L’ultima edizione del mercato dei vignaioli FIVI è stata l’occasione per incontrare nuovamente un’azienda trentina che è radicata nel territorio da secoli. De Vescovi Ulzbach ha sede a Mezzocorona, nel cuore del Campo Rotaliano, in provincia di Trento, quasi al confine con quella di Bolzano.
Il capostipite della famiglia de Vescovi può essere ritenuto, come documentato, Stefano de Vescovi del 1348, mentre la presenza nel territorio trentino risale al 1640 quando Vigilio de Vescovi, forse il più importate membro del casato, fu chiamato a reggere la parrocchia di Mezzocorona. La storia recente della famiglia e della cantina rimanda invece al 2003 quando Giulio de Vescovi riprende, imbottigliando in proprio, l’attività iniziata dal bisnonno nel 1918 e che per lunghi anni fu limitata al conferimento delle uve alla Cantina Sociale di Mezzocorona, cooperativa fondata nel 1904.
Parlare di Teroldego e non parlare della Piana Rotaliana non ha proprio senso. La Piana è il luogo dove questo vitigno, dalle origini ancora non perfettamente conosciute anche se sembra arrivi dalla Valpolicella dove era conosciuto con il nome di Tirodola, ha trovato il suo luogo di elezione. Poche centinaia di ettari in una zona, appena sopra Trento, che era una piana alluvionale creata dalle continue esondazioni del torrente Noce, anticamente chiamato Ultzbach, in prossimità con la confluenza nell’Adige. Ci troviamo in presenza di suoli dalla bassa fertilità e ricchi di sabbia.
In un recente passato, il Teroldego è stato contraddistinto da elevate rese per ettaro e dalla produzione di massa di vini ben lontani dalla capacità qualitativa che il territorio può esprimere. Un dato su tutti: le rese massime per ettaro, fissate a 130 quintali nel 1971, sono state poi innalzate a 170 quintali, limite tutt’ora in vigore. Ovviamente, oggi, chi vuole fare qualità resta ben lontano da queste soglie che si spera, per il bene del territorio, vengano drasticamente ridotte.
La coltivazione del Teroldego da parte dei de Vescovi risale, così come documentato negli archivi famigliari, all’inizio del XVIII secolo. Oggi è Giulio che, dopo gli studi in Viticoltura ed Enologia presso l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige e l’università a Firenze, perpetua la tradizione famigliare e vinifica differenti versioni di Teroldego tra cui Vigilius, vino che appresenta l’intenso legame territoriale tra la famiglia de Vescovi Ulzbach e la Piana Rotaliana.
La degustazione verticale
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2020
Ancora giovanile nel suo colore rosso rubino intenso con riflessi ancora violacei. Frutta nera matura, cuoio, spezie e ancora confettura per un palato dal tannino deciso e da una freschezza vibrante. Alcol tuttora in evidenza e finale scalpitante, quasi piccante.
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2019
Dal colore rubino profondo e dai sentori di spezie, di sottobosco e di confettura, mantiene un tannino ancora pieno così come lo è l’acidità, piena e sincera. Buona la persistenza gusto-olfattiva.
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2018
Si mostra con un colore integro, rubino intenso e un naso più chiuso e riottoso rispetto alle annate precedenti. Al palato l’acidità è piacevole e il tannino setoso. Un vino pieno e rotondo.
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2016
Una nota di maggiore evoluzione si percepisce all’olfatto nel quale insieme alla nota speziata compaiono accenni eterei. Rosso rubino intenso nel calice e maggiore morbidezza al palato dalla buona persistenza e freschezza. Ottima armonia per un corpo più esile rispetto ai millesimi più giovani.
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2015
Il colore del calice rimane rubino intenso nonostante lo scorrere del tempo che invece emerge, ma non predomina, all’olfatto. Frutta scura, spezie e accenni di evoluzione al palato diventano tannino morbido e sottile, freschezza integrata e lunga persistenza che chiude con sentori di frutta matura.
Teroldego Rotaliano Doc Vigilius 2005
Un salto di 10 anni indietro nel tempo non influisce sulla cromaticità del vino che rimane rubino intenso. Altrettanto integro il naso con sentori di confettura, di spezie e di pepe. Ancora grande vitalità al palato con ottima freschezza e tannino integrato. Lunghissima persistenza che chiude con uno sbuffo minerale.
Photo Credit: Yume Vision Michele Purin
Dopo una trentennale brillante carriera in ambito amministrativo finanziario all’interno di un noto gruppo multinazionale, dal maggio 2018 si dedica totalmente al mondo del vino del quale è appassionato partecipe da oltre quindici anni. Sommelier dal 2005 e degustatore Associazione Italiana Sommelier, assaggiatore di formaggi ONAF, assaggiatore di grappe e acqueviti ANAG e degustatore professionista di birre ADB, è relatore in enologia nei corsi per sommelier. È stato responsabile redazionale del sito internet della delegazione AIS di Milano e ha collaborato alla stesura delle guide Vitae e Viniplus. È redattore per la rivista Viniplus di Lombardia, per la quale cura due rubriche, è inoltre autore per la rivista Barolo & Co e per le testate on-line vinodabere.it, e aislombardia.it.
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