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Viaggio alla scoperta delle terre vinicole della Sardegna: Ogliastra, Orgosolo, Romangia

La seconda edizione dell’evento “La Sardegna di Vinodabere” organizzata dalla nostra testata anche quest’anno ci ha portato ad esplorare nuovi territori, grazie al nostro Direttore Maurizio Valeriani e Dario Cappelloni di Doctor Wine, sardi di adozione come amano definirsi, che si occupano da tanti anni di questo splendido piccolo continente.

Questa volta vi parleremo di Romangia, Orgosolo e Ogliastra, tre areali di grandissima vocazione e tradizione vitivinicola, che in degustazione hanno evidenziato la distinzione dei loro vini dimostrando che il vitigno principe, il Cannonau, può regalare espressioni eleganti, differenti e territoriali, con un fil rouge nel colore mai spinto a livello di carica antocianica, dai tannini mai troppo invasivi, dalle tante sfumature tra un calice e l’altro e con una gestione del grado alcolico esemplare.

Vini contemporanei da comunicare, non omologati, che parlano non soltanto di territorialità ma di una comunità che porta avanti da tanti anni questo amore per il vino, dove è cresciuto un intero movimento produttivo che oramai va seguito con più attenzione dai consumatori.

Partiamo dal territorio nordico della Romangia che con i suoi 1200 ettari vitati affaccia sul Golfo dell’Asinara e comprende i comuni di Sennori, paese più piccolo e collinare, quello più vasto di Sorso sulla fascia costiera fino alle cime rocciose di Osilo.

Sui suoli sabbioso-argillosi e calcareo-argillosi particolarmente ricchi di microelementi, a seconda della vicinanza o lontananza dal mare, vengono coltivati vigneti come Vermentino, Moscato che compone la Doc Moscato di Sorso Sennori che da poco ha compiuto 50 anni, una varietà di Cannonau particolare che si chiama Retagliadu Nieddu, molto diversa dagli altri Cannonau dal grappolo piccolissimo e il Cagnulari ad un’altitudine che varia dal livello del mare fino ai 350 metri.

La sabbia granitica, ovvero derivante dal disfacimento granitico, fenomeno molto comune in Sardegna, è il terreno ideale e particolarmente funzionale per il Cannonau.

Di questo areale abbiamo degustato i vini della Cantina Fara, situata sul mare, con 20 ettari vitati disposti in sei corpi aziendali, alcuni dei quali di 60/70 anni di età, accarezzati dal Maestrale, quella brezza marina che regala prodotti molto sapidi, salini.

Condotta dalla quarta generazione, questa realtà è passata nel 2014 dal conferire le proprie uve e produrre solo vino sfuso per un consumo locale all’imbottigliamento destinato ad un mercato differente, pur mantenendo sempre la tradizione antica. I vini hanno un’identità territoriale marcata, soprattutto i bianchi ed i passiti che maggiormente li rappresentano.

  • Vermentino di Sardegna Jolzi 2022 – Agrumato intenso, iodato, salmastro, fresco, molto sapido.
  • Moscato di Sorso Sennori Oro passito 2022 – metodo Pantelleria, ovvero le uve appassite in pianta vengono aggiunte al mosto in fermentazione ottenuto da uve raccolte successivamente. Profumo di mango, pasta di mandorle, pino mediterraneo, un sorso solare, molto fresco e balsamico, di grande bevibilità.

I Viticoltori della Romangia sono una cooperativa molto conosciuta anche al di fuori dei propri confini, risalente agli anni ‘70, periodo poco fortunato in cui c’è stato l’abbandono dei vigneti e l’espianto. In seguito ha ripreso con la produzione dello sfuso che in Sardegna è sempre stato un modo di fare vino, non si è mai partiti con l’idea dell’imbottigliamento, arrivandoci più tardi.  Il vitigno autoctono Cagnulari in questa zona ha delle rappresentazioni molto interessanti, poco conosciuto rispetto alla Doc di Alghero e coltivato in pochissime e specifiche aree dell’isola. Di difficile vinificazione, è capace di dar vita a un vino in purezza di primissima qualità, ricco di tannini, avvolgente e travolgente.

La Romangia non è famosa per i Cannonau leggeri, sono vini di una certa opulenza che, in questo caso, si bevono con una certa facilità.

  • Cagnulari Pietra 2022 – Profumato e autentico, invitante il suo bouquet intenso di rosa e prugna, dalla trama tannica ben gestita, fruibile alla beva.
  • Cannonau di Sardegna Radice 2022 – Speziatura seducente, opulento, saporito, vena marina fresca e gradevole, un vino di volume profondo, carnoso. Bellissima acidità.

La Cantina Fattorie Isola è di recente costituzione, nata nel 2018, in località Tres Montes, con poco più di otto ettari vitati  interamente coltivati sin dal principio con le pratiche dell’agricoltura biologica.

Un mix di sole, mare, vento che contribuiscono a caratterizzare i vini dalla forte impronta territoriale come il calice che abbiamo assaggiato.

