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Tommasi al Team’s Day: Degustazione Verticale di Annate Storiche dell’Amarone Classico e del Cru Ca’ Florian

La scorsa settimana, in occasione del Team’s Day organizzato dall’Agenzia Macoratti presso Villa Appia Antica a Roma, abbiamo avuto il piacere di incontrare uno dei principali produttori di una rinomata zona vinicola italiana, la Valpolicella. Parliamo di Tommasi Wine, protagonista di una degustazione esclusiva di vecchie annate di Amarone, guidata da Marco Reitano, un autentico punto di riferimento per il confronto e l’apprezzamento di questo grande vino da invecchiamento.

A parlarcene è Piergiorgio Tommasi, rappresentante della quarta generazione di una storica azienda familiare fondata nel 1902, dunque con oltre 120 anni di storia, situata in collina nel cuore della Valpolicella Classica, tra Verona e il Lago di Garda. Oltre il 70% della Valpolicella Classica storica è costituito da vigneti collinari, che si trovano a un’altitudine massima di 380-400 metri. 

Fondata dal bisnonno e dai due nonni, l’azienda è oggi gestita da quattro fratelli, di età compresa tra i 78 e gli 86 anni, ancora pienamente attivi, affiancati da nove figli, appartenenti alla nuova generazione, ognuno con una mansione ben definita. 

Nel corso degli anni si è assistito a una significativa espansione. Oltre al grande investimento in Valpolicella, con l’acquisizione di 10 ettari nel 1920, si sono aggiunte altre aziende italiane al gruppo, da Montalcino per arrivare fino alla Puglia, all’Oltrepò Pavese e infine, tre anni fa, è stata acquisita una piccola tenuta sull’Etna, di sette ettari che produce due vini in quantità estremamente limitate.

Grazie alla determinazione di due uomini tenaci, il padre e lo zio di Piergiorgio, in vent’anni di investimenti si è arrivati oggi a gestire circa 900 ettari sparsi per l’Italia, destinati alla produzione sia di vino che di olio. Ogni fase produttiva viene seguita con cura, dalle vendemmie alle vinificazioni, fino all’imbottigliamento delle varie tenute. Le spedizioni, sia nazionali che internazionali, vengono centralizzate a Verona.

La prima etichetta di Amarone, nata nel 1959, richiama ancora i cortili patriarcali del passato, quando le famiglie vivevano insieme e si lavorava con i buoi, prima dell’avvento dei trattori. All’epoca si producevano principalmente Valpolicella e Recioto, mentre l’Amarone arrivò dopo. 

La zona classica storica copre circa 3.700 ettari, a cui si aggiungono ulteriori 4.000 ettari, per un totale di circa 8.000 ettari che comprendono l’intera area della Valpolicella. La parte allargata, pur essendo esterna alla zona più tradizionale, rientra comunque nella denominazione di origine controllata e garantita dell’Amarone (DOCG dal 2010) e si estende dalla città di Verona in direzione di Vicenza. All’interno della denominazione, la sottozona “Classico” rappresenta la parte storicamente più antica e include i comuni di San Pietro in Cariano, Negrar, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Fumane e Marano.

I terreni variano notevolmente sotto il profilo geologico portando a stili di Amarone completamente differenti: nella zona verso Verona, i suoli sono più ricchi e scuri, con una maggiore presenza di humus, argilla e una componente di marna. Al contrario, nell’area che si avvicina al Lago di Garda, grazie alle glaciazioni, i terreni sono più chiari, magri, sassosi e ghiaiosi, con una composizione molto povera. 

L’azienda, in conversione biologica, gestisce complessivamente 122 ettari di terreno, suddivisi in piccoli appezzamenti. In Valpolicella, infatti, non esistono grandi superfici e variano generalmente dai 7 ai 10-15 ettari al massimo. A ciascuna di queste parcelle, che comprendono vigneti storici, è stato attribuito un nome tradizionale. 

Secondo il disciplinare, è consentito raccogliere fino a 120 quintali di uva per ettaro, ma solo il 40% di questa quantità può essere selezionato per la produzione dell’Amarone. Un aspetto interessante è che tutte le vigne sono terrazzate, sostenute da muretti a secco, realizzati in passato con pietre locali, che di giorno accumulano calore solare, mentre di notte lo rilasciano gradualmente, favorendo così la maturazione delle uve. 

