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Alla scoperta del Friulano con le degustazioni guidate di «Doc Friuli & Friends», organizzate dal Consorzio della DOC Friuli e MG Logos – Quando il carattere va oltre il nome

È proprio vero che una rosa avrebbe sempre lo stesso profumo anche se la chiamassimo con un nome diverso. Ispirati dalle parole di W. Shakespeare, tratte da una delle sue opere più emblematiche: «Romeo e Giulietta», proseguiamo con un bellissimo viaggio virtuale organizzato dalla Mg Logos e dal Consorzio della Doc Friuli in compagnia di Stefano Carboni, Matteo Bellotto, Roberto Komjanc, Alessandro Scorsone, Marco Rossetti e Barbara Guerra, alla scoperta del vitigno e del vino che meglio rappresenta ed identifica una regione ed un  territorio dalla spiccata vocazione enologica.

E, pertanto, dopo il Merlot (link) ed il Refosco dal peduncolo rosso (link), entra in scena il Friulano per mostrarsi in tutta la sua espressività e carattere.

Storia lunga ed in parte tormentata quella del Friulano – ancora oggi nella cultura locale  identificato con il nome «Tocai» – che, inesorabilmente, si intreccia con quella del Tokaji ungherese, vino dolce ottenuto dall’unione di uve di Furmint, Hàrslevelu e Sàrgamuskotàly (Moscato Giallo di Lunel, o Muscat blanc a petit grains).

L’ultima vendemmia di Tocai in Friuli è stata quella del 2008, all’esito di un’intricata e complessa vicenda burocratica culminata con la dolorosa decisione di dover rinominare il vino più caratteristico della regione. Ma le annose vicende giudiziarie rappresentano ormai acqua passata.

Quanto alle origini del vitigno, diverse sono le interpretazioni storiche.  Studi  relativamente recenti, tuttavia, hanno evidenziato spiccate similitudini tra il Friulano ed il Sauvignon. Le analisi del DNA effettuate, inoltre, hanno rivelato che il vitigno Tocai friulano altro non sarebbe che il Sauvignonasse, vitigno presente nei vigneti del bordolese e oggi quasi scomparso, che arrivò in Friuli, probabilmente assieme al Sauvignon, nel periodo in cui, a metà dell’Ottocento, si iniziarono ad importare i vitigni francesi nell’areale friulano.

Cambia il nome, ma non il carattere potremmo dire. Le quattro etichette degustate (tre dell’ annata 2019 ed una del 2018), con grande linearità evidenziano, pur con sfumature stilistiche diverse, vini di territorio puntualmente interpretati nel segno dell’eleganza e finezza espressiva.

Queste le nostre impressioni gustative.

Friulano «Borgo Tesis», Friuli DOC, 2019 – Fantinel

Friulano «Borgo Tesis», Friuli DOC, 2019 – Fantinel

Ottenuto da uve provenienti dai terreni delle Grave del Friuli, vinificate in vasche d’acciaio. Questo giovane e seducente Friulano mostra al naso sentori fruttati, accenni agrumati, fiori di campo e mandorla fresca. Fresco, morbido, succoso, sorprende per la spiccata bevibilità, invitando più volte al riassaggio.

Fondata nel 1969 l’azienda Fantinel rappresenta oggi una delle più grandi realtà vitivinicole friulane che si sviluppa su una superficie di circa 300 ettari di terreno, suddivisi fra le DOC Grave, Prosecco e Collio con una produzione annua che sfiora i 5 miloni di bottiglie. Rispetto del territorio, elevata conoscenza tecnologica e un approccio sempre volto all’ecosostenibilità, costituiscono le fondamenta più tangibili della filosofia aziendale.

Friulano, Collio Doc, 2019 – Komjanc Alessio

Friulano, Collio Doc, 2019 – Komjanc Alessio

Prodotto da uve provenienti dal comune di San Floriano del Collio vinificate in acciaio, evidenzia intriganti sentori di glicine, frutta gialla, pesca, nuance minerali con accenni vegetali. In bocca è pieno, avvolgente, morbido, dalla piacevole progressione fresco – sapida che conduce ad un lungo e appagante finale.

