L’azienda Tenuta Attems di Frescobaldi giovedì 21 maggio è arrivata a Roma per dimostrare la versatilità del Sauvignon Cicinis in una verticale, 2017, 2022 e 2024, e per presentare il nuovo nato, Brezich, da Cabernet Franc e Carmenère, annata 2021.
A parlarne è l’enologo e direttore della cantina Gianni Napolitano. Cicinis, il Sauvignon, non è un nuovo progetto, perché esiste dal 2000 e oggi ne abbiamo davanti un bellissimo esempio, in tre diverse annate. Napolitano, friulano di nascita, lavora per il Gruppo Marchesi Frescobaldi da 25 anni, e Attems è la frangia aziendale di Frescobaldi che si specializza nel Collio e in piccola parte nell’Isonzo, concentrando la produzione sui vini bianchi. Il Friuli-Venezia Giulia è un compendio dell’universo, perché c’è tutto, dall’alta montagna, fino al pedemontano, a San Daniele, e alle pianure alluvionali, fino ai terreni sabbiosi della costa. Poi inizia l’altopiano del carso, che arriva in Slovenia e affaccia sull’Adriatico.
Il territorio
La vicinanza al mare, appena 15 km, comporta una relativa altitudine fino a massimo 80 metri, e l’acqua così vicina ha un effetto luce molto importante per la pianta, che è facilitata nell’evoluzione dei precursori aromatici, in uno scambio costante di temperatura tra notte e giorno.
Parliamo del suolo, che, come tanti sanno, si chiama Flysch, una formazione a sandwich, composta da slice di marne e arenarie (sabbie e argille), emerse 35 milioni di anni fa con i movimenti tettonici. La risulta, dopo varie glaciazioni, è un terreno povero dove si sviluppa una grandissima qualità dei vini. La ponca o Flysch si arricchisce con la piovosità e, grazie alla capillarità dell’acqua che arriva fino alle colline, il terreno non è mai del tutto siccitoso, la radice è sempre umida e la pianta lavora tutto l’anno. I monti (Sabotino e Calvario) proteggono dal freddo e dal mare, e in gran parte dalla Bora che soffia da est.
La storia
Le Alpi si chiudono con le Giulie, la porta più bassa e più facile per entrare in Italia, dove sono arrivati tutti, barbari compresi che seppur distruggendo, hanno sempre lasciato qualcosa.
In questo contesto ampio e composito e in un corso storico stratificato come il territorio, chi sono gli Attems? Un’antica famiglia austriaca di Vienna che arriva a Gorizia nel 1100 perché un Attems viene nominato vescovo. Facendo un salto di qualche secolo, nel 1787 Maria Teresa d’Austria crea la grande classificazione dei cru, antecedente quella di Bordeaux e Borgogna, che viene fatta non per la qualità ma per questioni fiscali, in ogni caso qualcosa di geniale all’epoca. Peccato che non abbia avuto il suo seguito, perché il territorio fu smembrato dalle due guerre mondiali e dalla politica di Tito. Ai giorni d’oggi, grazie all’associazione dei cavalieri di Maria Teresa d’Austria si è ripresa la classificazione che era custodita proprio dagli Attems.
Ma a definire le sorti di questa regione vinicola è stata una data cruciale, il 1964, quando il conte Douglas Attems fonda il Consorzio Collio, fase di svolta per il territorio e il futuro dei suoi vini. Nel 2000 il Gruppo Frescobaldi diventa socio del Conte Douglas e acquisisce l’azienda.