La prima selezione dell’uva avviene manualmente, utilizzando cassette di plastica forate. Si tratta di tre varietà principali: Corvina, Rondinella e Molinara, che vengono raccolte tardivamente, intorno alla fine di settembre, mentre l’Oseleta, ha un ruolo differente rispetto alle altre uve. È una varietà molto particolare, caratterizzata da acini piccoli che apportano notevoli quantità di colore e acidità al vino; la sua presenza viene limitata a una percentuale che varia tra il 2% e il 5%, per evitare di alterare le caratteristiche tipiche di questo vino.

Dopo un’accurata selezione iniziale, l’uva viene trasferita nei fruttai superventilati per avviare il processo di appassimento. Circa 170.000 cassette vengono utilizzate ogni anno, consentendo la produzione di 145.000-150.000 bottiglie di Amarone. Ogni cassetta contiene circa 7 kg di uva, che viene lasciata appassire per un periodo di quattro mesi, da ottobre a gennaio, ad una temperatura tra i 15 e i 17 °C e  un’umidità sotto il 70%. Al termine dei quattro mesi, l’uva appassita viene pigiata, perdendo circa il 50% dell’acqua contenuta negli acini, il che ne concentra ulteriormente le proprietà. La prima pigiatura dà origine a un mosto particolarmente dolce, noto come Recioto, considerato l’antenato dell’Amarone. Per la fermentazione si utilizzano esclusivamente lieviti indigeni.


Due vini profondamente diversi

L’Amarone Classico proviene da una selezione delle vigne più pregiate e viene affinato in botti grandi di rovere per tre anni, superando il minimo di due anni previsto dal disciplinare. Le botti utilizzate hanno una capacità di 70 ettolitri, formato tradizionale e storico per i produttori della Valpolicella.

Il Cru Ca’ Florian, invece, è un vino ancora più esclusivo, prodotto da un singolo vigneto di soli 2,5 ettari e con una tiratura limitata a circa 6.500 bottiglie. Essendo una riserva, il suo affinamento è più lungo: quattro anni in legno, di cui uno in tonneau da 500 litri e i restanti tre in botte grande. Questo processo consente di conferire al vino sfumature eleganti di vaniglia, tabacco e cacao, senza che il legno risulti troppo invadente. Non tutte le annate sono destinate alla produzione di questo Cru: sin dalle origini, introdotto dal bisnonno, si decise di vinificarlo solo negli anni considerati eccellenti. Fortunatamente, le recenti vendemmie non sono state pessime, permettendo così di continuare la tradizione.

Per entrambi gli Amarone della Valpolicella nel blend si predilige l’uso della Corvina (70%), una varietà caratterizzata da una buona acidità e da una buccia spessa e croccante, ideale per il processo di appassimento grazie alla sua struttura e resistenza. Nota anche come “la regina” per le sue qualità: rotondità, dolcezza, piacevolezza e un bouquet fruttato che richiama la ciliegia croccante e quella sotto spirito. A completare la miscela, il 20% è rappresentato dalla Rondinella, un’uva dalle caratteristiche peculiari come la tonalità chiara, l’elevato contenuto di glicerina e la pruina, una sostanza protettiva che si trova sulla buccia.

La degustazione: verticale di Amarone della Valpolicella Classico Docg

2021

Annata particolarmente favorevole per la vendemmia. L’inverno ha registrato livelli di piovosità moderati, la primavera è trascorsa secondo ritmi regolari, e durante l’estate non si sono verificati picchi di caldo critico che avrebbero potuto compromettere le coltivazioni. Rimane comunque cruciale la fase dell’appassimento, uno step che richiede una cura meticolosa e un monitoraggio costante ogni giorno per selezionare accuratamente il prodotto.

Il colore è intensamente rubino con leggeri riflessi che tendono verso il porpora granato lungo i bordi. Al naso emerge subito una base speziata contornata da fava di cacao, il profilo fruttato si rivela con intensità, la ciliegia, inconfondibile firma dell’Amarone, domina la scena, accompagnata da sfumature di fico rosso maturo, mentre una caratteristica nota balsamica rievoca l’influenza del territorio, del lago e dei suoi terreni. È proprio questa qualità balsamica e iodata a donare freschezza e complessità all’olfatto.

