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I distillati di Silvio Carta e il suo magico giardino delle erbe: l’anima dei profumi e sapori della Sardegna racchiusi in una bottiglia

È quello che succede quando si apre una bottiglia dei distillati e liquori di Silvio Carta. Una nuvola di profumi ti avvolge: mirto, timo, elicriso, santolina, ginepro, artemisia…. E ti ritrovi a pensare alle splendide spiagge del mare della Sardegna ed agli assolati paesaggi dell’entroterra sardo, dove domina la macchia mediterranea con le sue inconfondibili e caratteristiche erbe aromatiche. Siamo  nel centro-ovest della Sardegna, a Zeddiani in provincia di Oristano. Silvio Carta è il fondatore dell’omonima azienda: nata nei primi anni ‘50 con 245 metri quadri di terreni, oggi siamo a 22.000 metri quadri; la cantina (che invece è a Baratili San Pietro) è stata una delle prime a valorizzare e diffondere sui mercati internazionali il più caratteristico prodotto di questa zona, la Vernaccia di Oristano. Elio Carta è il figlio di Silvio e gestisce l’azienda dal 1973. Oltre a perpetrare la tradizione famigliare con la produzione della rinomata Vernaccia e degli altri vini tipici della zona, Elio ha sviluppato la sua passione per i distillati e liquori, realizzando una serie di prodotti – Gin, Mirto, Amaro, Vermouth, Bitter – aventi tutti come fattor comune l’utilizzo di erbe e spezie autoctone. Davanti l’ingresso dell’azienda si può ammirare il “magico” giardino delle erbe, generatore dei profumatissimi aromi che ritroviamo nei distillati e liquori che Elio produce.

l’orto botanico : il “magico” giardino delle erbe

La visita dell’azienda inizia proprio da qui: Elio mi introduce all’interno del vasto giardino, un orto botanico con tutte piante autoctone, che ti avvolge con profumi intensi che si succedono, nettissimi, uno dopo l’altro, associati a piante anche molto diverse una dall’altra ma che convivono in grande armonia e salubrità: non c’è nemmeno una foglia o ramo secco, tutto è vivo e rigoglioso. Averle a disposizione direttamente all’interno dell’azienda consente di lavorare le botaniche appena raccolte, di metterle in infusione fresche, in grado così di trasferire il massimo dei profumi e degli aromi ai liquori e ai distillati.

la sala di degustazione

Gli ospiti vengono accolti in un coloratissimo ed ampio spazio espositivo con annesso bar, dove si possono degustare i vari prodotti dell’azienda. Iniziamo con una impressionante “batteria “di Gin, una decina, rappresentativi dei vari stili con cui si produce questo distillato (London Dry Gin, Distilled Gin, Compound Gin..), ma tutti accomunati da una “matrice” sarda, retaggio di ricette storiche e identitarie, dove ognuno ha un proprio specifico profilo organolettico che si caratterizza, ad esempio,  per la predominanza di una botanica rispetto all’altra. Andiamo a descriverne alcuni.

Boigin è il gin più venduto e il più delicato della gamma, ne abbiamo assaggiato una versione particolare, il Boigin Saffron, 40% alc., dal colore topazio brillante, molto accattivante. Lo zafferano sardo è la botanica principale che emerge decisa all’olfatto, affiancata da sentori agrumati e balsamici di macchia mediterranea. Scorre nel palato con una morbidezza e delicatezza fuori dal comune, e un finale che richiama lo zafferano e la liquirizia dolce. Come suggerisce Elio Carta, va solo raffreddato e poi bevuto liscio.

Pigskin  London Dry Gin, 40% alc.. Ha la particolarità rispetto agli altri Gin della distilleria di aver subito un affinamento in botti centenarie di castagno sardo in cui, in precedenza, è stata fatta invecchiare la Vernaccia. Colore giallo paglierino con sfumature rosa.  Al naso il sentore di ginepro è bilanciato da profumi di spezie dolci (noce moscata, cannella) seguiti da cacao, burro e vaniglia, con un finale balsamico di erbe aromatiche. In bocca il ginepro è più evidente, ma integrato in un sorso avvolgente, rotondo e vellutato, con un finale di pepe e fichi secchi. Indicato sia per la beva singola che nei cocktail più classici.

Pigskin  Pink, 40% alc.. Una variazione del precedente Pigskin caratterizzato dalla prevalenza di foglie di mirto e artemisia, insieme a ginepro, elicriso e salvia desoleana. Dopo la distillazione il gin viene addizionato di infuso di bacche selvatiche raccolte a mano che conferiscono l’originale colore rosa cipolla al distillato. Ha sentori marini, di macchia mediterranea e un finale dove emerge l’artemisia.Al gusto è balsamico, molto sapido e fine.

Gin Grifu, 43% vol.. Un London Dry Gin (quindi senza aggiunta di aromi dopo la distillazione) il cui nome è ispirato a quello di un leggendario contrabbandiere e distillatore sardo Efisio Pilloni soprannominato “Grifu”. Realizzato esclusivamente con botaniche e piante spontanee del territorio. Molto aromatico nei profumi che, oltre al ginepro, si caratterizzano per le intense note di artemisia e dell’endemica salvia desoleana. Nel palato è morbido, vellutato, con retrogusto di ginepro, elicriso e una vena piccante e sapida.

