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Il Cuore di uno Chef – Il Racconto Noir di Giovanni Monticelli – Terza ed Ultima Puntata

Per chi si fosse perso le puntate precedenti questi dono i link:

Prima Puntata: https://vinodabere.it/il-cuore-di-uno-chef-il-racconto-noir-di-giovanni-monticelli-prima-puntata/

Seconda Puntata: https://vinodabere.it/il-cuore-di-uno-chef-il-racconto-noir-di-giovanni-monticelli-seconda-puntata/

 

Terza ed Ultima Puntata (Capitoli 9,10,11,12)

Capitolo 9
La mattina può iniziare presto o tardi non importa, ma deve iniziare con la moka del caffè da tre preparata con cura. Bevuto bollente. Odiava i caffè fatti a casa con la macchinetta finto bar, erano imbevibili e Nespeca cercava di evitarli a tutti i costi.
Arrivato in ufficio il vicebrigadiere Tagliamonti lo aggiornò sulle denunce di persone scomparse e delle caratteristiche del corpo ripescato in mare. Un commercialista di Lucca ha chiuso lo studio e fatto perdere le sue tracce, un titolare di ferramenta a Massa pieno di debiti, un pescatore a Lido di Camaiore sono due giorni che non risponde al cellulare.
Mentre sfogliava Il Tirreno lesse una notizia curiosa nelle pagine interne, famoso chef stellato chiude improvvisamente il suo rinomato ristorante Il Galeone a Viareggio; si vocifera un litigio feroce con la moglie causa una giovane cameriera.
La storia si ripete pensò tra sé.
Tagliamonti sai cosa ti aspetta, prendi la macchina e ti fai un giro nei luoghi interessati a raccogliere informazioni, in borghese. Non mangiare in posti costosi altrimenti non ti rimborsano. Tornò a leggere l’articolo de Il Tirreno, parlava della brillante carriera dello chef di Viareggio, tale Alex Barili e dei suoi guai seri di salute che lo avevano portato a un trapianto di cuore d’urgenza a Milano. La parola cuore non poté che attrarre la sua attenzione.
Telefonò in Procura per ottenere un incontro con la magistrato. Entrando notò che la dottoressa De Dominicis quel giorno indossava una gonna nera che nella posizione seduta arrivava sopra il ginocchio, lasciando scoperte parte delle gambe ancora abbronzate e la bella caviglia sottile, con scarpe nere a tacco medio. Incarnava benissimo il fascino elegante della quarantenne, pensò.
Maresciallo lei ha sempre l’aria di essere con il pensiero altrove, mi dica.
Stavo riordinando le idee della inchiesta, abbiamo alcuni nomi sui quali lavorare io e il vicebrigadiere Tagliamonti; personalmente mi allontanerò per un giro in Versilia, devo verificare alcuni indizi.
La prego maresciallo mi tenga aggiornata sullo sviluppo delle indagini.
Un ultimo sguardo poco fuggevole alle caviglie della magistrato e uscì dalla stanza.
Da quanto tempo non vedeva una donna nuda, forse dai tempi della relazione con la moglie di un suo superiore a Pescara, con più anni di lui ma che lo travolse, anche troppo.

