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Michele Satta, Bolgheri e trent’anni di Piastraia

Azienda storica e mente giovane, un’accoppiata vincente che racconta la complessità di Bolgheri attraverso il patron dell’azienda, Michele Satta, incontrarsi con la nuova generazione incarnata dal figlio Giacomo. Cronaca di un rinnovo annunciato tradotto oggi nel ribaltamento della storica etichetta, Piastraia. Vino concepito nel 1994, questo è il primo del territorio a definirsi Bolgheri Rosso e nel 2012 a essere promosso Bolgheri Superiore, nella piena interpretazione matura delle uve. Inizialmente blend bordolese con anima mediterranea, prima Syrah poi Sangiovese, dall’annata 2023 prevede solo taglio bordolese con l’eleganza e perfezione stilistica di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. Un’etichetta che non cambia ma inverte i colori giocando tra rosso e bianco in una semplicità disarmante e funzionale, per parlare di un tempo mutato ma anche di una finezza e precisione che mantengono ferme il punto. Giacomo Satta figlio di Michele ne è piena espressione, con la sua visione che nulla lascia al caso, ma tende sempre più a ricalcare i contorni e ad amplificare una forte identità.

Giacomo Satta

Michele Satta ha ricoperto un ruolo fondamentale nella definizione di Bolgheri e i suoi vini ne sono diretta emanazione, ma oggi a condurre l’azienda sono le giovani menti, come Giacomo che orchestra passato e presente proiettati al futuro prossimo e Matteo braccio e anima della cantina.

Matteo

La cantina, regno dei giovani

Ad accoglierci in azienda è proprio lui, Matteo, responsabile in cantina e grande conoscitore di queste terre, dove è nato e cresciuto. Fonda la sua esperienza su una vita collaudata e spesa in ambito agricolo e da sempre a contatto con la vite. Oggi più che mai al servizio di pratiche che pur mirando al trascorso di traguardi raggiunti, si rivolgono alla tecnologia per sdoganare sistemi talvolta cristallizzati. Immancabile un giro in cantina, dove si ripercorre la storia dell’azienda dagli anni ’80, in un ambiente affascinante, suggestivo.  Michele, di origini sarde, era tornato qui per vendere frutta e verdura, in particolare fragole, poi la sua traiettoria ha preso altri spunti perché è stato l’uomo giusto al momento giusto e nel posto giusto. Negli anni ’90 Michele Satta firma insieme agli altri noti la Doc Bolgheri e da lì parte la storia che ha portato i 25 ettari di oggi a una grande fama. Lungimiranza e fiducia pur in assenza di nomi nobili alle spalle, per un seguito di ex debiti tutti estinti di cui ancora oggi non si pente. Uno spaccato magnifico del territorio si può vedere all’interno della cantina, la roccia madre esposta come in una vetrina traduce quale sia la dimensione fruibile dello strato di terreno e il che spiega perché tante vigne si trovino sulle zone pedecollinari. Proprio per una mancanza di profondità e di presenza di blocchi di marmo, mix di calcare e ferro e argilla, ma per lo più rocce dure impenetrabili. La complessità del terreno deriva dall’erosione di questo strato iniziale e sulla parte più alta, andando poi a svilupparsi in modo disomogeneo per vini assai diversi. Le scelte agronomiche mutano di pari passo alle macerazioni, i tempi di vendemmia si adattano allo stress idrico delle piante o alla distensione del terreno che in basso è ricco di acqua e sostanza organica. L’abbandono della scelta biologica è stato dettato da problemi di malattie che non potevano più essere sostenibili con pratiche stringenti e a volte poco mirate rispetto alle reali necessità in vigna. Il lavoro in cantina è opera di amanuensi che silenti imprimono alle uve quelle caratteristiche proprie dei diversi contenitori a cui sono destinate, come il cemento e le anfore che permettono micro-ossigenazione ottimale, perfetta gestione di temperature e maggiore pulizia.

