Abbiamo già avuto il piacere di apprezzare il talento di Fabio Mecca in una precedente occasione (link), oggi, desideriamo commemorare i vent’anni della sua carriera non solo attraverso i tradizionali banchi di assaggio, ma anche mediante una degustazione selettiva di otto vini, provenienti da aziende storiche e annate significative.
Dopo aver completato gli studi universitari e fatto ritorno all’azienda di famiglia, la Paternoster, Fabio non avrebbe mai immaginato che la sua carriera gli avrebbe permesso di collaborare con ben 23 realtà vinicole. Inizialmente il suo obiettivo sembrava essere quello di portare avanti la tradizione familiare, continuando il lavoro iniziato dal bisnonno e proseguito negli anni dai suoi familiari. Tuttavia, il suo percorso si è arricchito nel tempo di sfide stimolanti e orizzonti inaspettati, che lo hanno portato ad abbracciare una visione più complessa e articolata della professione.
Attraverso una serie di scelte cruciali nella sua vita personale e professionale, decide di lasciare un cammino sicuro per lanciarsi in una nuova avventura piena di incognite che lo conduce da Roberto Cipresso, dove arriva a ricoprire il ruolo di responsabile delle cantine nel centro-sud.
Dopo quattro anni, si trova davanti a nuove sfide: accetta consulenze poco remunerative e spesso lontane, determinato a farsi strada come enologo indipendente. Grazie a passione, tenacia, dedizione e sacrifici, vent’anni dopo riesce a realizzare il sogno per cui ha lavorato con costanza, collaborando con cantine che rappresentano molto più di una semplice professione.
La degustazione ha rappresentato un momento di incontro tra produttori e un’occasione per valorizzare i vini delle cantine storiche legate a Mecca.
VILLA DORA Terzigno NA – “Vigna del Vulcano” Lacryma Christi Vesuvio Doc 2023
Vincenzo Ambrosio è il giovane produttore titolare di Villa Dora, una realtà storica del territorio vesuviano, fondata nel 1997, che rappresenta oggi un punto di riferimento per la denominazione Lacryma Christi del Vesuvio DOC.
Tra le sue etichette, spicca il “Vigne del Vulcano”, un blend di vigna formato da 80% Caprettone e 20% Falanghina e prodotto da viti a piede franco coltivate a pergola, che hanno oltre ottant’anni di età. La prima vendemmia risale al 2002 e rappresenta un’autentica espressione dei vini bianchi della regione vesuviana.
Questo vino, affinato a lungo in vasche d’acciaio, trae grande beneficio dal prolungato contatto con le fecce fini, che contribuiscono ad arricchirne la struttura e a garantirgli una buona capacità di invecchiamento. L’attenzione scrupolosa dedicata all’esteso processo di maturazione, sia in acciaio che in bottiglia, consente al vino di sviluppare una complessità, un’eleganza e un’equilibrata armonia.
Dodici ettari ai piedi del Vesuvio con suolo composto al 90% da sabbia vulcanica, ideale per proteggere dal rischio di fillossera e consentire la coltivazione a piede franco. Qui si esaltano vitigni autoctoni come Caprettone, Falanghina, Catalanesca, Aglianico e Piedirosso. Il Lacryma Christi rappresenta appieno il territorio e il vitigno da cui ha origine. Qui, alle pendici del Vesuvio, pochi produttori, tra cui Vincenzo, hanno puntato sulle potenzialità di questa terra, sviluppando una filiera capace di valorizzare a pieno il patrimonio locale.
Il risultato è un vino affascinante, di colore oro verde brillante, dinamico ed elegante al naso, con note che evocano territori settentrionali: finezza, pulizia e precisione. La componente vulcanica e minerale emerge con discrezione, offrendo freschezza straordinaria, accenti di frutta, fiori freschi, lievi tocchi di erbe balsamiche e macchia mediterranea. Tra la percezione agrumata e la mineralità, si distingue per complessità e struttura, con texture vellutata ed energia vivace. Salinità, freschezza e agrumi guidano un finale preciso, senza note amare, sorprendentemente persistente e in continua evoluzione.