Al palato, si conferma speziato e vigoroso, con una buona acidità e una pulizia sorprendente. Il frutto si presenta nitido e avvolgente, mentre la materia prima di grande qualità spicca per eleganza. Una leggera trama tannica offre un grip raffinato e mai invasivo, rendendo ogni sorso sorprendentemente scorrevole e piacevole. La persistenza sul palato è lunga e soddisfacente, segno tangibile della sua promettente longevità. 

2017

Il 2017 si è rivelato un anno climaticamente meno favorevole. L’inverno è stato particolarmente rigido, ma fortunatamente, nella seconda parte della stagione, il caldo è finalmente arrivato, accompagnato da quelle piogge che erano quasi del tutto mancate nei mesi freddi. La produzione ha subito un lieve calo in termini di quantità, ma il risultato finale, pur ottenuto con difficoltà, si distingue per alcune peculiarità: il colore del vino appare più scuro rispetto al solito e, con qualche anno in più, l’olfatto si arricchisce di sentori evoluti come note di caffè e una marcata sensazione di tostatura del legno. 

Si percepisce nel calice una grande concentrazione e densità: è uno di quei vini in costante evoluzione. In dieci minuti di aerazione cambia continuamente, mostrando un’eccellente profondità cromatica. Il colore è intenso, dal porpora scuro fino ai riflessi granati. 

Al’olfattiva, emergono note di liquirizia fresca e tabacco, accanto ai tipici aromi speziati come il pepe bianco che spicca per la sua delicatezza e alle foglie di eucalipto. In questo vino, la ciliegia si presenta in una veste fresca e balsamica che conserva vivacità, fondendosi anche con l’alcol e il legno per arrivare a sfumature di ciliegia sotto spirito, una caratteristica distintiva degli Amarone d’annata.

In bocca, il frutto si manifesta in modo più armonico rispetto all’annata precedente. Emergono caratteristiche muscolari che evocano una mineralità quasi carnosa: sensazioni ematiche invadono il palato, accompagnate da note fruttate che ricordano un succo concentrato di arancia rossa sanguinella. Il trascorrere del tempo non ha minimamente intaccato l’acidità, anzi ha permesso al vino di sviluppare venature più complesse, offrendo una sottile fusione evolutiva legata al frutto.

Il risultato è un vino maturo, ricco e strutturato, che conserva un cuore fresco grazie al territorio d’origine. Al sorso è un evolversi di note speziate e sentori di frutta rossa matura come ciliegie sotto spirito, marmellata scura, prugne, more e tanto cassis. Il tannino appare presente ma dolce, ben integrato e, allo stesso tempo, indice di una longevità potenziale ancora maggiore.

 2013

Il 2013 è stato caratterizzato da un inverno piuttosto lungo, ma non particolarmente rigido. Con l’arrivo della primavera si sono manifestate piogge abbondanti, mentre l’estate calda ha contribuito a ristabilire la vigoria delle viti, portando in cantina uve di altissima qualità.

Presenta un colore rosso granato particolarmente concentrato, con una brillantezza che si intensifica verso i margini, arricchiti da lievi sfumature aranciate. All’olfatto spicca un bouquet intenso di prugne secche, di ciliegia sottospirito, accompagnato da una nota balsamica che dona freschezza e una leggera percezione di vaniglia proveniente dalle nuove botti utilizzate in cantina, un dettaglio piacevole e ben integrato. La parte più interessante emerge dal cuore fruttato, arricchito da spezie, con una freschezza tipica di montagna che rende l’esperienza olfattiva armoniosa e vivace. A completare il quadro aromatico vi è un contorno di cacao in equilibrio con una nota minerale rinfrescante e incisiva.

Il gusto sorprende per la sua vivacità: il succo è ricco, il tannino si percepisce in modo evidente, ma senza mascherare il frutto fresco, dimostrando una qualità straordinaria e una struttura perfettamente bilanciata. Nonostante i 13 anni passati, il carattere fruttato rimane vivo e l’acidità ben calibrata. Risulta incredibilmente piacevole e armonioso, con una morbidezza che facilita la beva rispetto a vini più strutturati. Paradossalmente, sembra più giovane della sua età, probabilmente grazie all’annata eccezionale e malgrado i suoi 15 gradi alcolici, la sensazione di calore resta discreta, lasciando spazio a una spiccata freschezza e ad una buona acidità che definiscono l’identità del vino del 2013. Un’annata inconfondibile per finezza ed equilibrio.