Le fermentazioni sono cambiate rispetto alla linea di Michele Satta, grande tradizionalista, che ha però strappato rispetto ai suoi colleghi l’idea delle barrique nuove a tutti i costi, prediligendole usate. Il cambio di passo è un rinnovo nella vinificazione che punta alla fermentazione a grappolo intero, tumultuosa e spontanea. Selezionano le uve in campo, poi in cantina il cosiddetto sandwich, cioè tre strati, diraspato per un terzo, uva selezionata del clone migliore e di nuovo diraspato. Una tecnica a strati, di stampo francese, che permette una fermentazione classica per avere tannini e complessità, e una fermentazione carbonica che porta intensità di frutto. Ottima la soluzione per il Syrah e il Sangiovese.

La degustazione si sposta al piano di sopra nella elegante e sobria sala che sprofonda, con le sue ampie vetrate, fino al mare. Prima dei calici però un breve passaggio virtuale in vigna, perché qui di tecnologia si parla, non solo di visioni tradizionali.

L’azienda per monitorare le uve e indicizzare i dati si affida a un’applicazione, 4Grapes, che si basa sull’indice Bigot. Un sistema che raccoglie i dati rilevati in vigna e inseriti in una griglia che li elabora estrapolando le informazioni necessarie per intervenire o meno su più aspetti. In questo modo, abbiamo visto da un insieme di risultati che Matteo ci ha illustrato, che la qualità di alcuni impianti poco produttivi un tempo, oggi hanno acquisito un valore diverso, con uve sane e con indici ottimi rispetto a vari fattori come clima, esposizione, temperature e via dicendo. Insomma, un modo innovativo per estrarre dalle uve tutto il potenziale qualitativo andando ad agire in modo consapevole solo quando e come serve.

I vini di Michele Satta

Michele Satta ora è un’ombra silenziosa che passa in cantina e poco incide sulle scelte, ma sappiamo quanto abbia dato in passato alla viticoltura di Bolgheri e all’avvio di un’azienda che oggi è davvero all’apice dentro e fuori la denominazione, per qualità. I bianchi sono vanto e motivo di orgoglio, in una zona di rossi. Giacomo Satta, oggi vicepresidente del Consorzio Bolgheri e Bolgheri Sassicaia, ha infatti puntato molto su alcune varietà che potessero sdoganare l’idea di un bianco da spiaggia, ma farne un vessillo di nuove frontiere di ricerca e sperimentazione. Costa di Giulia Bolgheri Bianco Doc 2025, 60% Vermentino e 40% Sauvignon Blanc affina in cemento. Un sorso sapido, intenso, con dominante di frutta bianca, fiori, richiami vegetali. Cremoso e avvolgente, il corpo è pieno. Molto convincente.

GiovinRe, Bolgheri Bianco Doc 2024, una magnifica espressione di Viognier in purezza che qui viene curato al minimo dettaglio per evitare che la sua labile acidità decada prima del tempo. Nelle annate è cambiato molto, la prima vendemmia segnata dall’anfora, la seconda dal cemento e 2/3 in barrique, la 2024 ha consolidato l’idea di anfora e cemento. Il vino risulta agrumato, con sentori erbacei, forti sensazioni aromatiche, il finale lungo e discretamente balsamico, masticabile, un vino gustoso e di impatto morbido sul finale.

Bolgheri Rosso Bolgheri Doc 2023, da uve Sangiovese 30%, Cabernet Sauvignon 30%, Merlot 20%, Syrah 10% e Teroldego 10%.  Le uve sono prodotte su terreni sabbiosi, semplici e sciolti e da vigneti giovani. Per questo la direzione agronomica e enologica cambia per fare un autentico Bolgheri Rosso fin dall’inizio e non in fase di declassamento. Dunque, le estrazioni si abbassano e l’affinamento avviene in cemento e in parte in barrique vecchie. L’ettaro di Teroldego regala uve che rassicurano e che non hanno necessità di grandi interventi, un vero tesoro che va da solo. Il frutto rosso prende spazio lasciando un naso aromatico e piacevole. La bocca fresca ed elegante, quando al frutto succoso subentrano note minerali di grafite. La pulizia dei tannini invoglia la beva e richiama al sorso, affiancato da un colore nero come il petrolio che è la firma del Teroldego. Un Bolgheri bevibile e immediato ricco di acidità e slancio.

