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Tanto studio e “mani nella terra”: questo il segreto di Stefano Pizzamiglio de “La Tosa”

Sono di ritorno dalla Val D’Aosta, e non posso fare a meno di fare una tappa nei Colli Piacentini, da Stefano Pizzamiglio, nella sua Azienda Agricola “La Tosa”.

Stefano è un entusiasta vero, un trascinatore.
Un padrone di casa che riesce subito a proiettarti nella sua dimensione. Una dimensione da un lato familiare, dall’altro fatta di grande passione ma, alla fine della mia visita, devo dire fatta soprattutto di conoscenza e amore per il proprio lavoro.

Stefano inizia dagli studi di medicina, ma non ci vuole molto affinché la passione per la terra cominci a prendere il sopravvento. Una passione che lo porta a un percorso di studi e approfondimento che passa per l’Università Agraria di Piacenza e per tante importanti esperienze che vanno dalla Franciacorta di Ca’ del Bosco alla Francia, all’Università di Bordeaux e l’INRA di Montpellier.

È difficile fermare Stefano durante una conversazione. Stefano ha tante di quelle cose da dire e da raccontare, di progetti conclusi e di idee da mettere in pratica che non c’è tempo per nessuna pausa. Anche lo sguardo non riesce ad andare in pausa; non è possibile rilassarsi se camminando passi da un vigneto al suo Museo del Vino  (una chicca, della quale parleremo prossimamente) e alla sua immensa Biblioteca del Vino, ricca di volumi storici a partire dal trattato di Pasteur sulla fermentazione.

Con Stefano abbiamo parlato di tante cose, anche di poesia, la sua passione.
Mi piace il suo approccio fatto di idee, progetti e di “mani nella terra”. Nulla è lasciato al caso: ogni idea è supportata da uno studio e da una fase sperimentale. Lo studio del terroir, del clima, dei microrganismi… un percorso profondo per migliorare la conoscenza della propria terra e operare con maggiore consapevolezza.

Mi piace anche il concetto di “naturale” che Stefano propone. Un approccio “naturale” spontaneo e non estremo.
Un “naturale” fatto di studio sui lieviti indigeni, di poca – non demonizzata- solforosa ma soprattutto di vino con una buona pulizia aromatica.
Una visione “aperta”, senza pregiudizi. Una visione che parla di “biologico” come punto di partenza e non di arrivo…

Ho parlato con Stefano per un paio d’ore. Sufficiente per capire di che pasta è fatto, ma troppo poco per capire a fondo il suo pensiero, in particolar modo per capire quali sono state le mille scintille che lo hanno portato a “confezionare” questo meraviglioso gioiellino nel mezzo della Val Nure.

www.latosa.it

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Fondamentalmente un curioso. Programmatore e sistemista pentito, decide di virare in modo netto verso un mondo fatto di idee più stimolanti che spaziano dal teatro all'agricoltura con progetti dedicati all'economia circolare. Appassionato di comunicazione, attratto dalla cucina sia come forma di espressione che di nutrimento e, inevitabilmente, dal vino. Sommelier dal 2018, writer per passione. Videomaker, ma sempre per passione. Fondatore di Bordolese.it

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