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Umbria – Terre Margaritelli: un viaggio tra i vini della piccola Doc Torgiano

Il primo di tre appuntamenti, dedicati a zone vitivinicole umbre che meritano maggior attenzione e visibilità. Una di queste, la piccola Doc Torgiano, nasce dalla dedizione di un personaggio leggendario dell’enologia italiana come Giorgio Lungarotti. Creata certamente sotto i migliori auspici, con gli anni vide però mancare quel giusto sprint per ambire agli alti livelli nella competizione con le blasonate eccellenze nostrane. Un vero peccato considerando il particolare terroir, interessante sia per esposizioni che condizioni pedoclimatiche ed esaltato dalla qualità complessiva dei suoi prodotti. Un distacco tra “ciò che è e ciò che potrebbe essere”, che speriamo di poter contribuire a colmare, raccontando la visione produttiva di una delle sue importanti realtà: Terre Margaritelli.

L’azienda nasce ufficialmente negli anni ’40 del novecento per volere di Ferdinando, nonno degli attuali proprietari Andrea e Dario Margaritelli. La loro è stata una nota famiglia di boscaioli con la mentalità dei grandi imprenditori: dal commercio del legno, alla sua lavorazione per fare traversine ferroviarie, financo al brevetto di macchinari utili a tale scopo. Senza dimenticare le felici esperienze della segheria di Borgogna e di Listone Giordano, conosciute ormai in tutto il mondo e che danno lavoro a migliaia di persone.

Anche la vite, a ben pensarci, è fatta di legno, visibile al primo sguardo e nelle espressioni tanniche dei suoi frutti. Come in altre storie, c’è sempre un fondatore che si innamora della terra e del vino fino ad acquisire terreni e cantina per diventare vigneron professionista. Non fosse stato per un momento di crisi e distacco del secondo dopoguerra i Margaritelli avrebbero potuto tranquillamente affermare il loro primato nella Denominazione.

Invece il compito di recuperare tempo perso è toccato ai figli di Giuseppe, nipoti di Fernando, con l’avvio della fase di vinificazione ed imbottigliamento del raccolto, a discapito della semplice vendita di uve a terzi.

Un pizzico di audacia e follia, ben indirizzata al successo dall’enologo Maurilio Chioccia e dal direttore marketing Federico Bibi. Attualmente sono in commercio con 12 etichette, forse eccessive ed alcune da numeri davvero risicati sul totale annuo di circa centomila bottiglie. Dario, però, vuole accontentare il gusto anche del cliente più esigente.

Un enorme sforzo iniziato nel 2003 e che vede quasi la metà del fatturato provenire dall’Umbria stessa, tra ristoratori locali e punto vendita diretto. Un segnale del difficile appeal che vive l’areale nel presentarsi, Urbi et Orbi, all’Italia ed al resto del mondo.

Da sinistra: Dario Margaritelli, Maurilio Chioccia, Federico Bibi

Eppure i vini assaggiati, quasi la metà della linea aziendale, dimostrano buonissime intenzioni e sono molto accattivanti nel rapporto qualità-prezzo.

Cominciamo dal primo dei campioni e lo facciamo con un bianco, il Costellato 2019 Bianco di Torgiano Doc:

Blend di Trebbiano, Fiano, Viogner, Chardonnay ed altri, molto agrumato dall’inizio alla fine. Forse ridondante nelle note di freschezza particolarmente accentuate, dimostra un potenziale evolutivo impressionante, proprio per queste note più dure e verticali da domare con ulteriore riposo in vetro.

Greco di Renabianca 2018 Igt Bianco dell’Umbria

Grechetto (clone G5) in purezza, con fermentazione in barrique di primo passaggio. Vino che nasconde un grandissimo impegno nella ricerca dei legni perfetti, in collaborazione con maestri d’ascia, tonnellerie e produttori francesi. Utilizza un particolare rovere proveniente dalla foresta di Bertranges dalla grana più fine e meno preponderante negli aromi. Struttura, possenza ed espressività: la spezia non manca, insieme al corredo di nocciola e mandorla tostata, ma si ravvisa subito una essenza di cedro maturo e zagara appassita molto rinfrescante.

Freccia degli Scacchi 2017 Torgiano Rosso Riserva Docg

Sangiovese in purezza, dedicato al nomignolo di un generale della battaglia medievale di Miralduolo, per la conquista di Perugia. Dodici mesi di affinamento in barrique di secondo passaggio utilizzate in precedenza per la vinificazione del Greco di Renabianca. Ci mette un po’ ad aprirsi, dimostrando carattere elegante e non esuberante. Il tipico Sangiovese umbro, meno aggressivo di quello toscano, meno accomodante di quello romagnolo, ma sempre espressivo. Un vero Cicerone nel narrare il proprio territorio di appartenenza.

Rosso nella sostanza, con la classica ciliegia matura ed i petali di rosa rossa, delicato nel tannino e dal finale quasi salmastro per la presenza di uno strato di calcari ed areniti frammiste ad argilla compatta.

Pictoricius 2017 Torgiano Rosso Riserva Docg

Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio, è stato un grande protagonista del Rinascimento umbro, attivo non solo nella regione in cui nacque, ma anche in diverse città dell’Italia come Roma dove ricevette commesse da ben cinque Papi. Il prezzo (circa 110 euro in cantina) potrebbe spaventare a primo acchito il consumatore, ma ne vale davvero la pena. Ottima la progressione succosa molto scura di mora in confettura e pepe nero in grani. Vira subito su essenze di scorza d’arancia e chinotto, gradevoli ed eleganti e chiude ampio al palato, grazie ad una trama antocianica ricca e di sapore. Promette lunghissima vita.

L’Umbria lascia sempre il segno nei cuori di chi la sa scoprire.

 

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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