Passiamo poi all’assaggio del tipico liquore sardo, il più conosciuto al di fuori dell’isola, il Mirto, di cui la famiglia Carta è uno dei maggiori produttori e che viene ottenuto con infusioni che durano circa 4 mesi! Assaggiamo in particolare due Mirto Rosso, che sono in vetta nella nostra classifica dei migliori Mirto della Sardegna (link).

Mirto Ricetta Storica, 30% alc.. La storia famigliare dei Carta narra che la ricetta fu realizzata per la prima volta nel 1939 dalla nonna di Elio che, per favorirne la conservazione, aggiunse la Vernaccia nella macerazione delle bacche di mirto insieme agli altri ingredienti che venivano tradizionalmente utilizzati, personalizzando così il prodotto. Colore rosso mogano, denso. Avvicinando il bicchiere al naso si viene avvolti da uno straripante profumo di mirto, con un sottofondo di erbe aromatiche (salvia, elicriso, alloro), spezie (zafferano) e marmellata di prugne. Al gusto rivela un grande equilibrio dolce-amaro con frutta secca da una parte, bilanciata dalla freschezza e sapidità di erbe officinali dall’altra, e l’aroma di mirto che avvolge la beva dall’inizio alla fine. Uno dei migliori Mirto mai bevuti.

Mirto del Fondatore, 30% alc..  Elio Carta ha dedicato il nome del liquore al padre Silvio per i suoi 90 anni. Colore rosso amaranto carico. Al naso il profumo di mirto si fonde con quello della prugna matura e delle piante ed erbe mediterranee (lentisco, eucalipto, rabarbaro, salvia). Nel palato scorre “leggero”, e ancora, come nel Mirto Ricetta Storica, si evidenzia un grande equilibrio dolce-amaro, ma in questo caso la nota amaricante di erbe officinali è più presente. Profumi e aromi di questo mirto sono meno esplosivi del precedente, ma giocati più sull’eleganza e la finezza. Mentre il primo è più un liquore da fine pasto, preferibilmente da accompagnare alla pasticceria secca, quest’ultimo si può bere tranquillamente anche come aperitivo.

Proseguendo la nostra visita in azienda non possiamo fare a meno di assaggiare due altre specialità aziendali:

il Bitter Roma Assoluto, 25,8% alc.. Bottiglia dall’aspetto maestoso: forma, disegno e caratteri del nome ispirati alla Roma imperiale. Colore rosso rubino vivo. Al naso emerge l’artemisia (ha una concentrazione al 50%) insieme agli altri sentori erbacei e balsamici della macchia mediterranea. Seguono intense note agrumate (arancia, cedro, tamarindo) e speziate. Sorso bilanciatissimo, potente e succoso, di lunga persistenza. Aromi di erbe aromatiche coerenti con l’olfatto, una marcata nota amaricante (ritroviamo l’artemisia) induce sapidità e una bevibilità unica al liquore. Naturalmente “portato” ad essere un componente fondamentale per i cocktail, in cui istilla un soffio di Sardegna, è perfetto anche da solo come aperitivo.

Amaro Bomba Carta, 33% vol.. Una delle ultime creazioni di Elio Carta, di cui abbiamo parlato già in altri articoli (link)  Autenticamente sardo, fatto esclusivamente con le erbe autoctone dell’orto botanico aziendale (santolina, iperico, elicriso, timo, artemisia) con l’aggiunta del miele di corbezzolo (tipico della Sardegna). Caratteristico il packaging che ricorda le confezioni delle bombe carta. In riferimento all’esplosività del contenuto in termini di aromi e profumi, ed il cui nome gioca sulla coincidenza con il nome del produttore. All’olfatto rivela sentori intensissimi di erbe officinali (genziana in primis) e delle botaniche tipiche sarde che lo compongono. Il sorso è ammaliante: fresco, amaricante, con una mirabile sintesi dolce-amaro che induce una piacevolissima bevibilità marcata dai profumi e sapori della Sardegna.

le botti centenarie di castagno contenenti il distillato atto a diventare whisky

Elio Carta mi introduce poi nel suo sancta sanctorum, la cantina! che oltre ad essere un luogo di produzione è anche un luogo di sperimentazione, dove Elio può dare sfogo alla sua fantasia, e qui ho l’occasione di assaporare un prodotto ancora in gestazione ( è ancora in botte!) ma che a breve sarà proposto sul mercato: un whisky single malt “autoctono”, la cui materia prima (l’orzo maltato) viene fornita dalla Ichnusa per poi essere presa in consegna e distillata da Elio Carta. Il prodotto finale viene ottenuto affinando il distillato in botti usate di castagno (prevalentemente da 500 litri circa) che hanno prima contenuto la vernaccia. Sono botti centenarie, alcune riportano la data: leggo 1872! Oggi, con solo 15 mesi di invecchiamento ( se ne prevedono 36 circa), il distillato ha già un gusto pulitissimo, profumi e aromi particolari e unici, che si manifestano nel bicchiere con rimandi, al miele di castagno, alla mandorla amara, alla mela cotogna, … Tra un paio d’anni sarà pronto per l’imbottigliamento e sarà una novità  assolutamente da provare!