Capitolo 10
Alfio Giannelli e il suo amico motociclista dopo una giornata in sella alle loro moto, cercavano un relax serale nel nightclub di un albergo nel paese vicino. Giovani ragazze in abitini sexy e scarpe con tacco alto, vendevano le loro attenzioni ai clienti al ritmo bevuta di pessimo spumante per 20 minuti.
Alfio incrociò lo sguardo di una ragazza mora stranamente in disparte, si avvicinò e ordinò una bevuta.
Come ti chiami? Da dove vieni? Per rompere il ghiaccio. Lei rispose Miriam e vengo da Ungheria.
Doveva fare finta di crederci, bevve un sorso che gli andò di traverso e iniziò a raccontare la sua storia e i suoi giri in moto. Il suo amico stava facendo lo stesso con una bionda appariscente in un tavolo vicino.
Raccontò del suo lavoro nella fabbrica chimica e della azienda agricola di famiglia. E della sua infelicità.
Lei ogni tanto si distraeva e guardava con discrezione l’orologio.
Dovette prendere un secondo giro di spumante, il bicchiere di lei era finito, il suo lo versò nel ficus di plastica.
Odiava il suo lavoro e non sopportava i genitori con la loro azienda agricola, gli mancava il respiro, si sentiva frustrato e sognava di cambiare vita in un posto lontano.
Non solo sognare a dire il vero. Nel giro in moto precedente, aveva messo gli occhi su un casale di montagna in vendita con un bel pezzo di terra a pascolo. Una stalla abbandonata era la premessa per iniziare un piccolo allevamento di capre e pecore, in alta Val Maira, nelle Alpi povere del cuneese.
Alla ragazza si illuminarono gli occhi, non si aspettava un progetto di quella natura, di solito vogliono tutti aprire un bar su una spiaggia ai Caraibi.
Non mi chiamo Miriam e non sono ungherese. Prendiamo una terza bevuta.
Mi chiamo Gohar e vengo dall’Armenia, i miei genitori e mio fratello sono pastori, hanno capre, pecore, fanno formaggi e uno yogurt straordinario, introvabile qui da voi.
Alfio dopo attimi di silenzio, disse che potevano cambiare vita entrambi, insieme, nella casa che aveva visto.
In tre bevute non le aveva messo la mano sulla coscia, mai successo.
Iniziarono a fantasticare del loro progetto, della divisione dei compiti, della stalla, del caseificio artigianale.
Però voglio fare anche lo yogurt, disse lei con un sorriso innocente.
Il tempo era finito e lei non poteva rimanere ancora, si dettero appuntamento il giorno dopo, ora di pranzo nella piazza del paese. Non si scambiarono i numeri di telefono, sarebbe stata la prova che la sua era una proposta seria e non le solite fandonie che raccontavano sempre i clienti un poco ubriachi.
Si salutarono con un bacio sulla guancia e la promessa di rivedersi l’indomani.
Alfio e il suo amico presero le moto e si diressero verso il loro albergo non molto distante.
Alfio era radioso di come fosse andata la serata con Gohar.
Non si accorse di essere entrato in curva troppo velocemente, per mantenere l’equilibrio invase la corsia opposta proprio mentre stava arrivando un furgone.
L’impatto fu violento, frontale, senza scampo. Il suo amico che seguiva vide tutto con terrore.
Lo portarono in ambulanza all’ospedale di Brunico.

Capitolo 11
Il ristorante era chiuso, solo alcuni operai stavano facendo lavori di manutenzione, con discrezione iniziò a fare domande anche a curiosi di passaggio, alcuni con il cane.
Dopo la malattia e il trapianto di cuore non è più stato lui, era il tratto comune, gli affari andavano bene ma non più come prima della malattia quando a gestire tutto era Alex Barili in persona.
Improvvisamente scomparso dopo un furioso litigio con la moglie/manager del ristorante, sembra per una relazione con una giovane stagista della cucina arrivata da poco.
Tutto successo la settimana precedente.
Barili amava la pesca e la caccia e possedeva un capanno in un canneto sul mare nelle vicinanze, in una delle poche zone selvagge rimaste. Lo divideva con i suoi amici appassionati cacciatori e pescatori come lui.