Fattoria di Gratena Arezzo – Gratena Nero Igt 2019
Gratena è un progetto di rilievo che si sviluppa attorno a un vitigno unico, situato su una collina raggiungibile tramite una strada sterrata immersa in un bosco ricco di fauna. Qui si trova un vigneto curato con maestria, capace di incantare i visitatori. Il cuore del progetto è il Gratena Nero, un vino nato dalla visione del Professor Attilio Scienza, che selezionò questa varietà avviando un ambizioso progetto sperimentale legato al territorio.
Con un patrimonio di circa 50.000 viti, il Gratena Nero dà vita a un vino assolutamente unico, in quanto nessun’altra cantina al mondo lo produce. Si discosta completamente dall’immaginario classico dei vini toscani.
Si rivela avvolgente, intenso e dotato di grande personalità, frutto di un vigneto naturalmente poco generoso in termini di resa. Vinificato in acciaio con metodi tradizionali, il vino affina per un anno in tonneau e successivamente per sei mesi in bottiglia. Con i suoi quasi quindici gradi alcolici, evidenzia complessità, armonia e una dolcezza naturale che esaltano pienamente il carattere del vitigno d’origine.
Il colore, intenso e profondo, richiama l’inchiostro con riflessi violacei. Al naso si svelano sofisticate note balsamiche, nuance di erbe delicate e un leggero tocco vegetale. Il profilo aromatico si arricchisce ulteriormente con sentori di frutti scuri come more e marasca sotto spirito, accenni boschivi tipici della Toscana, spezie, una lieve torrefazione e sfumature floreali, componendo un bouquet complesso e seducente. Al palato spicca una giovanile vivacità, dove il tannino, pur presente, si mostra delicato, abbracciante. Emergono calde note balsamiche accompagnate da accenti di liquirizia. L’equilibrio tra potenza ed eleganza lo rende sempre piacevole, mai gravoso, nonostante la sua struttura solida e vigorosa. Dinamico e di grande carattere.
Cantine Decanto Troia FG – UNUS Doc Tavoliere delle Puglie Nero di Troia 2016
La famiglia di Michele e Urbano, fortemente radicata nel territorio, narra il legame profondo con la Daunia, una terra dalle risorse inesauribili. La loro avventura ha avuto inizio nel 2004, in un momento segnato dalla scomparsa del loro nonno, figura centrale e aggregante della famiglia.
Spinti dal desiderio di mantenere viva la tradizione familiare, i fratelli Michele e Urbano, con due cugini, avviarono la coltivazione del primo vigneto di Nero di Troia. La scelta, mirata a dare un’identità distintiva alla produzione, si basò su uno studio di zonazione che individuò un terreno ideale: calcari compatti affioranti, noti come “crusta”, combinati con terra nera, perfetti per l’impianto delle vigne.
Le prime produzioni sperimentali, iniziate nel 2007, erano destinate al consumo familiare e tra amici, senza vendita. Nel 2013, grazie a Roberto Cipresso, il progetto cambiò rotta: la doppia selezione delle uve divenne cruciale per garantire qualità. Con l’ingresso di Fabio, il progetto evolse ulteriormente, introducendo nuove pratiche e valorizzando il vitigno, portando alla nascita di un prodotto d’eccellenza.
Tuttavia, alcune raccolte furono sacrificate a causa della vulnerabilità del Nero di Troia all’umidità, che favorisce malattie come muffa e oidio. Essendo vigneti biologici, si evitarono trattamenti chimici intensivi, e alcune annate non vennero prodotte. Con soli 5 ettari, iniziarono a elaborare vini bianchi, rosati, bollicine e rossi, inclusi quelli d’annata. Su consiglio di Fabio, fu rivista anche la tempistica dell’imbottigliamento.
Assaporare un Nero di Troia di dieci anni è un’esperienza unica e ricca di fascino. Questo vino, dopo una maturazione di due anni in legno seguita da due anni in acciaio, raggiunge la sua fase finale attraverso l’imbottigliamento. Si presenta con una tonalità granato profonda e un bouquet che combina con eleganza le freschezza delle note fruttate di prugna e mora con accattivanti sfumature evolutive. Spicca il suo carattere mediterraneo, in cui si fondono sentori di olive nere, tracce ematiche e una delicata vena ferrosa, arricchiti da profumi di chinotto, note balsamiche, piccoli fiori, sfumature di tabacco e liquirizia, un insieme aromatico complesso. Contrariamente ai robusti vini pugliesi soliti, qui emerge un vino agile, vivace e ben equilibrato. Il tannino, smussato dai dieci anni, è fine e piacevole. Il finale è pulito, lungo e persistente, evocando all’assaggio nuance di prugna, rabarbaro, agrumi e una gradevole balsamicità. Un esempio delle potenzialità della Puglia nel proporre vini alternativi rispetto ai tradizionali e della visione innovativa di un territorio vinicolo ancora in piena evoluzione.
