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Tenuta Scuotto, l’innovazione al servizio del territorio

Spostarsi in altre regioni durante il periodo del COVID 19 è molto difficile, ma non impossibile, perché grazie al vino si può effettuare un viaggio spazio – temporale, potendosi trasferire ad un centinaio di chilometri di distanza ed andando indietro di qualche mese, prima che ci fosse il lockdown. Così durante una delle ultime serate che è stato possibile fare un viaggio, abbiamo provato i vini di Tenuta Scuotto, accompagnati dalle spiegazioni date da Adolfo, che ci ha fatto capire come in poco più di dieci anni l’Azienda che lui rappresenta abbia già raggiunto buoni risultati.

La sede dell’Azienda è a Lapìo (circa dieci chilometri da Taurasi e non più di quindici minuti), in una zona collinare in cui grazie alle escursioni termiche i vitigni coltivati (tutti autoctoni) trovano le condizioni ideali per poter realizzare dei vini che possano affrontare tranquillamente il tempo. Tre ettari con una produzione annua media di circa 40.000 bottiglie. Tenuta Scuotto è un’azienda giovane (nata nel 2009), e quindi non poteva non  avere delle idee innovative, senza però dimenticare tradizione e vocazione territoriale.

Fare vini che siano al contempo espressione del territorio e dotati di una chiara personalità

Il motto dell’Azienda sintetizza quanto detto e proprio da questo modo di pensare e di interpretare i vini si riesce ad avere una rapida ascesa. Ed infatti grazie alla volontà di dare una propria impronta ai vini prodotti iniziano ad arrivare i riconoscimenti ed i premi già nel 2014 da parte del Concours Mondial de Bruxelles. Fra l’altro dialogando con Adolfo, conveniamo che il territorio campano e quello siciliano hanno molto in comune proprio per l’impronta e la territorialità che riescono a trasmettere alle uve (in particolar modo quelle autoctone) ed a loro volta nei vini che si ottengono.

Ma veniamo ai vini degustati.

Tre rossi (due Campania Aglianico I. G. P., un Taurasi D. O. C. G.) ed un bianco (Campania Fiano I. G. P.). Si inizia con il Campania Aglianico I. G. P. 2015 che si presenta con sentori floreali e fruttati e qualche accenno vinoso. Ruvido all’assaggio e con una grande freschezza che esalta i tannini.

Il secondo vino ad essere degustato è un bianco! Impresa ardua, ma non per il vino in questione l’Oi nì 2016, un Campania Fiano I. G. P.. È il vino più rappresentativo dell’Azienda, quello che è stato premiato con la medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles. Inizia a differenziarsi in vigna, poiché le uve vengono raccolte nel periodo di novembre. Svolge fermentazione in botti ovali, per completare con un affinamento in bottiglia. Un Fiano molto originale con olfatto molto complesso. Frutta candita, nota iodata, frutta secca, miele con un lieve accenno di mela Annurca. Grande struttura al sorso, ed equilibrio con un finale leggermente sapido. Lungo e con una buona corrispondenza gusto – olfattiva. Lo si può definire un rosso mascherato da bianco.

Si ritorna ad un rosso, un Taurasi D. O. C. G. 2013. Avvicinando il calice ripete in buona parte quanto fornito dal primo vino rosso (Campania Aglianico I. G. P.). Ma il corredo aromatico di questo Taurasi è molto più ricco e completo, vengono fuori sentori come la cera lacca ed il cuoio, dati dalla maturazione in botte. Nel finale si sentono humus e liquirizia. Il passaggio in legno gli conferisce eleganza di beva, con la freschezza che prende il sopravvento, per poi lasciare spazio ai tannini.

Si conclude con Campania Aglianico I. G. P., che Adolfo spiega che non viene prodotto tutti gli anni, ma solo nelle annate migliori. La produzione dello Stilla Maris si aggira ad un migliaio di bottiglie. Il millesimo degustato è stato il 2012. Bouquet complesso, con sentori di frutta sotto spirito, humus, tabacco ed accenni di confettura. Chiude con note di liquirizia. Grande acidità con tannini di richiamo. Ben strutturato e con una piacevole opulenza. Buona persistenza.

 

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Come per tutte le cose importanti si inizia per gioco e poi... si fa sul serio. È dal 2006 che mi sono appassionato e sono stato introdotto nel mondo del vino, GRAZIE a MIO PADRE. Poi per capire qualcosa in più ho seguito un corso e..... nel 2013 ho conseguito il diploma di sommelier. A tutti coloro che sono appassionati di vino, dico che bisogna sempre provare e degustare vini diversi, cercando di capire quello che il vino ci trasmette, perché il vino non va bevuto! Il vino va degustato!!

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