Concludiamo la visita con la degustazione del prodotto principe della zona, la Vernaccia di Oristano DOC, che, come abbiamo visto, ha un ruolo anche nella produzione dei liquori e degli spirits.

Elio Carta, gestore dell’azienda e figlio di Silvio Carta, il fondatore

Nel processo di affinamento della Vernaccia le botti inizialmente si riempiono completamente, poi con la fermentazione e il tempo il livello si abbassa: il liquido scambia ossigeno con l’esterno innescando il fenomeno dell’evaporazione dell’alcol, che evaporando (insieme all’acqua) lascia le botti scolme e sulla superficie del vino si forma un caratteristico velo bianco, originato da un lievito particolare che appartiene alla famiglia dei lieviti “flor”. Il “velo” ha in realtà un certo spessore che protegge il vino durante il suo affinamento e contribuisce a generare quegli aromi tipici della vernaccia.

Racconta Elio che una volta (fino a fine anni ‘70) la vernaccia si beveva giovane, veniva consumato come un alimento per sostenere il corpo durante le attività lavorative che all’epoca erano molto più fisiche di oggi. Era un vino molto “beverino”, sembrava di bere acqua colorata invece aveva 16 gradi. Questo perché il vino aveva, ed ha, grande acidità ma anche delicatezza e morbidezza data dall’alto contenuto glicerico che avvolge e fascia il palato inducendo un senso di grande scorrevolezza e bevibilità.

Iniziamo la degustazione con la Vernaccia di Oristano DOC Riserva 2006, 19% alc. Colore ambrato. Intensi profumi balsamici e iodati di erbe mediterranee, note burrose, frutta secca in guscio, zafferano, miele, mela cotogna. Sorso caldo e avvolgente, di grande pulizia, che accompagna a dolcezza e morbidezza una vena di calibrata sapidità che dona freschezza e agilità alla beva.  Chiude con un retrogusto vellutato di noce e mandorla amara. Indicato come vino da meditazione, può dare un tocco di originalità come componente dei cocktail più classici.

Proseguiamo con un prodotto unico, invecchiato per più di cinquanta anni: la  Vernaccia di Oristano DOC Riserva 1968, 19% alc.. Colore oro antico. I vini giovani di questa tipologia spesso mostrano sentori di acidità volatile,  a volte eccessivi e poco graditi. Questa vernaccia, dopo 50 anni ed oltre, ha un contenuto di acido acetico di 0,4 grammi/litro…più che trascurabile rispetto alla media di questa categoria di vini, ciò è un indice dell’integrazione e dell’omogeneizzazione che il tempo ha indotto sui profumi e aromi del vino, che infatti si rivela al naso equilibratissimo, con un tripudio di profumi – frutta secca, miele, spezie, caffè ed erbe aromatiche con note burrose, salmastre e di vernice. Nel palato il sorso è denso ma scorrevole, di grandissima armonia ed eleganza: finezza e delicatezza caratterizzano i suoi aromi – miele, dattero, mandorla amara – bilanciati da freschezza e sapidità salina. Un assaggio decisamente fuori dal comune.

Oggi la Vernaccia è comunque un vino non modaiolo, apprezzato soprattutto da un pubblico di intenditori, se ne vedono poche in giro e maggiormente giovani. Ai fini di una sua maggiore diffusione Elio suggerisce che la sua delicatezza e aromaticità sarebbero ideali in cucina, per aromatizzare alcuni cibi, in particolare la carne – porceddu, scaloppine…Non ci resta che provare!

 

SILVIO CARTA S.R.L.

S.P. 12 km 7,800

09070 Zeddiani (OR) Sardegna – Italia

Tel. +39 0783.410314, info@silviocarta.it

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Sono un appassionato del mondo del vino, mi piacciono i profumi e i sapori che ogni bottiglia di vino racchiude, le sensazioni e le emozioni che trasmette. Mi piacciono molto anche i distillati, in particolare la grande varietà e specificità del mondo del whisky. Laureato in Fisica, con un passato di marketing manager nel settore Servizi e Innovazione di una società leader di telecomunicazioni, oggi critico enogastronomico per passione. Scrivo di Vino, Distillati ed Olio sulla testata giornalistica Vinodabere (www.vinodabere.it). Collaboro anche con le testate di settore “Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it)”, "Wining (www.wining.it)" ed “Epulae (www.epulaenews.it)”. Giudice per il concorso internazionale Grenaches du Monde. Assaggiatore per la “Guida Flos Olei“ di Marco Oreggia. Ho collaborato per l’edizione 2018 con la guida "I vini d'Italia" de l'Espresso. Sommelier AIS dal 2001, Sommelier AISO dell’Olio e degustatore iscritto all'albo per la Regione Lazio.

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