Trafficando con il navigatore dello smartphone, con imprecazioni in dialetto stretto sanbenedettese, riuscì ad arrivare al capanno non senza difficoltà. Ultimo tratto a piedi in una zona umida, scarpe basse, sempre con imprecazioni.
Il capanno era in ordine, il pontile era vuoto e della barca nessuna traccia.
Forse a quest’ora il signor Barili era su qualche spiaggia da sogno con la sua giovane fiamma, pensò.
Si era fatta ora di pranzo, lo capiva dai richiami del suo stomaco.
Passò nella locale caserma dei carabinieri e dopo essersi qualificato chiese del sottufficiale impegnato nelle indagini della scomparsa di Barili.
Vista l’ora chiese al vicebrigadiere di andare a pranzo per avere uno scambio di informazioni sul caso.
Carne o pesce maresciallo? Pesce.
Conosco una trattoria frequentata da pescatori e operai, dalla Marisa detta culobello.
Ambiente rustico, un poco rumoroso ma autentico, era soddisfatto.
Lei è Agnese la nipote della Marisa che aprì la trattoria durante la guerra.
Blocchetto e penna alla mano, abbiamo spaghetti con moscardini bianco o pomodoro,
spaghettini alle vongole veraci bianco, la pasta è di un piccolo pastificio artigianale toscano. Per secondo, guazzetto di palamite alle erbe o fritto di paranza. Contorni insalate miste dell’orto, ci sono anche delle verdure di campo ripassate in padella.
Il maresciallo Nespeca amava le trattorie con menu di pochi piatti, secondo mercato, odiava i menu sterminati stampati e plastificati.
Vino? Abbiamo uno sfuso bianco naturale della provincia di Lucca, produttori stravaganti, bio qualche cosa.
Mi scusi brigadiere Ricci non ricordo il suo nome? Giuseppe maresciallo.
Dal suo accento non è toscano. Sono di Cesenatico. Allora siamo entrambi del mare a rovescio. A rovescio?
Siamo di un mare levantino dove il sole gira al contrario, ci è precluso il tramonto, Adriatico
poco romantico, da gente mattiniera.
Mi dica quello che sa riguardo la scomparsa del signor Barili.
Il brigadiere Ricci raccontò a brevi cenni la brillante carriera di cuoco, le capacità manageriali e la grave malattia che lo costrinse a un trapianto di cuore e le gravi conseguenze di salute, fino a pochi giorni prima, quando fu sorpreso nella cucina del ristorante con una donna in atteggiamenti inequivocabili. La moglie in un atto di ira incontrollata, iniziò a rompere ogni cosa presente in sala e disse di volere il divorzio immediato. Da quel giorno il
signor Barili è scomparso, probabilmente con la sua amante. I tradimenti si pagano.
Lo sapeva bene il maresciallo Nespeca, perché la causa dei suoi incontri sessuali con la moglie di un superiore, fu il motivo reale del suo trasferimento a terra destinazione Livorno. In quel momento gli venne in mente la cinquantenne Grazia, moglie di un colonnello, soprannominata Sala Macchine, perché non si fermava mai durante un amplesso, non solo con il maresciallo Nespeca.
Venne coinvolto nella sparizione di un sequestro su uno yacht lussuoso, cocaina in abbondanza, lui che non aveva fumato altro nella vita che Toscani e Gauloises senza filtro.
Il maresciallo pagò il conto della trattoria dopo un caffè corretto alla sambuca e ringraziò il brigadiere per le utili informazioni.
Troppe coincidenze e le coincidenze non esistono, salvo eccezioni.
Ripassò davanti il ristorante di Barili chiuso per manutenzione e notò un anziano dall’aspetto dimesso immobile a fissare il ristorante.
Buongiorno sono il maresciallo dei carabinieri Nespeca, cercava qualcuno, è un parente?
No, solo curiosità del perché un ristorante così bello è chiuso, parto adesso per la stazione, mi aspetta un lungo viaggio, e si allontanò con una piccola valigia in mano.
Soliti curiosi pensò il maresciallo. Qualcosa non lo convinse, iniziò una corsa per raggiungere l’uomo, con un fiatone da non riuscire a parlare, chiese dove fosse diretto in treno, Mantova rispose con faccia preoccupata. Semplice curiosità grazie.