Tenuta Marino S. Giorgio Lucano MT – Terra Aspra Primitivo 2015 Bio
Basilicata, una terra aspra e autentica, incastonata nei suggestivi paesaggi del Parco Nazionale del Pollino e nella quiete dell’entroterra lucano, a San Giorgio Lucano. Una Regione che regala una straordinaria combinazione di mari, montagne e vulcani spenti, tutti racchiusi in uno spazio relativamente contenuto.
Molti anni fa, la famiglia Marino decise di affidare all’enologo Mecca la realizzazione ambiziosa di una moderna cantina di quasi duemila metri quadrati, dotata di una suggestiva bottaia. Situata in un angolo remoto, dove bisogna davvero avere il desiderio di arrivare per scoprirne l’essenza, l’azienda agricola si è dedicata alla coltivazione di vitigni Primitivo e Aglianico.
I vigneti della Tenuta Marino si estendono su 32 ettari a 500 metri sul livello del mare, in una posizione davvero privilegiata tra i fiumi Sinni e Sarmento, su un suolo leggermente calcareo, ghiaioso e caratterizzato da pendenze impervie. Proprio queste peculiarità del terreno conferiscono un’identità forte al vino prodotto, degnamente chiamato “Terra Aspra”.
Questo Primitivo, figlio di una Basilicata lontana dai riflettori, segue un processo curato: dopo la vendemmia, l’uva subisce una disidratazione naturale di 15-20 giorni senza appassire. La vinificazione avviene in acciaio, seguita da 24 mesi in botte grande, 12 mesi in acciaio e altri 24 in bottiglia.
Il vitigno, più diffuso altrove, trova qui un’espressione unica, frutto di scelte coraggiose che richiedono pazienza e fiducia. Visivamente, il suo colore granato intenso con sfumature amaranto colpisce per profondità. Al naso, è complesso e affascinante: note di erbe aromatiche, grafite, tabacco, liquirizia e cuoio morbido, con accenni di gelatina ai frutti di bosco e prugna disidratata. Rimane privo di quelle sensazioni di stanchezza o eccesso di legno tipiche di vini invecchiati del sud. In bocca, spicca per eleganza e freschezza: stimola la salivazione grazie a un perfetto equilibrio tra acidità e un tannino vellutato ma vivace. Il finale si caratterizza per un respiro balsamico ricco e persistente. Questo Primitivo 2015 stupisce: pur essendo ancora teso ed energico, dimostra che anche in territori meno noti si possono creare vini di altissimo livello, sfruttando appieno le loro potenzialità.
Paternoster Barile PZ – Don Anselmo Aglianico 2013
La vendemmia 2013 ha segnato il ritorno a casa di Fabio Mecca. Il Vittorio Anselmo è un vino che rivela una grande storia familiare: è dedicato al bisnonno di Fabio ed è il frutto delle ultime vigne piantate da lui stesso, un podere di 4 ettari risalente agli anni 1965-1966.
Il processo di vinificazione segue il metodo classico: fermentazione in acciaio, seguita da 24 mesi in botti, con la massa suddivisa equamente tra botte grande di rovere di Slavonia e barrique di secondo passaggio. Successivamente, viene effettuato il riassemblaggio, seguito da 12 mesi in acciaio e altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.
L’enologo ha un profondo legame emotivo con questo vino, che porta il peso della storia e della passione tramandata dal bisnonno Anselmo Paternoster. Quest’ultimo non solo ha trasmesso la sua passione, ma ha anche condiviso con lui la vita nei vigneti, raccontandogli storie che oggi costituiscono un’importante connessione con il passato. Nel 2016, l’azienda è stata acquistata dal gruppo veneto Tommasi.