Cicinis – Collio DOC, Sauvignon Blanc
Cicinis è toponimo di una collina, un Cru che vede tutti i versanti ricoperti da vigneti di Sauvignon Blanc. Un anfiteatro che guarda la luce del giorno nel suo intero ciclo. I versanti sono vendemmiati e gestiti in maniera differente, in vigneto avviene il lavoro più importante. Per ottenere lo spettro agrumato – che percepiamo in alcune annate come quelle assaggiate – a nord si alleva a Guyot, si lasciano più capi a frutto e si ottengono una maggiore produzione e un rallentamento della maturazione, con vendemmia anticipata. A sud invece si pulisce in maniera più netta, si fa poca produzione, si cerca equilibrio sulla parte vegetale e la raccolta è posticipata, il risultato nel vino è di sentori di pietra focaia e frutta matura. Altra fase importante è la gestione del vigneto, che predilige poche sfogliature e minimi diradamenti, perché il Sauvignon ama molto umidità e freddo. Per la gestione della fila si usa il sovescio che arricchisce il terreno ed è utile come difesa dall’annata piovosa ma anche da quella siccitosa. Il sovescio crea sia uno strato superficiale e mantiene fresco il terreno, se invece si interra diventa ottimo drenante per le annate piovose. Altra tecnica sono le potature tardive, quasi a ridosso della ripartenza vegetativa, che aiuta nell’accumulo residuo nel legno e un ritardo vegetativo che salva dall’eventuale gelata, che può arrivare dalle colline o dalla valle dell’Isonzo “dilagando come un olio”.
Le annate in degustazione
Cicinis, Collio Doc, Sauvignon Blanc 2024, la certezza. In questa annata il vino è pronto ma sarebbe da lasciare ancora un anno in bottiglia. Mineralità in primo piano, al naso energico, esplosivo. In bocca coerente con note di pietra focaia, come ha detto l’enologo “un richiamo ai Sauvignon di Sancerre”. La freschezza è disarmante e riempie il palato, fin troppo vigorosa, ci ricorda un giovane che andrebbe ricondotto a una certa pacatezza. Ritroviamo l’erbaceo fresco in misura minore rispetto alla annata precedente. Piacevoli la fragranza e l’immediatezza, infine la scia salmastra che riconduce alle origini marine del suolo. Un vino dall’ottimo potenziale.
Cicinis, Collio Sauvignon Blanc 2022. Un vino che conferma le aspettative. Mantiene intatto agrume, sensazioni fruttate e di fiori bianchi che rendono il naso espressivo. In bocca rimane l’esplosione minerale, il mentolato e l’agrume che si evolve in scorza, quasi candita. Il sorso termina con un finale ammandorlato. Vino equilibrato. Gli abbinamenti spaziano dal risotto agli asparagi bianchi o tagliatella con l’aglio orsino.
Cicinis, Collio Sauvignon Blanc 2017. Un vino che potremmo definire scoperta. Un assaggio che stupisce, perché l’evoluzione del Sauvignon è davvero interessante, mantenendo freschezza e mineralità non scontate. Il giallo è carico, dorato. Il naso esprime l’evoluzione dell’agrume, la foglia di pomodoro e bosso che diventano pane tostato e caramello. La vena di scorza di cedro e frutta matura fa da linea portante. Al gusto la complessità è evidente, tornano le sensazioni tostate e di frutta candita, erbe essiccate. Uno spettro gustativo che è sostenuto dalla freschezza ancora in pieno vigore.
La vinificazione. Le tre partite di uve vengono vinificate con tre vie diverse, alla fine si hanno nove potenziali vini per il blend. Il mosto si decanta staticamente e una partita, per il 40%, è vinificata in vasche di cemento a forma di uovo, non vetrificate. Questi contenitori permettono di mantenere in sospensione le fecce nobili senza l’ausilio di pompe, proprio per la loro conformazione. Il resto si vinifica per il 10% in legno nuovo e il 50% in tonneau e barrique di secondo e terzo passaggio. Il legno è francese, grana fine e di media tostatura. Il principio perseguito dall’azienda è non far sentire il legno che serve solo a donare complessità e struttura, a far rimanere in sospensione la feccia nobile, ma mai rilasciare la sensazione legnosa. Si evita assolutamente la malolattica perché, non dimentichiamo, che i vini del Collio vincono per la loro freschezza e per la mineralità.
