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Maso Poli: l’azienda Trentina che vuole riconquistare il mercato italiano

Siamo andati a visitare la cantina Maso Poli di proprietà della famiglia Togn e oggi  guidata dalla terza generazione: Romina, Martina e Valentina.

Valentina Togn

Valentina che gestisce la Cantina insieme al marito, ci accoglie e ci racconta  la storia della sua famiglia e delle aziende vinicole ad essa collegate.

Tutto ebbe inizio quando il nonno, nato a Rovere della Luna (ultima provincia di Trento), intraprendente mediatore nel ramo vinicolo, acquistava  vino da ben otto  cantine ubicate tra Rovere della  Luna e Bolzano e lo rivendeva sfuso sopratutto nei paesi che un tempo facevano parte dell’impero Austroungarico, Austria Svizzera e Germania.

Un’attività che inizialmente risultò essere molto florida tanto da spingerlo a dar vita accanto al commercio di vino sfuso, ad una cantina di proprietà proprio a Rovere della Luna.

Nel frattempo il papà di Valentina inizia ad affiancare il nonno nella gestione ma la sua venuta avviene in un  periodo particolarmente difficile tanto riuscire a salvare soltanto la cantina di Rovere della Luna.

Si concentra su ciò che è rimasto e diventa il primo imbottigliatore del Trentino e la vecchia cantina prende il nome di  Gaierhof.

Siamo in un momento in cui in queste zone erano vocate alla produzione di vini rossi  ma  decide di concentrarsi sui bianchi, quasi sicuramente spinto  dall’amore che nutriva per i grandi Riesling tedeschi che aveva potuto assaggiare durante i suoi viaggi insieme al papà.

Maso Poli

Nel 1978  gli propongono l’acquisto di Maso Poli, un vecchio podere del 1700 con intorno  vigneti, tutto da ristrutturare. Chiude l’affare in appena due giorni perché “se una cosa ti piace non bisogna pensarci troppo su“.

L’amore per i vini bianchi lo porta a consultare l’Istituto di San Michele all’Adige per capire quale fosse la varietà più promettente in quei luoghi e dietro loro consiglio decide di  impiantare un particolare clone di Pinot Grigio.

Nella sua mente i vini provenienti da questo Maso dovevano distinguersi da tutti gli altri non solo per la qualità, ma anche per nuove tecniche di vinificazione utilizzate, così la scelta di utilizzare barriques francesi non gli sembra sbagliata.

Vini che  fanno un affinamento di oltre 5 anni in legni piccoli, un’enormità se consideriamo i tempi, che purtroppo non riscontravano il successo desiderato tra il pubblico, un po’ perché il mercato non era ancora pronto, un po’ perché erano notevolmente costosi.

Proprio il mancato successo, lo porta insieme ad un amico, sommelier di Trento, a fondare una società di importazione vini negli USA , il cui scopo, non era solo di vendere  i vini trentini, ma di proporre ad un mercato con enormi potenzialità i migliori vini di tutta Italia. Un successo, tanto che piano piano tutta la produzione di Maso Poli finisce sul mercato statunitense.

La nuova generazione della famiglia Togn  decide  di riconquistare il mercato italiano, perché ritiene quasi un sacrilegio non esser presenti nei luoghi dove ha origine l’azienda.

Cosi a partire dal 1999 si inizia la ristrutturazione, prima del Maso e poi della Cantina.

La riconquista del mercato italiano viene studiata a tavolino, si decide di partire proprio dalla spumantistica, il prodotto che ritengono meglio caratterizzare il territorio e che il mercato sembra apprezzare con notevole interesse.

Ci si lancia nella produzione del Trento DOC con un’unica etichetta in produzione, inizialmente costituita da pari quantità di Chardonnay e Pinot Nero e un affinamento sui lieviti di 50 mesi.

Lo Spumante di Maso Poli

Soltanto una piccola parte dello Chardonnay (10%)  fermenta in legno, per meglio sostenere il vino nel tempo e allo stesso modo non snaturarne le caratteristiche.

Si punta tutto sul brut, l’unico, secondo Valentina, che permetta al consumatore di identificare con facilità il territorio e allo stesso tempo permetta all’azienda di dare il proprio timbro.

Un timbro che scaturirà dalla liqueur che verrà aggiunta al vino e che sarà patrimonio esclusivo dell’azienda.

Valentina paragona lo spumante in generale ad una tela bianca sui cui l’enologo (l’artista) può scrivere e disegnare a proprio gusto e piacimento, per dar vita all’idea che ha nella sua mente sin dall’inizio e che pian piano si evolve con lo scorrere del tempo e la liquer diviene lo strumento che anno dopo anno permette di raggiungere quella perfezione tanto desiderata ma tanto difficile da conseguire.