Cavaliere, Igt Toscana, 2022, Sangiovese in purezza. Il vino più “anarchico” della produzione, perché è l’anima di Michele Satta. Sangiovese o Cabernet? La partita è ancora aperta. Il cuore di Michele batte per il Sangiovese, da sempre l’unico, il suo, in purezza a Bolgheri, oggi con altre tre o quattro aziende che lo producono ed è il punto di riferimento del Sangiovese di costa e di mare. Fresco, fatto di frutto intenso e croccante e tanta acidità, senza rinunciare a una scia sapida piacevolissima. Ci si è arrivati eliminando i legni, credendo nel grappolo intero che regala volume e slancio. Dalla Vigna del Botro sulle argille che porta grande struttura e complessità, grazie anche un’annata calda.

Syrah, Igt Toscana, 2023, 4000 bottiglie l’anno, dalla Vigna Castagni, la più vecchia nel blocco originario dell’azienda, fermentazione a grappolo intero per il 30% con la differenza che la scelta dei legni va a seconda dell’annata. La 2023 è senza legno. Il resto lo fanno cemento e anfora. Lavoro in vigna di grande selezione dei grappoli. Questo vino è un’interpretazione moderna del Syrah, accodandosi a uno stile delle parti fresche del Rodano. Quindi, niente concentrazione e piuttosto ricerca al naso di una certa parte bruciata che richiama alla terra. Presenti frutta rossa e prugna secca ma lungi dalla marmellata. Un vino eccezionale.

Arriviamo a Piastraia, Bolgheri Superiore Doc, 2023, trentesima annata del vino e flag ship dell’azienda. Dai migliori vigneti di Cabernet e Merlot, si rinuncia al Sangiovese dalla 2023, e si punta sul potenziale del Cabernet Franc, piantato nel 2018. Michele ha sempre creduto tanto nel taglio di Sangiovese e Cabernet, per unire la mediterraneità all’anima bolgherese. Ma una presa di responsabilità ha portato a produrre Bolgheri, facendolo “sul serio” e con lo stile Michele Satta. Si è mantenuta la freschezza grazie a un Franc che porta acidità piena e verticalità nel taglio, quello che svolgeva il Sangiovese. E qui sulla 2023 il disegno si consolida pienamente. Il Cabernet Sauvignon è al 60% e fa la sua parte in un vino di grande personalità.

Marianova, Bolgheri Superiore Doc 2022, da una vigna del 2001. Il taglio è Syrah e Sangiovese, su terreno limoso che perde il ciottolo, diventando marittimo, sciolto e sabbioso. Syrah e Sangiovese giocano in eleganza, laddove il confine con la banalità diventa sottile. Il tannino è nobile, sorso e naso raffinatissimi sempre sull’orlo di un eccesso in semplicità che non è contemplato. Pur non essendo taglio bordolese, rimane mediterraneo, grazie al ginepro che riporta al mare in una finezza di sorso esemplare. Complesso, unico e, indipendentemente dalla varietà, “innegabilmente Bolgheri”.

Assaggio fuori schema è la Grenache, Notte Marina, 2023. Meno di un ettaro di una varietà che permette un gioco molto abile e per adesso due annate, la 2023 è la prima. Sull’etichetta, intanto, un quadro di Giampaolo Talani (noto pittore di San Vincenzo, Livorno) senza altra indicazione. Il retro racconta un vino che fa anfora, barrique esauste e fermentazione a grappolo intero. Qui non parla Bolgheri ma si spalanca un altro universo. L’idea della grenache è un furto di diritto d’autore a Meletti Cavallari il genio di Grattamacco che dopo essersi spostato all’Elba aveva piantato grenache, una varietà molto mediterranea e resistente al caldo e a cui Michele Satta non ha tardato ad affezionarsi, piantandolo a sua volta nel 2018. Ha una vigoria incredibile, diversissimo dal Franc, e il risultato è un vino caramella, succoso, fresco, fruttato. Colore pieno, sorso avvolgente, emozionante.

Che sia il vino del futuro? Ce ne andiamo con questa domanda in testa, dopo aver scandagliato Bolgheri in ogni sua forma e dimensione, con un grande tributo a una storia vinicola scritta da grandi maestri, un occhio vigile alla nuova generazione, ai solleciti richiami della viticoltura e alle impellenti necessità di rinnovati tempi.

Foto fornite da Pr Comunicare il Vino e in parte originali

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Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.

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