Il giornalista Luciano Pignataro, i piatti di chef Pasquale Cavallo, i dolci della tradizione partenopea con il pastry chef Guido Sparaco ed i vini campani di Villa Matilde e Montevetrano raccontati dal delegato AIS Caserta Pietro Iadicicco. Gli ingredienti c’erano tutti per una serata trascorsa all’insegna dei lunghi festeggiamenti per la promozione della Cultura della cucina italiana a patrimonio immateriale dell’Umanità.

Con la moderazione della giornalista Antonella D’Avanzo la cena ha avuto inizio dalla presentazione del libro La cucina napoletana e dai ricordi dell’autore Luciano Pignataro, che ha parlato di una vero e proprio ricettario regionale basato sul “desiderio di carne” impresso nelle tante pietanze povere locali.
Il ragù bianco alla genovese ne è un esempio, così come le rivisitazioni “in verticale” dei piatti dei monsù, i cuochi francesi voluti a corte da Maria Carolina d’Austria, moglie di re Ferdinando IV e sorella di Maria Antonietta dal più triste destino. Da sempre protagonisti sono la pasta e i legumi, spesso uniti nel piatto unico che soddisfa tutte le attese.

Mancava solo un luogo idoneo dove poter creare cultura enogastronomica, ben individuato nel ristorante “L’Amo racconti di mare e marinai” a Caserta. Ed in effetti il nome evocativo rispecchia fedelmente il design di una barca in mezzo al mare tra cime, sartie e arredi color legno e azzurro cristallino.

La brezza di salsedine proveniva metaforicamente dalle soste al tavolo realizzate con il pescato quotidiano, come l’ingresso a base di polpettina di parmigiana e alici di Cetara, un gustoso e delicato mini cono alla genovese di tonno ed il carciofo cotto a bassa temperatura con amatriciana di polpo.

Contemporaneo il cavolo fondente in compagnia della ricciola alla mediterranea e di straordinaria consistenza la pasta mista di Gragnano con fagioli dente di morto di Acerra, calamari e mayo alle cozze. Prima delle coccole finali sua maestà il polpo alla luciana 2.0 cotto a bassa temperatura, rifinito sulla brace e condito con pomodorino arrosto e olive disidratate.

Vini che hanno scritto un pezzo di storia della Campania, come il Vigna Caracci di Villa Matilde, cru di Falanghina nato sulle ceneri del vulcano spento di Roccamonfina o il Montevetrano, geniale idea di Silvia Imparato che ha dovuto cedere la mano qualche mese fa al gruppo di Tenuta Ulisse, ma che nella eterna 2012 (servita ai presenti in formato magnum) trova la sua eterna consacrazione.
Chiusura in coccole tra babà, sfoglia riccia, frolla e zeppola per esaltare il concetto tutto campano di scheletro portante della cucina italiana nel mondo.