Raise a glass
La vigilia cadeva in una delle prime domeniche romane prive di Serie A e piene di code mattutine verso i lidi per i rituali rosolamenti; una di quelle tipiche domeniche quando l’Urbe apre le chiuse e spurga a mare la parte più caciarona e si fa più quieto dominio di turisti con Birkenstock e gelato d’ordinanza. Tanto quieta, l’atmosfera dell’Urbe in modalità spurgo, che a mezzodì la radio locale non trasmetteva K-pop ma un augurio shoegaze per il giorno seguente a Bologna: “Ah, raise a glass, and we’ll cheers for the new day”. Peccato solo che mi sia sfuggito il titolo del brano. Al new day i calici si sarebbero alzati per Armonie senza tempo, l’evento dedicato al Lugana e organizzato dal suo Consorzio, qui alla sua prima missione felsinea dopo i precedenti extra moenia a Milano e Roma.
Il treno è un buon posto per riflettere; riflettendo in treno sul nome dell’evento, tornavano alla mente due Nonni – Martin e Henri, mica due dilettanti – e la loro idea del tempo che, in estrema sintesi, è sostanzialmente ciò che si vive. Ora: perché mai armonie senza tempo? Avendo vissuto pochissimo il Lugana, con questa missione felsinea il tempo andavamo a farcelo, non a perderlo; armonie con tempo, non senza.
Per les Communicateurs saranno solo dettagli oziosi; tuttavia, le parole sono importanti e l’intertesto lo è altrettanto. Nel titolo da dare al Lugana io avrei preferito un rapporto intertestuale a Paul Signac, piuttosto che uno a Walt Disney: l’armonia di Signac era una nozione estetica, quella di Disney una risata.
La sede
A Bologna ho anche abitato, ancorché per un solo anno, ignorando colposamente Villa Benni. Villa Benni è fuori Porta Saragozza e la mia attenuante generica è che vivevo a Corticella ed ero pendolare cinque giorni su sette lungo la linea ferroviaria per Padova. Villa Benni è una vera dimora signorile: fonde armonicamente più stili, su tutti neoclassico e liberty; rende e non ostenta eleganza nell’insieme – prospetti, interni, piantumazione – prima ancora che nei dettagli; è l’antitesi dell’image-building del funesto ventennio – fu proprio quello il periodo del suo a fundamentis extructa – e delle sue ricerche forzose e stucchevoli di maestosità, pompa e classicismo. Tra l’altro, la villa è munita di un parco di rimarchevole bellezza, dotato di famiglie e generi e specie in varietà bastevole per suscitare l’invidia di molti orti botanici.
La DOC
Il Lugana DOC viene prodotto nelle province di Brescia e Verona e deve il nome all’omonima località gardesana, più precisamente nel comune di Sirmione, quindi nella parte lombarda; il toponimo potrebbe essere tanto noto per lo scontro tra Costantino e Massenzio del 312 d.C., presso la Selva Lucana, quanto per il vino; nella competizione tra vizio della memoria storica e vizio dell’alcol, tuttavia, prevale quasi sempre il secondo, con buona pace di Alessandro Barbero e degli imperatori.
La denominazione comprende circa 2750 ettari, oltre 2000 dei quali nella parte lombarda, ed è riservata ai vini bianchi da uve Trebbiano di Soave, localmente denominato Turbiana o Trebbiano di Lugana, con eventuale saldo massimo del 10% di altre uve non aromatiche, raccomandate o autorizzate per le due province transfrontaliere. Breaking news: ricerche più recenti attestano però che tra Turbiana e Trebbiano di Soave vi sono sì affinità, ma si riscontrano parimenti eminenti differenze genetiche. Più affine alla varietà locale, infatti, sarebbe non già il Trebbiano di Soave, bensì il Verdicchio. Ad articolare l’irriducibilità del Turbiana a capitolo del disciplinare soccorre anche la numerosità dei biotipi, che sono trenta circa. Sono previste le tipologie Lugana, Lugana Superiore, Lugana Riserva, Lugana Vendemmia Tardiva e Lugana Spumante.
