini e matura in bottiglia per il resto del tempo. La natura vulcanica del terroir viene espressa da forti richiami minerali. Seguono, in elegante progressione, fiori di gelsomino e scorze di cedro. Circa 6 euro in cantina.

La Tenuta Affaitati sorge invece a San Venanzo, Località Vocabolo Colonna su terreni ricchi di rocce vulcaniche chiamate, per l’appunto, “venanzite”, frutto della presenza oltre 200 mila anni fa di tre centri effusivi ed eruttivi: il Mar di San Venanzo, l’anello di Tufo di Pian di Celle e quello dei lapilli di Celli.

Olga Cristina Adamo Affaitati prende in mano le redini lasciate dal marito prematuramente scomparso, non soltanto per un ricordo affettivo, credendo fortemente nel progetto che ha contribuito a costruire negli anni. I suoi vini la stanno ripagando con gli interessi dei tanti sacrifici sofferti. Appena un ettaro e mezzo vitati e tre etichette rare e coinvolgenti.

Per esempio Campo dei Meli 2018, da uve Grechetto di Todi dimostra una vitalità scattante con note di agrumi ancora acerbi, e spinta minerale lunghissima. Naso rivedibile, molto rustico, ma per 7 euro franco cantina un occhio (anzi una narice) lo si chiude volentieri.

La proposta della sua Riserva, il Venantium “Don Pietro” 2018, nata da Sangiovese, Merlot e Ciliegiolo dai filari più alti della vigna, regala un ottimo tannino cesellato, merito del riposo in tonneau per 24 mesi e di una annata equilibrata. Uscirà presto in commercio in pochissimi esemplari da custodire gelosamente.

Villa Bucher offre invece ospitalità in una residenza di lusso immersa nelle campagne umbre. Poco meno di 7 ettari di vigneto, di proprietà svizzera, propone una buona selezione di prodotti sempre a costi competitivi per il consumatore.

 

L’assaggio maggiormente interessante riguarda il Terre dei Castelli 2019 vino dal colore d’oro lucente a maggior presenza di Sauvignon Blanc in blend a Chardonnay. Cedro nitido di varie sfumature, arricchito da un corredo di zagare fresche, ginestra e gelsomino. Sorso appagante, che genera un ampio sorriso pensando agli appena 6 euro spesi per la bottiglia.

Chiudiamo il mini tour con i padroni di casa, che ci hanno ospitato in una sala degustazione dal panorama unico ed invidiabile:  Tenuta dei Mori. Azienda a conduzione familiare gestita da Nicolò Vicaroni a Villanova, un piccolo borgo del Comune di Marsciano.

 

Buona l’espressione del loro Cumulus 2018, Sangiovese al 60% unito in parti uguali tra Refosco ed Alicante. Succoso e fruttato, pieno di amarene mature e violette appassite. Solo acciaio e vetro che conferiscono al vino dinamicità e leggerezza.

Da attendere invece la Riserva Alto Cumulus 2018 ancora troppo marcata da note boisé da addomesticare con il giusto riposo in vetro.

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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