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La grappa di Vernaccia al quadrato di Silvio Carta

L’artista trentino Fortunato Depero avrebbe apprezzato l’etichetta futurista di questa grappa, per la scelta estetica e la scrittura dal basso in alto, significato di positività e benessere.

Analogo pollice in alto per una rappresentanza del nutrito team di vinodabere, il giorno in cui si è degustata la grappa in questione presso l’Osteria di Monteverde di Roma, che ringraziamo per l’ospitalità.

Siamo in Sardegna, in provincia di Oristano, a Zeddiani, e l’azienda è la Silvio Carta est.1929, che in verità è l’anno di nascita del Silvio fondatore, mentre è il 1952 quello importante corrispondente all’inizio attività a Baratili San Pietro.

Elio, figlio di Silvio, che gestisce l’azienda dal 1973, ha un vero amore per i liquori e i distillati sui quali vinodabere ha già parlato, ad esempio in questo bellissimo articolo a firma Gianni Travaglini qui (link), con lo scrivente in questa occasione (link) a proposito dell’ultimo nato, il whisky, e in queste altre occasioni: link1, link2,,link3, link4.

La nostra testata giornalistica non si era ancora cimentata con la grappa.

 

La penisola del Sinis è storicamente nota per la produzione della Vernaccia di Oristano, un vino ossidativo con sviluppo di flor che noi di vinodabere apprezziamo in particolar modo, e un distillato ottenuto dalle sue vinacce non poteva che incuriosirci.

Nata nel maggio 2014, quest’anno la grappa di Vernaccia compie 10 anni. La distillazione avviene in maniera discontinua, con un alambicco a colonna in rame a cinque piatti, fatto costruire appositamente nel 1985 in provincia di Siena, secondo le indicazioni dello stesso Silvio Carta.

Alambicco a colonna di rame, usato discontinuamente

 

La gradazione alcolica in uscita si aggira fra i 69 e i 72 gradi e dopo che il distillato è posto a maturare in botti per almeno 4 anni, viene imbottigliato a 40 gradi. Le botti sono di legno di castagno, di varie dimensioni e alcune centenarie, che in precedenza avevano contenuto Vernaccia.

La produzione annua è attorno alle 6000 bottiglie.

Grappa di Vernaccia

 

Trattandosi di un distillato di vinacce di Vernaccia messo a maturare in botti di ex Vernaccia (in sostanza una Vernaccia al quadrato) non ci stupisce affatto che, prima ancora di introdurre per intero il naso nel bicchiere siamo accolti dall’odore vinoso tipico. L’alcol è delicato e affatto pungente. Subito dopo arriva la frutta secca, mandorla soprattutto, note floreali di rosa tea, e poi di radice di genziana, ed erbe aromatiche di rosmarino e timo. Non manca la morbidezza data dalla vaniglia, di cotognata, di liquirizia dolce, e di un miele scuro come quello di castagno. Infine troviamo note legnose proprie del castagno e di caffè.

Dopo un ingresso rarefatto, man mano prende corpo al palato diventando piena ed oleosa, con suggestioni di dattero, di una spezia piccante, e un finale sapido, marino e iodato dovuto al clima di costa dove i vitigni sono situati.

 

Concludendo, pur personalmente apprezzando in maggior modo le grappe bianche rispetto a quelle maturate in botte (vi prego, non usiamo il termine barricata, soprattutto perché il più delle volte il soggiorno di questo distillato non avviene neppure in tale tipologia, la barrique) non si può non riconoscere che quando la permanenza in legno avviene dando risultati piacevoli con in questo caso, creando un prodotto sì differente ma che lascia integra parte del profilo originale, si è fatto un ottimo lavoro.

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Pino Perrone, classe 1964, è un sommelier specializzatosi nel whisky, in particolar modo lo scotch, passione che coltiva da 30 anni. Di pari passo è fortemente interessato ad altre forme d'arti più convenzionali (il whisky come il vino lo sono) quali letteratura, cinema e musica. È giudice internazionale in due concorsi che riguardano i distillati, lo Spirits Selection del Concours Mondial de Bruxelles, e l'International Sugarcane Spirits Awards che si svolge interamente in via telematica. Nel 2016 assieme a Emiko Kaji e Charles Schumann è stato giudice a Roma nella finale europea del Nikka Perfect Serve. Per dieci anni è stato uno degli organizzatori del Roma Whisky Festival, ed è autore di numerosi articoli per varie riviste del settore, docente di corsi sul whisky e relatore di centinaia di degustazioni. Ha curato editorialmente tre libri sul distillato di cereali: le versioni italiane di "Whisky" e "Iconic Whisky" di Cyrille Mald, pubblicate da L'Ippocampo, e il libro a quattordici mani intitolato "Il Whisky nel Mondo" per la Readrink.

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