Vi avevamo già parlato dell’azienda Marco Parusso su Vinodabere (link1, link2), un vignaiolo langarolo che all’inizio della sua avventura ha faticato, come tanti altri, a far conoscere il Barolo.
Il papà di Marco aveva iniziato a imbottigliare vino nei primi anni Settanta, ma senza grande successo. Quel Nebbiolo così difficile da coltivare e così costoso alla vendita non aveva in quegli anni una grande richiesta.
Come molti ragazzi delle Langhe, Marco si iscrive alla scuola enologica di Alba, non perché sognasse di diventare vignaiolo, ma perché era una scuola concreta, improntata più sulla manualità che sullo studio e a lui sembrava essere la più congeniale.
Si è nel frattempo giunti agli anni Ottanta, quando un manipolo di giovani produttori: Domenico Clerico, Luciano Sandrone, Giorgio Rivetti, Enrico Scavino, Elio Altare, iniziarono a fare la storia e le fortune di questi luoghi.
Capitanati da Domenico Clerico e successivamente da Marco De Grazia compresero che per avere successo i piccoli produttori di Barolo dovevano emulare i vigneron di Borgogna, attraverso un nome proprio, una parcella propria e una propria identità. E cosi è stato…….nacquero i Barolo Boys.
Marco Parusso insieme alla sorella Tiziana, sua grande tifosa in questo progetto, e con la collaborazione degli anziani del posto inizia a coltivare le vigne di proprietà e oggi insieme alla sorella gestisce un’azienda di 23 ettari per la maggior parte coltivati a Nebbiolo.
Oggi vogliamo parlarvi del Metodo Classico Extra Brut Rosè 2015 da uve Nebbiolo.

Una bollicina che scaturisce dal vitigno più emblematico delle Langhe e proprio per questo non vuole sfigurare con il suo più blasonato fratello, il Barolo.
Sosta sui lieviti per ben 100 mesi e nasce più che da un’idea da una sfida, quella di replicare in chiave moderna le antiche tradizioni delle Langhe, perché del Nebbiolo spumantizzato già se ne aveva memoria sin dalla prima metà dell’Ottocento, più precisamente a Barolo, a Pollenzo, a Novello.
Avevamo già avuto modo di assaggiare l’annata 2012 in passato e ne eravamo stati positivamente colpiti, oggi con l’ultima in commercio la 2015 non possiamo che rimarcare l’eleganza e la piacevolezza.
Marco Parusso ha saputo domare il nebbiolo fino a farlo divenire un vitigno che ben si appresta ad essere spumantizzato, nel calice, un perlage vivace accompagna un rosato intenso a mostrarci che non ci troviamo davanti al solito spumante scalpitante e acerbo, ma a una bolla ben più importante.
Profumi di pasticceria si accompagnano a note mardorlate, d’arancia, frutta candita e pesca matura, seguite da sentori minerali.
Il sorso è pieno, intrigante ed elegante, ma è la freschezza a farla da padrona permettendo all’assaggio di essere sempre piacevole, per poi concludere con ricordi agrumati che e ci invitano ad un nuovo sorso,