Seimila le presenze del 2025. Numeri che gli ideatori vogliono replicare anche per l’edizione 2026 di Isola Birra, dal 3 al 5 luglio a Cagliari nella Pineta di Su Siccu (dalle 17,30 all’una e mezzo del mattino), organizzata da HBS – Homebrewers Sardi con il patrocinio dell’Amministrazione comunale. Il programma del dodicesimo anno è costruito per promuovere il consumo consapevole, la conoscenza degli stili birrari e il dialogo tra birra e gastronomia.
Prevista una selezione limitata di birrifici della Franconia – Monchsambacher, Knoblach, Eichhorn e Stern – accanto ai dieci birrifici artigianali italiani: Cantina Errante (Toscana), Wild Raccoon (Friuli-Venezia Giulia), Free Lions (Lazio), 50&50 (Lombardia), Balabiott (sempre dalla Lombardia), Shire Brewing (Lazio), Jungle Juice (Lazio), Kashmir (Molise) e le due isolane Mezzavia (Selargius, nell’area vasta di Cagliari) e Birra 4Mori (posto a Montevecchio, nel Sud Sardegna a dieci chilometri da Guspini).
In assaggio oltre 60 birre. E, per la prima volta, una vineria della vicina Quartu Sant’Elena sarà presente per la mescita di vini naturali. Una novità per l’associazione – una cinquantina di soci con Giulio Gardu come presidente – da leggere in un’ottica di inclusione e di allargamento del dialogo.
Sia chiaro: fare cultura attorno alla buona birra resta la priorità, come spiega per gli organizzatori Simone Loddo.

“La Sardegna? Qui resiste la reputazione di quelli che bevono tanta birra: una cultura del volume e secondariamente della qualità – racconta Loddo a Vinodabere -. Resta ancora molto lavoro da fare per spostare il paradigma dal bevo meno al bevo meglio, però assistiamo anche alla crescita del numero di appassionati che arrivano alle iniziative con una buona base di conoscenza degli stili”.
Il quadro della birra artigianale è di consolidamento, secondo l’esperto: “Dopo il boom degli anni passati, la birra artigianale sta ora consolidando gli spazi. In futuro bisogna capire come andrà. Intanto, il contesto isolano conta attualmente una cinquantina di aziende tra birrifici e beer firm”.
La manifestazione, che prevede anche street food, musica dal vivo, dj set e un torneo di beer pong, a parte i laboratori di degustazione vanta alcuni itineranti, ideati dallo stesso Simone Loddo. “Sono giri di gruppo della durata di 45 minuti in cui si parla di birre artigianali e se ne assaggiano diverse – riferisce a Vinodabere -. Le persone tendono a ordinare quello che già piace. In questo caso decido io mettendo alla prova i loro sensi”.
I temi dei laboratori di quest’anno sono “Birra e tradizione: le eccellenze sarde incontrano la birra artigianale” (venerdì 3 luglio), “Viaggio tra i sapori del Belgio” (sabato 4) e “Giappone: birra e sake, due mondi, una cultura” (domenica 5). Quest’ultimo è curato sempre da Loddo, che precisa: “Si parlerà di gastronomia giapponese, quella di strada, con quattro pietanze abbinate a tre birre e un sake, per capire gli usi dei giapponesi e come le due bevande hanno conquistato il mondo”.
L’ingresso alla manifestazione è libero mentre i gettoni, da prendere in carnet, costano 2,50 euro l’uno per formati da 0,15. Appunto, non bere di più ma assaggiare di più. “Con formati più grandi ci si ferma a un certo numero di degustazioni, mentre l’obiettivo è quello di variare e far esplorare il più possibile”, conclude.