  •  Cannonau di Sardegna 2022 – Coniuga eleganza e piacevolezza, un vino caldo e di sapore, dal corpo ben bilanciato che riscopre sentori di radici e di china.

Questa impronta di bevibilità e freschezza è sorprendente, una fruibilità anche per palati meno esperti, non sono vini semplici ma sono semplici da bere, nonostante il grado alcolico che ormai si avverte in tutta Italia, sono di facile beva rispetto a dieci anni fa. Vini di carattere, di grande sapidità e freschezza.

La storia della Cantina TraMonti ha inizio nel lontano 1937 quando Salvatore Marogna, dopo un lungo lavoro di disboscamento dai palmeti, mise a dimora la prima vigna in località Tres Montes. Da prima conferitori di uve alle cantine vicine, si dovrà attendere il 2020 per vedere i loro vini in bottiglia, cominciando con due etichette, Cannonau e Cagnulari, poi l’anno successivo il Vermentino, a seguire il passito ed infine da quest’anno un rosato. I vigneti, poco meno di cinque ettari, sono divisi in due porzioni non molto lontane su una matrice calcareo-argillosa a 150 metri di altitudine sopra il mare, accarezzati costantemente dal vento maestrale.

  • Cannonau di Sardegna 2021 – un vino intenso, di carattere che affina in acciaio per undici mesi, molto saporito, un Cannonau differente con una vena di grafite e radice palesemente manifeste rispetto ad altri Cannonau della Romangia, grande struttura e potere di invecchiamento.
  • Passito 2022 – da uve appassite, estrazione con ghiaccio secco, una variante differente con l’aggiunta del 10% di Nasco che smorza il dolce del Moscato e il 10% della Malvasia che chiude con la caratteristica nota ammandorlata. Miele, uvetta candita, pesca sciroppata, finale di tabacco, grassezza e pulizia di bocca, incastro perfetto tra la dolcezza e l’acidità, molto mediterraneo, evocativo del luogo.

La Nuraghe Crabioni viene raccontata da Alessandra Segre, Presidente del Consorzio Terre di Romangia nato nel 2019 per promuovere e valorizzare i vini Moscato Sorso Sennori Doc e Romangia Igt.

L’area è molto vicina al mare e grazie al maestrale ritroviamo nei vini  tutto il suo sale, anche in quelli dolci, caratteristica peculiare di questo territorio.

Azienda nata nel 2003 per volontà del papà di Alessandra di investire in Sardegna in una vigna e tornare nella sua patria dopo aver lavorato altrove. Dal semplice vino con gli amici è cresciuta fino ai 35 ettari attuali di cui 20 vitati destinati esclusivamente alla coltivazione delle varietà locali come Vermentino, Moscato, Cannonau e Cagnulari. In controtendenza con il territorio, nascono come bianchisti e tuttora il 60% della produzione è dedicata ai bianchi, il restante 40% ai vini rossi.

  • Cannonau di Sardegna Riserva 2019 – primo anno straordinario per produrre la Riserva che affina 18 mesi in tonneau e un anno di bottiglia. Un vino ambizioso, con sfumature di legno ben integrate, dal naso esplosivo di spezie, radici, profondità di beva.
  • Moscato di Sorso Sennori 2022 – 1,5 ettari di Moscato (bianco) dedicati ad una Doc piccolissima, di nicchia fino a considerarlo un vino miracoloso. Fa un leggero appassimento in pianta da vendemmia tardiva e vinificazione in rosso. È dotato di una grande base aromatica e di una salinità unica. Presenta una bellissima sfumatura cangiante dal giallo dorato quasi aranciato, albicocca disidratata, pesca sciroppata, sbuffi di noce moscata, cannella, un’esplosione di mediterraneità. Mai stucchevole, sebbene piacevolmente dolce.

Passiamo a raccontarvi un altro territorio, anch’esso molto vocato, quello del Comune di Orgosolo, situato all’interno della Regione della Barbagia di Nuoro, regione storica del Supramonte, un altopiano aspro e selvaggio circondato da una natura incontaminata formata da una foresta primigenia di lecci fra le più grandi d’Europa, Sas Baddes.

Si tratta di un’areale di 270 ettari vitati, concentrati in maggior misura a nord fino ai 700 metri di altitudine e coltivati su suolo da disfacimento granitico.

La cittadina barbaricina, patria del muralismo italiano, è famosa per le sue arti pittografiche, i Murales, che attirano ogni anno migliaia di turisti italiani e stranieri. 150 dipinti che dal 1969, data del primo murale disegnato da anarchici milanesi, abbelliscono le sue strade, fenomeno artistico che ha contagiato anche altri paesi dell’entroterra sardo.

In quest’area primeggiano le Cantine di Orgosolo, una Srl di viticoltori che nasce in un’area a cultura e tradizione pastorale e riunisce sedici piccoli produttori storici, ognuno proprietario del proprio vigneto di una dimensione media attorno ai due ettari su un totale di circa trenta. I vigneti ricadono su suolo granitico, anche se ci sarà tanto da sperimentare in futuro su altitudini e matrici geologiche differenti, tendenzialmente calcaree e  di scisti.