La denominazione fu la prima interregionale istituita in Italia e comprende cinque comuni delle due province: Peschiera, Pozzolengo, Sirmione, Lovato e Desenzano. L’interregionalità non fu una trovata estemporanea: già molto prima che da commissari, enografi, enarchi, sommelier e tastieristi da bordo piscina, il vino fu cosa da prevosti; questi cinque comuni appartengono da secoli a una medesima diocesi interregionale, che è quella di Verona. Altrimenti detto: dove oggi leggi zonazione, già secoli fa leggevi giurisdizione (potestas iurisdictionis, cioè autorità di governo e giurisdizione ecclesiastiche su diocesi o parrocchie).
La Masterclass – L’impronta del Lago, geologia e visione
La conduce Fabio Giavedoni che, insieme al Direttore del Consorzio, snocciola subito numeri ragguardevoli e utili informazioni: la DOC vale 28 milioni di bottiglie – non propriamente numeri da denominazione minore – il 60% delle quali destinato ai mercati esteri. L’areale corrisponde al più grande anfiteatro morenico in Europa e alla feconda zona lacustre che la Serenissima bonificò a partire dal Sec. XV. Lo si può sommariamente dividere in due zone, una delle quali nell’immediata prossimità del lago, con prevalenza di argille bianche; l’altra coincidente con le colline moreniche dai suoli ghiaiosi e limosi, più calda, saltuariamente svariata del rosso di vene ferrose. I vini delle prime zone tendono a spiccare per delicatezza e finezza, quelli delle seconde per corpo e calore; ad accomunarle è l’influenza del Garda che, nell’alternanza stagionale, ora mitiga l’estuo dei mesi assolati, ora tempera i rigori invernali.
I vini in degustazione:
Lugana DOC Mandolara 2025 – Le Morette
Al naso note floreali e fruttate bianche: fior di limone, pera e pesca ben composti, delicati. In allungo cenni balsamici. Rispondente al gusto con limone, pera, fiori bianchi e finale leggermente sapido e ammandorlato. Sensazioni globali di freschezza e nettezza.
Lugana DOC 2025 – Tenuta Frontelago
Profumi più “gialli” del precedente, tenui ma caratterizzanti, con ginestra e percoca a svariare un bouquet altrimenti bianco di fiori e frutti. La traccia minerale è nitida, tesa e durevole, marca il sorso già all’ingresso e lo sostiene in progressione, ne suggella il finale sapido e dalla coda ammandorlata.
Lugana Riserva DOC 2023 Luna del Lago – Zenegaglia Vini
Il bouquet è curiosamente una mimesi, o copia anastatica di un buon Sauvignon. Al palato tout-avant offre freschezza e sapidità acute, citrine e dosate in dissolvenza.
Lugana Riserva DOC 2023 Il Bepi – La Rifra
Il relatore lo definisce quale “esemplificativo del Lugana classico”. Se intendiamo correttamente, è a tutti gli effetti un esempio di classica eleganza: composto, serio, senza esornazioni, abbellimenti o paragoni tanto nel bouquet, che è riservato e senza acuti o, peggio, stonature, quanto al palato che è sapido, teso, regolare in progressione. Molto convincente.
Lugana DOC 2024 Demesse Vecchie – Famiglia Olivini
Di “identità parcellare” parla il relatore. Non conoscendo per questa denominazione riferimenti in tal senso, del vino registro la nitida nota equorea, quasi salmastra, a prevalere nello sviluppo olfattivo su quelle floreali e fruttate; dopodiché, al palato, un’appagante, saliente e infusa sapidità. Disseta e induce appetito. Il più gastronomico.
Lugana Superiore DOC 2011 – Ca’ Lojera
Il più vecchio e la segnatura è proprio quella della maturità e dell’ossidazione, ciò che – trattandosi di gusto e passione personali – me lo rende gradevole per il calore, la nota salmastra, quella di noce e per il rancio chiaro già al naso e poi al sorso, per lo sconfinamento dal Garda all’Asia quando ammicca a brodo di miso e alghe preparate. Lo approvo, così segnato, e lo riberrei volentieri su fettine di pane tostato con filetti di peperone e con quelli di un qualsiasi pesce in conserva originario di Anzio o Cadice, Marzamemi o Matosinhos, Carloforte o Bastutrask.
I banchi d’assaggio
Vale la pena riportare l’utile avvertenza di tutti o quasi i produttori presenti ai banchi in merito alla 2025: a loro giudizio è stata un’ottima annata.