Versato nel calice, il vino ha rivelato subito note di riduzione, mostrando la tensione del tempo trascorso in bottiglia. All’inizio appare chiuso, ma lasciandolo respirare emergono sfumature più complesse. Da una marcata nota metallica di ruggine e ghisa, simbolo di mineralità matura, affiorano nuance calde: frutta secca, mora disidratata, prugna e un’elegante nota floreale. Seguono aromi terziari di legno, con cera d’api, coppale, miele di castagno e tocchi speziati d’incenso. Il vino evolve in una struttura aromatica intensa, arricchita da un sottofondo affumicato e vulcanico che rimanda al suo territorio d’origine. Alla beva risulta più armonioso e la sorprendente freschezza, amplificata dalla salinità, lo rendono saporito. Con il tempo ha perso il vigore tannico della gioventù, ma ha guadagnato morbidezza ed equilibrio, migliorando la degustazione. Nonostante l’età, conserva una vitalità energica che stupisce, però ha bisogno di tempo nel bicchiere per esprimere al meglio il suo carattere. Al sorso appare già più appagante rispetto all’olfatto iniziale, ancora lievemente caotico, un effetto comprensibile dopo tredici anni di maturazione. Ora necessita di pazienza per svelare appieno la sua essenza. La forza dell’Aglianico risiede proprio nel tempo: è l’attesa a portarlo al suo massimo splendore.
Tenuta Santa Lucia Poggio Mirteto RI – Morrone Syrah 2012
Poggio Mirteto, rinomato borgo medievale, sorge nella Valle del Tevere, incastonato nella storica Sabina laziale, a breve distanza dalla città di Roma. In questo contesto, la Tenuta Santa Lucia, guidata dalla Famiglia Colantuono-Fiorelli, si presenta come una realtà di riferimento consolidata nel panorama vitivinicolo della provincia di Rieti.
Nata alla fine degli anni ‘70 su un’area di 45 ettari, la tenuta incarna un altro progetto ambizioso avviato diversi anni fa sotto la guida del professor Attilio Scienza. Grazie alle sue competenze, sono stati identificati vitigni e vigneti con esposizioni ottimali, dando origine a una realtà aziendale attentamente modellata e sviluppata.
Il Morrone nasce da uve Syrah e prevede un affinamento complesso: 24 mesi in tonneau nuovo, 12 in acciaio e altri 12 in bottiglia. È un vino che esalta le potenzialità di questa regione, più nota per l’olio che per il vino, ma capace di produrre eccellenze enologiche grazie a realtà come questa, che si distingue anche con produzioni audaci.
La 2012, dal colore virato verso l’amaranto, offre un bouquet che combina confettura, gelatina di frutta, pepe e chiodi di garofano, tipici del Syrah, con note speziate e aromi finali che richiamano erbe aromatiche, tè, scatole di sigari, cedro e hummus. È un vino evoluto e maturo, ma ancora pieno di vigore e raffinatezza. In bocca sorprende per tannini vivaci, sensazioni accentuate di corteccia e un connubio di salinità e mineralità che ne aumenta la piacevolezza.
Baroni Capoano Cirò Marina – Don Raffaele Gaglioppo 2021
Massimiliano Capoano, proprietario di Baroni Capoano, ci spiega che questo vino rappresenta l’identità della sua tenuta, un vero simbolo dedicato al primo antenato della famiglia in Calabria. Nonostante le origini amalfitane, la storia risale al 1270, anno in cui l’antenato si trasferì a Cirò e ricevette un feudo cardinalizio da Papa Celestino XII.
Siamo a Cirò, sulla costa ionica della Calabria, dove si produce il vino Cirò Doc, una delle denominazioni più antiche d’Italia e la terza DOC riconosciuta nel Paese per storicità. Questa denominazione rappresenta circa l’80% della produzione di vini Doc calabresi, un primato dovuto a motivi storici e all’importanza produttiva della regione.
Le uve provengono da un vigneto di oltre 80 anni situato sulla collina di Santa Anastasìa, esposta a sud-est, che gode del sole tutto il giorno. L’area beneficia di un microclima unico grazie alla vicinanza tra le montagne della Sila e il mare, creando escursioni termiche ideali per la maturazione delle uve e una microventilazione naturale che previene muffe e malattie.
Il vino matura 12 mesi in acciaio e affina 14 mesi in barrique nuove di rovere francese. La produzione è limitata esclusivamente a questo vigneto, senza l’uso di uve esterne. Ogni bottiglia è numerata progressivamente, con una tiratura massima di 5.000 pezzi, variabile a seconda dell’annata.