2010

Anno eccezionale, nonostante alcune difficoltà per i produttori. L’inverno ha portato molta pioggia, con persistenza anche in primavera, rallentando parzialmente lo sviluppo vegetativo delle viti. Tuttavia, l’estate ha regalato ottime escursioni termiche che hanno favorito la maturazione delle uve. Alla fine, sono stati raccolti grappoli straordinari, portati in cantina in condizioni ottimali.

Dopo essere stato decantato per i depositi, si presenta con un intenso porpora che sfuma verso tonalità aranciate sui bordi, mantenendo una brillantezza rubino, limpida e accattivante.

Qui emerge tutto il carattere tipico dell’Amarone: concentrati profumi di frutta sotto spirito, amaretto, un accenno di tabacco e una nota balsamica che sostiene il bouquet. Compaiono anche sentori di cacao in polvere, accompagnati da sfumature terziarie sottili come cuoio, sottobosco e terra. Si percepisce una componente ferrosa e minerale legata al terroir.

Al sorso riflette appieno le sensazioni olfattive, l’acidità, leggermente pronunciata, dona vivacità e ulteriore complessità con richiami a prugna appassita e marasca che esplodono in bocca. Sebbene abbia 16 anni sulle spalle e una gradazione alcolica di 15 gradi, mostra ancora una straordinaria vivacità, senza segni di cedimento o stanchezza. Al posto delle note di frutti rossi marmellatosi, prevalgono sfumature agrumate e fresche con una spalla acida ben marcata che stimola la salivazione. Il finale è lungo e lascia in bocca una dolcezza intrigante di cacao che invita a scoprire ogni sfumatura. Un vino davvero stimolante e irresistibile.

Due annate Riserva a confronto del Cru Ca’ Florian Amarone della Valpolicella

2016 Docg

Cru nato nel 1985, prodotto in quantità estremamente limitate, come già accennato, da una piccola vigna con esposizione a Ovest che beneficia della luce solare fino alle 20. 

Viene realizzato esclusivamente nelle annate d’eccezione,  presenta una gradazione alcolica di 15,5% e affina inizialmente in tonneau semi-usati e successivamente in botti grandi da 70 litri.

L’annata 2016 evidenzia un colore ancora sorprendentemente giovanile per un vino di dieci anni, un porpora violaceo brillante che si riflette vivacemente sulle pareti del calice. Al naso rivela un’intensa freschezza balsamica, evocando il profumo di erbe aromatiche come la salvia, emergono la tipica ciliegia fresca e la prugna affusolata, simile alla varietà “coscia di monaca”. Il bouquet aromatico è nitido e rinfrescante, con note di tabacco fresco che arricchiscono il quadro olfattivo.

Il suo sorso è pulito e pieno di carattere. La sensazione è di grande finezza: avvolgente, vellutata, con una presenza elegante e ben definita. Sul finale emerge una complessa mineralità, che aggiunge profondità e struttura. Si tratta di un vino equilibrato e armonioso, ma con un carattere deciso e un’architettura gustativa ricca e stratificata.

2003 Doc

Frutto di un’annata estremamente calda, caratterizzata da temperature notturne che hanno raggiunto i 41 gradi, senza possibilità di irrigazione e in assenza di precipitazioni significative, la produzione è stata inevitabilmente molto limitata. Le condizioni climatiche avverse hanno causato un appassimento precoce dei grappoli direttamente sulla pianta, rendendo necessario il loro taglio a metà e un ulteriore processo di appassimento per un periodo compreso tra cinque e sei giorni. 

Si presenta con una tonalità intensa e scura, praticamente impenetrabile, cui corrisponde una concentrazione altrettanto marcata nel frutto. Il profilo aromatico si distingue per una complessità sorprendente: prevale un carattere speziato che dialoga armoniosamente con sentori di mora e prugna, introducendo poi una nota mentolata che si intreccia con sfumature di radice di liquirizia. A queste si aggiungono accenti più dolci, evocativi della liquirizia lavorata, arricchiti da sensazioni minerali che richiamano sabbia e note gessose, in perfetto equilibrio con il frutto. 

In bocca ha un sapore straordinario: succoso e coinvolgente, con richiami di arancia dolce intrecciati a lievi suggestioni di macchia mediterranea. La persistenza gusto-olfattiva è letteralmente infinita. Un’esperienza degustativa sensazionale e memorabile, capace di lasciare un’impronta indelebile nella memoria.

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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