Capitolo 12
Alex Barili la sera del furioso litigio con la moglie, si diresse in macchina verso il suo capanno di caccia, nascose il fuoristrada in un fienile poco distante per non essere visto.
Non aveva molto tempo, voleva provare la efficienza del motore della piccola barca ormeggiata al molo traballante, davanti il capanno e poi sarebbe ritornato al ristorante per un appuntamento con un uomo.
Nel tragitto a piedi dalla macchina al suo capanno sentì un sollievo, una leggerezza d’animo, accennò anche un sorriso. Arrivato al capanno iniziò ad armeggiare con il motore della barca per metterlo in moto. Tirò fuori dalla tasca un lembo di stoffa di una vecchia divisa da cuoco, lo srotolò e prese una pasticca, la mise tra i denti perché voleva provare la sensazione adrenalinica di avere in bocca una pasticca di cianuro.
Il motore della barca iniziò a girare in una nuvola di fumo acre. Bene pensò, ci faccio un giro per sicurezza che funzioni, più tardi avrebbe dovuto funzionare senza intoppi.
Si staccò dal piccolo molo di legno e iniziò ad aumentare il gas dalla manopola, l’aria salmastra in volto riportò alla mente felici ricordi di una vita vissuta intensamente. Quasi si dimenticò di avere la pasticca tra i denti e decise di toglierla.
Una distrazione fatale, non si accorse del tronco in mare, l’urto fu violento, perse equilibrio e andò a sbattere con il volto sul bordo della barca, sentì la pasticca schiacciarsi tra i denti, prima di chiudere gli occhi definitivamente riuscì a dare uno sguardo d’amore all’orizzonte del suo mare macchiato di fucsia e accennò un sorriso.
Il corpo privo di vita proseguì il movimento e cadde in acqua, la barca prima di affondare lo travolse e l’elica del motore gli squarciò il petto provocando il distacco del cuore.
Lo sterno già tagliato verticalmente con un frullino per il trapianto di cuore, facilitò la macabra sequenza.
Alex Barili finì la sua vita così come aveva desiderato, abbracciando il suo mare, testimone delle lunghe nuotate mattutine prima di recarsi al ristorante, del calore materno del sole sulla pelle salmastra sdraiato a riva, piacevolmente spossato, felice a guardare le nuvole in un puzzle della natura, cielo cobalto a nascondere il buio dell’infinito e la paura di essere soli, come aveva visto nel film ‘The Truman show’. Lo spettacolo è finito.
Il suo corpo privo del cuore estraneo, sospinto dalla brezza di maestrale, iniziò il viaggio funebre verso sud, senza ali di folla plaudente.
Eros Giannelli, dopo avere aspettato inutilmente due ore davanti il ristorante, decise di tornare verso la pensione dove aveva alloggiato con la moglie Ines, durante il viaggio per incontrare il destinatario del cuore di loro figlio.
Non aveva fame per la tensione della giornata, la corriera di mattina presto fino a Mantova, il treno, le coincidenze, il pensiero a cosa avrebbe dovuto fare sul corpo del signor Barili, sudava e sentiva freddo. Decise di comprare una bottiglia di lambrusco in una bottega aperta, la mise nella piccola valigia di finta pelle color verde marcio, insieme alla piccola roncola avvolta in un vecchio lenzuolo e andò in camera.
Il lambrusco e la stanchezza fecero il loro effetto, si addormentò vestito.
La mattina dopo, con la testa pesante e lo stomaco vuoto, decise il da farsi. Aveva dormito bene stranamente, dalla morte del figlio e la rovina della sua vita coniugale passava notti insonni intervallate da brevi dormite.
Telefonò a casa e disse che doveva rimanere qualche giorno in fiera per concludere un affare. Un filo di voce rispose, fai come vuoi.
Era sollevato di non avere dovuto fare la orribile operazione, come da accordi presi, asportare il cuore di suo figlio dal corpo del signor Barili nel capanno, portarlo a largo con la barca e gettarlo in mare. Tornare al capanno, rientrare in albergo con il motorino preso a noleggio, con il cuore in una busta di plastica a chiusura ermetica avvolto in un lenzuolo nuovo e l’indomani partire in treno.
Decise di prendersi qualche giorno di vacanza, i primi di una vita spesa a lavorare la terra con fatica.
Lasciò la valigia in camera e uscì a fare colazione in un bar pasticceria dal profumo di crema e caffè.
Prese un motorino a noleggio e iniziò a girare la città e zone circostanti, per la prima volta si fermò a fissare il mare. La bellezza del mare.
Arrivato il giorno della partenza, si diresse a piedi alla stazione e passò davanti il ristorante, lo fissò con emozione e ringraziò mentalmente il signor Barili per il gesto estremo, di generosità nei loro confronti.
Un uomo gli si avvicinò, un maresciallo dei carabinieri, scambiarono poche parole.
Arrivò a casa a tarda sera, la moglie era già a letto, si recò nell’orto o meglio di ciò che rimaneva di un orto florido, scavò una buca e ci seppellì il lenzuolo vuoto.
Dopo essersi lavato e indossato il pigiama di flanella, si accorse dei piatti coperti sul tavolo della cucina, del vino e il bicchiere coppato. In un piatto tagliatelle al ragù, nell’altro coniglio in potacchio e fagiolini.
Non era mai successo dalla morte di Alfio.
Il maresciallo Nespeca entrò nell’ufficio della dottoressa De Dominicis, novità maresciallo?
Notò la camicetta aperta di un bottone più del solito, il reggiseno nero, a contenere un seno prorompente, le belle gambe nude slanciate dal tacco alto accavallate sotto la scrivania, le mani affusolate con smalto scuro, tailleur blu di ordinanza, capelli arruffati di ottimo taglio. Un brivido gli percorse la schiena.
Maresciallo a cosa sta pensando?
Riordinavo le idee dottoressa. Il corpo che abbiamo trovato al porto era di tale Alessandro Barili, un ristoratore di Viareggio abbastanza famoso, scomparso da pochi giorni, dopo una furiosa litigata con la moglie perché scoperto a.. non riusciva a trovare il termine giusto, …scopare maresciallo? Esattamente, dicevo dopo si diresse al suo capanno per sfogarsi con un giro in barca. Un incidente in mare a causa di un ostacolo improvviso ha provocato la caduta in acqua e l’elica gli ha squarciato il petto lacerando gli organi interni.
Aveva la cassa toracica fragile a causa di un trapianto di cuore. Hanno ripescato una parte della barca impigliata nella rete di un peschereccio e la macchina nascosta in un fienile, forse per non avere scocciature. I sommozzatori stanno perlustrando il fondale alla ricerca del motore e del resto dell’ imbarcazione. Il corpo è arrivato fino a noi spinto dal maestrale di nord-ovest. Le farò al più presto un rapporto dettagliato.
Grazie maresciallo Nespeca, sempre efficiente e discreto. Conosce bene i venti vedo, complimenti.
Per un attimo al maresciallo passò l’idea di invitare la magistrato a mangiare in un ristorante sul mare, fu un solo attimo per una idea folle.
Aspetto il suo rapporto maresciallo e volevo anticiparle che nei prossimi giorni, dopo i riscontri di prassi, sarò costretta a fare una visita ai colleghi di Viareggio e le chiederò di accompagnarmi. Proverò ad assaggiare un piatto di pesce dietro suo consiglio. Arrivederci. Il maresciallo Emidio Nespeca uscì con passo svelto.

 

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