Non emergono mai note di cottura, stanchezza o evoluzione prematura; al contrario, parliamo di un’annata recente, la 2021, capace di esprimere tutta la freschezza della frutta. A questo si aggiunge una sfumatura leggermente iodata e salmastra, richiamo alla brezza marina che accarezza le vigne del Cirò. Il terroir si manifesta poi nei sentori distintivi di cardamomo, liquirizia, spezie delicate ma esaltanti, e nel tocco sapido della salamoia, elementi che donano al calice un’impronta profondamente identitaria, esaltando l’autenticità cirotana. L’uva Gaglioppo, spesso sottovalutata, è capace di sorprendere per la sua freschezza e per una tannicità vibrante ma mai invadente. È un vitigno in grado di dare vita a vini di grande finezza, come questo, che racchiude in sé freschezza, sapidità, tannicità equilibrata, calore e profondità.
Feudo dei Sanseverino Saracena CS – Mastro Terenzio Moscato di Saracena Dop Terre di Cosenza 2013
In Calabria si rinnova l’interesse per un’antica tradizione recentemente presentata nuovamente al grande pubblico. Protagonista di questa rinascita è la famiglia Bisconte, con Roberto e Maurizio Bisconte, custodi di una cultura enologica che conserva intatto il fascino del passato. Fondata nel 1999, Feudo dei Sanseverino è diventata un punto di riferimento a Saracena, distinguendosi come un’azienda dedita alla produzione biologica e biodinamica. Immersa nel suggestivo scenario delle colline di Saracena, nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, beneficia di una posizione privilegiata che offre una vista mozzafiato sulla pianura di Sibari e sul mare. Cinque ettari che producono annualmente circa 10.000 bottiglie, concentrandosi sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e su metodi tradizionali di vinificazione. Tra questi spicca la lavorazione del Moscato Passito al Governo di Saracena, una pratica profondamente radicata nella cultura locale e dal valore storico unico. Le origini di questa tradizione affondano nella storia vitivinicola della Magna Grecia, arricchita da influenze mediorientali, con la prima testimonianza documentata del pregiato vino risalente al 1450, quando fu richiesto alla corte papale di Roma.
Il Mastro Terenzio è un passito d’eccellenza ottenuto da un blend di uve di Malvasia, Guarnaccia, Odoraca e Moscato, quest’ultimo fatto appassire naturalmente per circa un mese e mezzo in un’area circoscritta e ben ventilata per evitare la formazione di muffe. Successivamente, al mosto cotto delle altre uve viene aggiunto il mosto del Moscato passito, permettendo la fermentazione congiunta.
Il bouquet aromatico è complesso e avvolgente: si percepiscono sentori di frutta secca, canditi, panforte e torrone, che tuttavia non risultano eccessivamente zuccherini. A questi si aggiungono note fresche e intriganti di erbe disidratate, come rosmarino e foglie di tè, insieme a sfumature di leggera affumicatura, scorza d’arancia candita e chinotto. Ogni avvicinarsi al calice regala nuove emozioni olfattive, inebriando con una fragranza intensa e cangiante, sempre diversa e affascinante. La beva è leggera e armoniosa, con una delicata nota balsamica tostata che richiama il cacao. Nonostante il significativo contenuto di zucchero, mantiene un equilibrio perfetto e un profilo piacevole e fresco. Ideale da gustare con calma in qualsiasi momento, questo vino unisce ricchezza, raffinatezza e storia in ogni calice.

Sono un'Archivista Digitale nel campo editoriale, dedico la mia vita ai libri perché come dice Kafka "un libro rompe il mare ghiacciato che è dentro di noi". Così lo è anche il vino. Lui mi ha sempre convinto in qualsiasi occasione ed è per questo che dal 2018 sono una Sommelier Fisar, scrivo e racconto con passione sui miei canali e in varie testate giornalistiche la storia dei territori, gli aneddoti e il duro lavoro dei Produttori in vigna e in Cantina. Ho seguito un corso Arsial al Gambero Rosso Academy sulle eccellenze enogastronomiche del Lazio e presto servizio in varie eventi per il Consorzio Roma Doc e per il Consorzio Tutela Vini Maremma. Inserita con orgoglio in Commissione Crea Lab. Velletri come membro esterno per le degustazioni, sogno e aspiro a diventare con il tempo una vera giornalista.
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