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MONTEFALCO: I VINI DI TENUTA BELLAFONTE RAPPRESENTANO UN AUTENTICO VIAGGIO SENSORIALE

Niente schemi precostituiti quando si raccontano realtà di tale bellezza. Cercherò di andare dunque a braccio, sospinto dal viaggio sensoriale vissuto nel visitare Tenuta Bellafonte.

Siamo sulle colline di Bevagna, nei terreni di proprietà di Peter Robert Heilbron, vice presidente del Consorzio Tutela Vini di Montefalco.

Peter Robert Heilbron

Non mi dilungherò su quanto già raccontato dai bravissimi colleghi Sabrina Signoretti e Salvatore del Vasto nel 2019, rimandandovi al link del loro bellissimo articolo.

Ma dovevamo pur ritornare “sul luogo del delitto”, per avere conferme o meno sull’evoluzione stilistica dei prodotti. Abbiamo anche qualche “botto finale” con degli assaggi en primeur, che delineano perfettamente il corso delle annate.

Lo facciamo, a maggior ragione, specie dopo gli eventi drammatici a cui abbiamo assistito dall’inizio della pandemia.

Ribadiamo l’eccellenza del Cru di Sagrantino Montefalco “Collenottolo”, che nel nome stesso contiene il richiamo al pipistrello, animale molto in voga nelle cronache quotidiane.

Animale che riveste però un ruolo fondamentale nell’ecosistema agreste, come indicatore sia di inquinamento ambientale che acustico e ghiottone di numerosi insetti potenzialmente dannosi per la vite.

Vigneto di Sagrantino “Collenottolo”

Ci accompagneranno nel percorso la sales manager Irene Bececco e l’enologo Luca Franchetti; Peter Robert Heilbron purtroppo era fuori sede in uno dei tanti viaggi di lavoro. Ottima motivazione per un secondo appuntamento.

Cominciamo dallo Sperella 2019 Montefalco Bianco Doc. Troverete a margine di ciascun assaggio anche un prezzo indicativo da enoteca.

La bellezza del Trebbiano Spoletino sta in queste note giovanili simili quasi all’uva fragola, che poi cambiano con il tempo verso sponde tropicali di frutta secca e candita. Qui siamo ancora nella freschezza del fiore di acacia, del narciso giunchiglia, del cedro e delle erbe di campo. Consistenza sia al naso che al palato e longevità assicurata. 15 euro a scaffale.

Arnèto 2017

Nel dialetto umbro è contenuto il significato reale del lavoro di rinascita, (arnèto significa appunto “rinato”), di riscoperta del Trebbiano Spoletino: abbandonate le vesti di vino da vendere sfuso, ora è ormai un protagonista indiscusso dell’areale.

Neanche una torrida 2017 lo scalfisce; certo il mango e la papaia si sentono di primo impatto, ma non soverchiano sentori più lievi di salvia, mandorla dolce e noce moscata. Imponente come la torre cisterna che svetta simbolicamente dal Comune di Montefalco. 20 euro a scaffale

Pomontino 2018 Montefalco Rosso Doc 

“Stupor mundi”. Già segnalato alla sua uscita da Sabrina e Salvatore, ha avuto i riconoscimenti che meritava. Poggia tutto sul corredo floreale elegante e delicato. Petali di rosa e ciclamino, che nascondono al sorso una parte più scura di cassis e amarene mature. Teso e lineare, una corda di violino (e che prontezza di beva). 18 euro a scaffale.

Collenottolo 2014 Montefalco Sagrantino Docg

Anteprima assoluta per i lettori di Vinodabere, nata dalla curiosità di vedere alla prova un mostro sacro come il Sagrantino in una annata difficilissima. Come in altre Denominazioni possiamo affermare che, con la giusta saggezza produttiva, si riescono a creare vini forse irripetibili per la tipologia fuori da ogni schema, che riservano emozioni purissime.

Molta croccantezza da ciliegia e garrigue, con un tannino soave, ai confini dei Pinot Nero d’autore. Per una volta non chiedetegli di resistere secoli in cantina. Il vino è questo: magia. Prendere o lasciare (e noi prendiamo subito). 30 euro a scaffale.

Vette da Everest per la 2013, semplicemente nel massimo livello di godibilità. Attacco da brace ardente, mirtillo succoso, che spinge fino agli estremi. Pepe in grani e liquirizia, finale minerale e trama antocianica incredibilmente avvolgente come la seta. I 95/100 sono meritatissimi.

Stessa sorte non può dirsi per la 2011, caratterizzata da maturazioni troppo veloci dell’uva e da zuccheri alti. La fase gustativa comincia ad essere calante, molto terziarizzata su cioccolato, sigaro e cuoio. Anche il tannino sembra non ben integrato con dei riverberi erbacei che non contrastano in maniera efficace la forza alcolica. Si sta lentamente ed inesorabilmente accomiatando.

Concludiamo con gli assaggi en primeur direttamente dalle botti. Segnaliamo una 2019 davvero in forma smagliante, sopratutto per il Sangiovese, componente fondamentale del futuro Pomontino. Anche il Sagrantino dimostra uno spessore totalmente diverso, molto panciuto in confronto alla floreale 2018. Ne vedremo infine delle belle con l’uscita delle 2015 e 2016 del Collenottolo, considerando che Peter Heilbron non ha mai fretta di presentare le nuove etichette se non dopo il giusto tempo di riposo. Ogni annata parla di sé.

 

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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