Una bella storia di famiglia quella di Komjanc avviata negli Anni Settanta da Alessio, tra i primi a San Floriano del Collio ad intuire l’importanza della vendita del proprio vino in bottiglia, proponendo al consumatore un vino prodotto ed imbottigliato all’origine da un’azienda a conduzione familiare. La prima etichetta Alessio Komjanc risale al 1973.

Dal 2000 tutti e quattro i figli maschi di Alessio, Beniamin, Roberto, Patrik ed Ivan si occupano dell’azienda, raggiungendo così una maggiore specializzazione in ciascuna fase della filiera produttiva, dal vigneto alla commercializzazione del prodotto finito.

 

Friulano, Collio DOC, 2019 – Borgo Conventi

Friulano, Collio DOC, 2019 – Borgo Conventi

Note floreali, pesca, ananas, mandorla fresca e spunti agrumati si alternano a richiami di erbe di montagna, rendendo il bouquet di interessante complessità. Fresco e di marcata sapidità all’assaggio, chiude con ritorni di mandorla.

Un proprietario terriero di nobili origini, un frate ed un appezzamento di terra su cui costruire il primo monastero del territorio di Farra d’Isonzo. Inizia così l’antica leggenda da cui prende il nome «Borgo Conventi», fondata nel 1975 e che oggi conta 35 ettari di vigneti, distribuiti nelle Doc friulane del Collio e dell’Isonzo con una capacità produttiva di 300 mila bottiglie annue.

 

Friulano «Manditocai», Collio DOC, 2018 –  Livon
Manditocai, nome composto da «mandi» e «tocai». Mandi deriva dal latino «manus dei» e significa in friulano «ti accompagni il Signore» ed identifica la formula di saluto con cui il friulano accoglie o congeda i suoi ospiti. In tal senso, il produttore ha voluto suggellare nell’etichetta il suo saluto eterno al tocai friuliano, «manditocai» ovvero «ci vediamo tocai».

 

Friulano «Manditocai», Collio DOC, 2018 –  Livon

Manditocai è lo storico vigneto, con uve vecchie di 40 anni, che evoca nel nome un vero e proprio «saluto» al nome «tocai», situato in località Ruttars, nel comune di Dolegna del Collio, su un terreno composto da marne e argille.

Ananas, pesca bianca, erbe aromatiche, accenni speziati, connotano un naso di spiccata finezza. Sapido, fresco, vibrante e morbido all’assaggio chiude con cenni boisé. Elegante. Vinificato ed elevato in parte in acciaio e in parte in barrique.

Tra le realtà più affermate del Collio e non solo, quella di Livon è una storia ormai lunga oltre cinquant’anni che affonda le sue origini in una passione e tradizione di famiglia. Valneo e Tonino Livon hanno saputo prendere in mano le redini della cantina fondata da papà Dorino nel 1964 con l’intento di far esprimere al meglio le potenzialità del territorio. Due linee di mercato. Una linea cru ed una linea classica per vini fortemente identitari.

“Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.” In queste parole la condivisione di una nostra passione e la voglia di comunicarla. Salvatore Del Vasto, laureato in Giurisprudenza e da sempre appassionato di vino, diventa prima sommelier, poi frequenta il Bibenda Executive Wine Master di Fis e poi consegue il diploma di Master presso l’Università di Tor Vergata in “Cultura dell’alimentazione e delle tradizioni enogastronomiche”. Sabrina Signoretti, laureata in Scienze Politiche, coltiva la sua passione diventando sommelier del vino, assaggiatrice di oli di oliva vergini ed extra vergini e sommelier dell’olio extravergine di oliva dell’AISO. Una delle qualità nascoste, la spiccata attitudine per la fotografia.

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