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“SARDEGNA ON MY MIND” – VIAGGIO ALLA SCOPERTA DEI PRODUTTORI DI MAMOIADA – SECONDA PARTE: ASSOCIAZIONE MAMOJÀ

Proseguiamo il nostro racconto dalle colline di Mamoiada (NU), citando qualche doveroso numero statistico: il paese conta 2500 abitanti nella Barbagia di Ollolai, in un territorio altamente vocato per la viticoltura con 200 cantine familiari ed oltre 30 imbottigliatori. La superficie vitata complessiva è di circa 350 ettari suddivisi tra Cannonau (95%), e Granazza (o Granatza), vitigno a bacca bianca recentemente salito alla ribalta per il percorso di riconoscimento e tutela tra gli autoctoni sardi SARDEGNA: VIA LIBERA ALL’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEI VITIGNI AUTORIZZATI PER LA GRANATZA (GRANAZZA) DI MAMOIADA.

La stratigrafia dei terreni con il caratteristico suolo grantitico sciolto a base acida

Questa volta ci accompagnano nel percorso un nutrito gruppo di produttori dell’Associazione Mamojà che racchiude al suo interno ben 70 tra viticoltori e produttori uniti. I loro soci si sono imposti un rigido disciplinare di autocontrollo, stabilendo l’utilizzo esclusivo di grappoli provenienti dai vigneti di Mamoiada, fermentazioni spontanee, uso equilibrato dei legni e vini con la menzione Ghirada. Il termine più che rappresentare una particolare e fruttuosa particella all’interno della stessa vigna, sulla scorta dei cru francesi, si avvicina piuttosto al concetto ampio di lieu-dit. 

La Ghirada, infatti, può prendere il nome anche dal toponimo o dal proprietario originario o dalle caratteristiche fisiche e geologiche dei terreni. Il movimento è davvero dinamico e, nonostante trascurabili rivalità di paese, il clima tra i vignaioli sembra essere coeso e propositivo per scalare ulteriormente i vertici dell’eccellenza. Racconteremo i nostri assaggi e le emozioni personali provate nel confronto anche schietto con chi mette cuore ed anima in una bottiglia narrando la propria visione di Mamoiada.

Gian Piero Tramaloni, titolare dell’omonima cantina condotta a livello familiare, è una delle persone più buone ed oneste che abbia incontrato. È stato normale accomiatarmi da lui con un abbraccio sincero e fraterno, dopo averne osservato la passione e la soddisfazione per essere giunto alla prima etichetta imbottigliata 2020. Le sue piante di oltre 80 anni giacciono in Ghirada Bakarru (la strada dei carri), oltre ad altri due piccoli appezzamenti a Vidihinzos e Berei per un totale di quasi 4 ettari ad altezze ed esposizioni variabili.

Il simbolo dell’upupa è stato scelto in memoria di papà Loreto: scomparso prematuramente, volle questo terreno dove nidificava un volatile bello, quanto particolarmente timido e schivo. Esattamente come l’impatto olfattivo del Bakarru 2020 Ghirada Bacarru Cannonau di Sardegna, che lascia parlare al suo posto il gusto forte, agrumato e salato, con note di erbe officinali, pepe nero e mineralità appagante.

Eccolo Piergraziano Sanna – Cantina Sannas – dallo sguardo accigliato, talora finto burbero. L’impressione iniziale è quella di una persona con cui poter condividere le più belle bevute ed altrettanto accese discussioni. Difende con forza il territorio e lo stile produttivo aderente ai protocolli associativi. I suoi vini necessitano di un approccio riflessivo da competenti: non conoscono mezze misure, mostrando differenze da annata ad annata. Il lavoro meccanico qui non esiste, si va ancora di vanga ed olio di gomito tra vigne curate personalmente come un piccolo giardino. Le etichette sono la storia delle tradizioni sarde di Mamoiada: Bobotti, è l’uomo nero che spaventa i bambini; Maria Pettena la strega che li rapisce dopo pranzo se non vogliono riposare, etichetta per il suo STRAORDINARIO rosato 2021 assaggiato da vasca, ed ottenuto da mosto fiore di Cannonau macerato sulle bucce della Granazza.

Infine Maria Abbranca, la donna che si trova in ogni pozzo e che, col suo lungo braccio, tira giù nel fondo i bambini che si avvicinano troppo. Sanna interpreta la sua 2019 con tutta la muscolarità dell’annata calda. Le macerazioni superano abbondantemente i 60 giorni in legno che danno quell’impronta quasi da fine orange wine, tra macchia mediterranea, albicocche disidratate e cannella. Persistenza praticamente eterna.

Osvaldo Soddu, titolare della omonima cantina, era saltato agli onori della cronaca già nell’ultima edizione della Guida ai Migliori Vini della Sardegna 2022 di Vinodabere – La Guida Completa. Inaspettatamente (anche per lui) sorprendente il suo Bruncu Boeli (bruncu sta per cima del monte; boeli è la località) che sta fornendo prodotti di pregevole qualità. Davvero quasi per gioco è nata la voglia di sperimentarsi vinificatore dopo aver ereditato un appezzamento di un ettaro con piante di 80 anni da riprendere in mano con amorevoli cure.

Se la 2019 del Bruncu Boeli Cannonau di Sardegna ci era piaciuta per l’espressione croccante del frutto, aspettate la 2020 in uscita, decisamente più elegante e sinuosa, dai colori meno intensi e con tannini già ben integrati. Scie floreali e salmastre finali che ravvivano il sorso. La sala degustazioni si presta bene anche ad ospitare l’antica usanza locale dello “spuntino”: un interminabile rimpatriata tra amici muniti di cibo e vino, dove si conosce soltanto l’orario di inizio e non quello di chiusura.  

Pietro Fadda – Cantina Mussennore: se si parla di aziende a gestione familiare la reazione di solito si estremizza verso due opposti: o ti vengono i brividi perché non riesci proprio ad immaginare di poter lavorare con la tua famiglia, pur volendole bene, oppure ti sembra il modo più naturale di gestire un’azienda, seppur riconoscendone le difficoltà. Non mi sento di aggiungere altro a quanto detto da Pietro, uomo di mediazione mai sopra le righe, se non la grande ospitalità di tutta la famiglia Fadda. Quasi cinque ettari a Palagorrai dove nonno Gesuino (soprannominato il monsignore) impiantò la vigna nel lontano 1976. Due etichette al momento, il Mussennore rosso ed il rosato entrambi da Cannonau di Sardegna in purezza ed un progetto avviato per la Riserva annata 2019 che uscirà nei prossimi anni.

Convincente il Mussennore rosè 2021 Cannonau di Sardegna, dai profumi delicati di fiori rossi e bosco, ma dal gusto potente, teso, minerale e fruttato. Non manca il marchio di fabbrica dal varietale: quella nota di mirto ed erbe mediterranee che rimanda subito alle immagini di quest’isola meravigliosa.

Il nostro viaggio a Mamoiada termina con un piccolo gioco: aver chiesto ai quattro produttori presenti cosa rappresentasse per loro il Cannonau. Per Gian Piero è il calore di casa; per Piergraziano è un “maledetto” che necessita di tanto lavoro; per Osvaldo è tutta la sua vita e le sue radici e per Pietro è un uomo forte che sa resistere ai colpi del destino. E per il sottoscritto? Anzitutto identità, adattamento e poi quel sapore ammaliante che lo ha fatto diventare..il mio vino della memoria!

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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