Lugana DOC 2025 Arciera. Bouquet di frutta bianca nitido, fresco e croccante, quasi esuberante. Sorso facile nel senso migliore, easy like Sunday morning, dinamico e agile con ritorno della frutta in chiusura.
Lugana DOC 2025 “Sottosuolo” Antico Gelso. Il naso compone in un intreccio coerente le sottigliezze di fiori, frutta bianca e mandorla. Sorso sapido, nitido, dissetante e avvolgente, di buon corpo e lunga persistenza amarulenta.
Lugana DOC 2022 Vigneto Frontelago. Corredo olfattivo fitto e profondo, lento nell’effusione, di non immediata lettura. Fittezza e stratificazione aromatica contraddistinguono anche il sorso che è pieno, avvolgente, abbastanza caldo e chiaramente giallo e grasso nelle note di frutto. Notevole persistenza.
Ca’ Lojera. Il Lugana DOC 2025 è avvolgente ed elegante per fittezza e nettezza di riferimenti vegetali, fiori ed erbe aromatiche. A seguire, la Riserva del Lupo 2022 da uve botritizzate in proporzione del 30-40%. Prima e, forse, anche più del corpo spicca la ricchezza di dettagli olfattivi e del loro riuscito assieme: matrice fruttata e salmastra (uva spina, mela golden, mollusco, salicornia), compendi balsamici (conifere, ginepro), dettagli idrocarburici. Sorso di equilibrio e grande persistenza.
Sguardi di Terra propone un Lugana DOC 2025 appena imbottigliato, crudo e scalpitante di sapidità e verzure, molto buono; dopo il diavolo, l’acquasanta è una Riserva 2022 dal bouquet molto fine, corale e stratificato, e dalla pregevole dinamica gustativa: teso, dinamico, nettante, dalla lunga e nitida persistenza aromatica.
Lugana DOC 2024 Tenuta Corbari. Spicca sia per originalità del profilo aromatico con gli inediti di fieno, salvia e timo a precedere il fiore e la mandorla; sia per la spontanea tensione del sorso che compendia senza forzature slancio, stratificazione aromatica, pulizia del finale.
Ca’ dei Frati. Il Lugana DOC 2025 parte nel segno del cedro e della melissa per rivelare nel seguito una delicata nota balsamica di sfondo. Riflessi agrumati anche al sorso, pieno e fresco. I 10 mesi in barrique fanno del Lugana DOC Brolettino 2025 la variante maggiorata per speziatura, rotondità e grassezza, oltreché per la decisa virata del frutto al giallo. Fase gustativa che si presenta già abbastanza fresca e tesa, tuttavia con note ancora immediate e persistenti di vaniglia e burro fuso. Privilegio di Famiglia è l’appellativo per le riserve di famiglia, non tali ai sensi della Denominazione, che affinano per 5 anni in bottiglia: il Lugana DOC I Frati 2020 P.d.F. è molto complesso all’olfatto con un ventaglio aromatico che spazia dalle note floreali aeree e soavi a quelle mature di frutta gialla (percoca, albicocca), fino a una dote balsamica e speziata che richiama altre varietà. Il Lugana DOC Brolettino 2020 porta ancora viva la segnatura della barrique.
Lugana DOC “Mecum” 2025 Dal Biondo. Tremila bottiglie finiscono presto e io spererei di finirmene una anzitempo: sul lago, all’occaso. Infatti, a Bologna fu tra i preferiti, bevuto con l’ultimo raggio di sole. Ultimo vino prima di correre alla stazione e primo tra i preferiti. Fermentazione con lieviti indigeni. Naso mimetico, ritroso in attacco, dallo sviluppo lento con note floreali soavi e, più inattese e via via più intense, d’erbe aromatiche, benzoino, gesso, pietra calda. Bocca nervosa e di sapidità eminente, tesa, piena, pulita, regolare e crescente nella progressione da mezzofondista e, come tale, poderoso nella spinta (minerale) dell’ultimo giro. Dopodiché calarono sera e sipario.
È legittimo estrapolare dal discorso delle scienze un'immagine del vino che corrisponda ai miei desideri? Boh. Nato in un'annata problematica del mio vino del cuore, dopo attenta valutazione delle soluzioni per ovviare a questo frustrante retaggio, eureka! Ho avuto tre figli in annate da non meno di quattro stelle.
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