La cantina Maso Poli

Ma torniamo alla  cantina, bellissima per  quella forma circolare che la fa assomigliare ad un balcone da cui poter ammirare l’intera valle dove scorre il fiume Adige. Incorniciato da vigneti e meleti con la grande catena delle dolomiti ad evidenziare tutta la sua maestosità.

Forme circolari che ritroviamo anche all’interno della cantina, dove i grandi spazi non mancano mai e quando in eccesso, sono ben mascherati da specchi che oltre a celarli creano profondità a tutta la  struttura.

La cantina con in fondo gli specchi

Una cantina che si sviluppa  tutta su un piano perché Valentina e il marito ritengono che questa disposizione risulti essere la più razionale e comoda per tutte le lavorazioni.

Ma parliamo di vini assaggiati:

Siris TrentoDOC 2019

iniziamo con il Siris 2019 Trentodoc di Gaierhof  brut, 36 mesi sui lieviti, solo Chardonnay, nessuna fermentazione  in legno, lo spumante che a detta di Valentina è la tipica espressione dal trentodoc.

Note fumé si accostano a profumi di pasticceria ed una bella nota minerale e la sapidità lo sostengono sin dall’inizio. Rotondo e di facile beva con un finale di crema pasticcera.

Maso Poli TrentoDOC 2013

Subito dopo assaggiamo il Maso Poli 2013 sboccatura 2019,  60 mesi sui lieviti 4000 bottiglie prodotte, 80% Chardonnay, 20% Pinot nero.

Una piccola parte di Chardonnay fermenta in piccole barrique, alcune usate altre nuove.

Ci ricordiamo di lui per le note tostate e vanigliate  che avevamo percepito nell’assaggio dell’annata 2010 e per quella struttura che ne aveva caratterizzato il sorso. Oci troviamo di fronte l’evoluzione di quell’annata. Si utilizzano esclusivamente legni vecchi, così quelle intriganti note di pasticceria si fondono a frutti bianchi e profumi di mentuccia.

Tanta eleganza ben sostenuta da freschezza e persistenza con un finale  agrumato da far invidia a tanti suoi pari.

La vigna di Pinot Nero

Forse l’utilizzo di un Pinot Nero che trova vita tra un bosco sulle montagne trentine fornisce una marcia in più a questo spumante.

Riesling 2018

Passiamo ai vini bianchi che l’azienda produce. Iniziamo con il Riesling 2018: note floreali e di mela introducono ad un sorso dove sapidità e freschezza la fanno da padrone.

Riesling 2012

Valentina ci sfida proponendoci lo stesso vino ma dell’annata 2010 e noi non ci tiriamo indietro, un’evoluzione del precedente con le note floreali che si trasformano in incenso e frutta esotica, seguite da sentori di idrocarburo. Finale agrumato veramente interessante e ancor più bella la mineralità ancora viva con il passar degli anni.

Marmoram 2016

Passiamo ai vini rossi. Iniziamo con  il Marmoram 2016, 50% Teroldego e 50% Lagrein., 24 mesi di affinamento in legno.

Nota di ciliegia sotto spirito caratterizzano il vino non appena avviciniamo il bicchiere al naso, dovuto principalmente ad un appassimento delle uve di Teroldego. Buona la beva dinamica e lunga anche grazie all’apporto dato dal Lagrein, con una  chiusura di frutta rossa accattivante.

Marmoram 2012

Subito dopo assaggiamo il Marmoram 2012. Lo troviamo completamente diverso dal precedente 2016, le note di ciliegia lasciano spazio a frutta rossa e un tannino ancora irruente. Ci affascina e allo stesso tempo ci spinge a chiedere se negli anni sia cambiato qualcosa nella produzione del vino. Valentina ci spiega che solo ultimamente si è deciso di far appassire le uve.

Pinot Nero 2016

 

Finiamo con l’assaggio del Trentino Pinot nero Superiore 2016, 12 mesi di affinamento in legno. Si presenta con note di pepe nero e frutta rossa seguite da ricordi di spezie dolci. Elegante con una bellissima beva e un tannino presente ma mai invadente. Bellissimo il finale di pepe.

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Ha fondato Vinodabere nel 2014. Laureato in Economia e Commercio specializzazione mercati finanziari, si è dedicato negli ultimi dieci anni anima e corpo al mondo del vino. Assaggiatore internazionale di caffè ha partecipato a diversi corsi di analisi sensoriale del miele, vanta diverse esperienze nell'ambito enologico quali la collaborazione con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso (edizioni 2017 e 2018), e la collaborazione con la guida Slow Wine (edizioni 2015 e 2016).

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