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Tenuta Bellafonte – Una nuova interpretazione del territorio di Montefalco

Nell’areale di Bevagna, in quella porzione di Umbria dove ancora oggi ci si perde tra la bellezza incontaminata dei luoghi, in cui il tempo rallenta lasciando alla natura il ruolo di protagonista assoluta, sorge una tenuta che da subito si è affermata nel panorama vinicolo locale anche grazie ad una nuova visione e ad un nuovo modo di interpretare il territorio.

Peter Heilbron, Azienda Bellafonte

Parliamo di Tenuta Bellafonte a Torre del Colle, nata dall’idea e dalla visione di Peter Heilbron, in passato manager aziendale, ma ormai dedito «a tempo pieno» alla viticoltura. Nomen omen si potrebbe dire, visto che il nome della tenuta è stato coniato, quasi per gioco, scomponendo la parola di origine tedesca della famiglia «Heil» che significa benessere, bellezza in senso lato e, «Bron» fonte.

Le vigne, pressappoco undici ettari (quasi sette destinati a Sagrantino ed il resto a Trebbiano Spoletino), poggiano su un terreno che alterna argilla a formazioni rocciose tipiche della zona. Poste ad un’altitudine di circa 300 metri s.l.m., sono concimate con letame proveniente da stalle selezionate ed allevate adottando numerosi piccoli accorgimenti agronomici, gli insegnamenti della natura senza l’utilizzo di diserbanti chimici.

La cantina – pensata secondo regole antiche e realizzata in un’ottica moderna con basso impatto energetico ed ambientale – è completamente interrata, a diretto contatto con la roccia protetta da gabbie di metallo per consentire il passaggio dell’acqua e dotata di un sistema di circolazione d’aria proveniente dall’esterno attraverso condotte sotterranee che ne condizionano temperatura e umidità in maniera naturale. Gli impianti fotovoltaici ed una caldaia a biomassa che sfrutta i residui di potatura aiutano a mantenere l’equilibrio energetico.

Roccia protetta da gabbie di metallo per consentire il passaggio dell’acqua

Qui arriva solo l’uva più sana che non viene pigiata, bensì, diraspata senza rompere gli acini e trasferita nei tini di vinificazione dove ha inizio la fermentazione spontanea priva di lieviti aggiunti. Macerazione sulle bucce, fermentazione malolattica naturale, maturazione dei vini in grandi botti di rovere di Slavonia ed imbottigliamento non soggetto a filtrazioni, gli altri trattamenti di cantina ispirati ad una filosofia poco interventista.

Pur avendo visitato la tenuta qualche tempo fa, abbiamo continuato a bere i loro vini declinati in varie annate, ritrovando sempre calici eleganti, piacevoli ed intriganti, contraddistinti a volte anche da un tocco di originalità. Come il Sagrantino Collenottolo, (affinato 36 mesi in botte grande ed almeno 12 in bottiglia) meno tradizionale, meno imponente, con tannini presenti (e non potrebbe essere diversamente considerata l’uva da cui origina) ma più addomesticati, alleggeriti, raffinati, gentili che rendono il vino più godibile pur preservando il carattere e l’impronta territoriale.

Collenottolo, 2013

Nelle annate degustate, 2013, 2012 e 2011, le percezioni sensoriali ritornano e si amplificano nelle annate più agée. Eleganza, raffinatezza e austerità ruotano attorno all’impronta del varietale, ai profumi di frutta scura, matura, succosa e a tannini misurati e di piacevole fattura.

Collenottolo, annate 2012 e 2011

E poi c’è l’interpretazione del Trebbiano Spoletino, ottenuto da macerazione a freddo sulle bucce e fermentazione naturale in grandi botti di rovere ove rimane sui lieviti per circa 7 mesi prima di essere illimpidito per decantazione ed imbottigliato senza filtrazioni.

Arnèto, 2016

L’Arnèto – la cui annata 2016 è già stata inserita tra le nostre sette migliori etichette degustate di Trebbiano spoletino nell’articolo https://www.vinodabere.it/trebbiano-spoletino-la-nuova-frontiera-dei-vini-montefalco-sette-etichette/ – insieme alla 2015, degustata in versione magnum, convince per consistenza, ventaglio olfattivo e pregevole vena acido-sapida che rende il sorso appagante e di buona persistenza.

Arnèto, 2015 versione magnum

Ma veniamo agli ultimi nati in casa Bellafonte: Sperella e Pomontino.

Sperella è un Montefalco Bianco Doc, ottenuto da un uvaggio in cui domina il Trebbiano Spoletino proveniente dai vigneti più giovani della tenuta, fermentato in acciaio sempre con lieviti indigeni in perfetto stile Bellafonte ove sosta per circa 5 mesi. Abbiamo degustato la 2018 scoprendo un calice profumato di agrumi e fiori bianchi, al gusto fresco con ritorni fruttati e con una piacevole scia sapida nel finale.

Sperella, 2018

Pomontino, classificato quale Montefalco Rosso Doc, è ottenuto in prevalenza da uve Sangiovese e una parte di Sagrantino, affinato un anno in botte grande e almeno sei mesi in bottiglia. Nel calice l’annata 2017 offre un naso concentrato sul frutto, ribes, mora, ciliegia e arancia rossa. Al gusto è saporito con  freschezza in evidenza e finale con ritorni fruttati.

Pomontino, 2017

Tenuta Bellafonte

Società Agricola a r.l.

Via Colle Nottolo, 2

06031 Bevagna (PG)

mail: info@tenutabellafonte.it

“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.

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