Brezich, Collio Riserva Doc, 2021. In commercio da quest’anno è il nuovo nato dell’azienda.
Prima annata prodotta di Brezich, 85% Cabernet Franc e 15% Carmenère. Il nome è della collina che deriva dalla famiglia Brezich, che erano i coloni che la gestivano durante il secolo scorso. Il Conte Douglas, dopo la Seconda guerra mondiale, pianta una mescola di Carmenère e Cabernet Franc perché nei vivai friulani era abitudine scambiare le piante di Cabernet Franc per Carmenère, che sono molto simili ampelograficamente. Accadeva che tutti volessero Cabernet Franc ma in realtà gli veniva venduto Carmenère. Varietà di origine francese, piuttosto antica, caduta in disuso e diffusa in seguito in Argentina, Cile, Uruguay e nel nord est italiano. La sua caratteristica è la balsamicità morbida, diversa da quella tagliente ed erbacea del Cabernet Franc.
Usciranno le annate 2022, 2024 e 2025, salta la 2023.
L’annata 2021 è una riserva che, da disciplinare, deve fare almeno tre anni di invecchiamento. La vinificazione è con macerazione sulle bucce per 25 giorni con rimontaggio manuale, la fermentazione avviene in barrique e tonneau di secondo e terzo passaggio, dove si lascia svolgere la malolattica. Oggi se ne fanno 4mila bottiglie, si arriverà al massimo a ottomila bottiglie, su una vigna di un ettaro e 48. La conduzione del vigneto, impiantato nel 2017, è a Guyot con grandi diradamenti per limitare la produzione e aumentare la concentrazione. Il colore è rubino acceso, poco trasparente, molto bello. Il naso speziato (pepe nero), si apre a sensazioni di verde ma non troppo sospinte, bosco, humus, piccoli frutti rossi. La bocca è intensa, il sorso fragrante, immediato, di impatto. La nota di peperone si percepisce ma è equilibrata dalla sensazione balsamica, mentolata, fresca. Si affaccia una morbida scia fruttata, il sorso è piacevole, mai troppo rivolto al vegetale del Cabernet che viene ammansito. Un grado alcolico contenuto rende il vino gastronomico, abbinabile anche a piatti semplici e poco elaborati, perché no, a carni succulente.
Brevi conclusioni. Consigliamo vivamente l’assaggio di Cicinis annata 2024 per la sua piacevolezza, e l’annata 2022 che è molto equilibrata, composta, ricca di sentori, delineata nelle note olfattive e dal gusto appagante. L’annata 2017 la definiremmo didattica, atta a valutare il potenziale di invecchiamento del Sauvignon. Vino più opulento, complesso e dalle note tostate e candite che probabilmente non incontrano i gusti comuni. Tuttavia, un sorso interessante e profondo.
Brezich 2021 è un vino davvero interessante, fresco, immediato, minerale, pimpante nelle sue note speziate, retrogusto fruttato, lungo e fine. Un vino poco comune e sorprendente.
Photo credits D’Appollonio Phptpgraphy e in parte originali
Classe 1976, mi laureo in filologia classica alla Sapienza di Roma. Da sempre appassionata alla storia antica e alle lingue classiche, inizio a scrivere per giornali e testate online fin da molto giovane, occupandomi di costume e spettacoli. Divento prima pubblicista e poi professionista nel 2024, occupandomi di vino dal 2019, quando inizio a curare la rubrica Sulla Strada del Vino insieme al mio collaboratore Massimo Casali. Non ho ancora un blog e scrivo per chi ha voglia di approfondire e capire il vino non solo come consumatore, convinta che questo settore possa aprire scenari e mondi magnifici e inaspettati.
Aggiornamenti continui sul mondo dell'enogastronomia