Nati per valorizzare i vitigni locali, coltivando essenzialmente Cannonau con una piccola produzione di Granazza, altro vitigno autoctono sardo. La Sardegna ha una ricchezza impressionante, conta 150 varietà diverse che rappresentano un grande patrimonio da esplorare, del quale ne viene valorizzato circa il 20% quindi ancora tanta potenzialità.

  • Cannonau di Sardegna Luna Vona 2022 – nasce da un concorso di idee sviluppatesi durante le visite in cantina, in occasione di una manifestazione tradizionale in Barbagia, Cortes Apertas, che si svolge in Sardegna durante l’autunno, coinvolgendo numerosi comuni della provincia di Nuoro durante i fine settimana tra settembre e dicembre.

Una Luna Vona, propizia, le cui uve giungono dai vigneti giovani lavorati in biologico con rese molto basse, intorno ai 50 quintali/ettaro, lavorate con fermentazioni spontanee in acciaio e affinamento di dieci mesi in botte grande di castagno.

Un vino ampio, lungo, fruttato e con un tannino ben integrato che ha raggiunto una complessità e una qualità decisamente alta. Grazie al lungo affinamento può invecchiare a lungo.

  • Cannonau di Sardegna Classico Soroi 2020 – le uve provengono da vigneti posti a 700 metri di altitudine, allevati ad alberello con impianti secolari, del 1920, con rese bassissime (25 quintali/ettaro), fermentazione spontanea, macerazione per 25 giorni sulle bucce in legno, affina in botte grande di rovere francese. Esce in commercio dopo due anni e mezzo.

Grande concentrazione, trama tannica di una finezza che solo le vecchie vigne trattate bene riescono a concedere, allo stesso tempo c’è una beva, una freschezza, un’acidità invidiabili. Dal punto di vista aromatico è esplosivo, caffè tostato, cioccolato.

Ultimo paesaggio sardo  esplorato è quello di Ogliastra, regione estesa della Sardegna centro orientale che va dalle colline fino al mare di Cardedu e Santa Maria Navarrese.

Le vigne, fino ai 700 metri, affondano le proprie radici sulla sabbia, a parte Jerzu che ha terreni scistosi. Qui si possono ammirare i Tacchi di Jerzu, formazioni rocciose di calcare e dolomia, che punteggiano le vigne e si elevano sull’area circostante.

Jerzu, unitamente a Oliena (Nepente di Oliena) e Capo Ferrato, è una delle tre sottozone del Cannonau di Sardegna Doc, creata nel 1972 e dove si produce oltre il 30% di tutto il Cannonau dell’Isola.

Tenute Perda Rubia è un’azienda storica famigliare che nasce alla fine degli anni ‘40, una delle prime ad imbottigliare il Cannonau in provincia di Nuoro. Terza generazione di produttori orientati principalmente sulla coltivazione del Cannonau allevato a piede franco. Questa è una sperimentazione mandata avanti sin dall’inizio con selezione massale in vigneti storici dai quali vengono ricavate le barbatelle messe a dimora.

Negli anni, proprio per valorizzare i vitigni tradizionali, la Cantina si è affacciata alla produzione dei bianchi impiantando Semidano che quest’anno avrà la prima vendemmia, Vermentino e Nuragus.

  • Cannonau di Sardegna Perda Rubia 2019 – etichetta storica aziendale dal 1949, giunta alla settantesima vendemmia, le uve provengono dalla parte più antica delle vigne allevate a cordone speronato incrociato per diminuire i vuoti produttivi, con sesti d’impianto molto larghi.

Vinificazione in acciaio, piccolo passaggio in tonneau per sei mesi, è il classico Cannonau della nouvelle vague, fresco ed elegante, con dei tannini di grana molto fine, allo stesso tempo è un vino che unisce complessità ad una freschezza di beva molto piacevole. Longevità.

Alberto Loi, altra azienda storica a conduzione familiare di questa regione raccontata da Sergio Loi, uno dei due fratelli, nata alla fine degli anni ‘40 e giunta alla quarta generazione di produttori di Cannonau.

Situata a Cardedu a pochi chilometri da Jerzu, la cantina è stata ampliata nel corso del tempo puntando sul Cannonau nella zona dell’Ogliastra, poi sono state acquistate altre due tenute a Castiadas di S. Vito nel Sarrabus e nel territorio di Jerzu, per produrre altri vini.

  • Cannonau di Sardegna Jerzu Riserva Alberto Loi 2019 – uve provenienti da vigneti antichi situati nella parte più alta dell’Azienda, si tratta di un vecchio clone coltivato a cordone speronato, vinificazione in cemento, affinamento di una parte in botte grande e una piccola parte in barrique di terzo passaggio per dodici mesi, poi assemblaggio.

Cannonau tradizionale, dalla spiccata personalità, carnoso, polposo, di impatto sia dal punto di vista dei profumi che al palato. Tanti contrasti che trovano assieme il giusto equilibrio. Molto ritmato, non è un vino statico, non banalizza la bocca. Di lunga vita.

 

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Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.

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