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“SARDEGNA ON MY MIND” – STREPITOSA VERTICALE DI VERNACCIA DI ORISTANO DEI FRATELLI SERRA

Zeddiani, ameno paese dell’oristanese, dove le case sono alte poco più di un piano ed insistono su terreni fatti di sabbie ed argille alluvionali. Zeddiani che per me era un luogo sconosciuto prima di queste visite. Eppure, neanche troppo sotto traccia, in tali lande assolate si fa vino da sempre, secondo tradizione ed un pizzico di tecnica. Un figliol prodigo è Gianni Serra – cantina Fratelli Serra appassionato viticoltore ed autore di piccoli capolavori senza tempo con la sua Vernaccia di Oristano. Il nostro articolo di chiusura, salvo una futura digressione gastronomica nei confronti di un ristorante eccelso nella zona di Cabras, vuole essere un omaggio ad una grande classica tra le attività di un degustatore: l’assaggio dei vini posti in verticale, ovvero in sequenza di annate dalla più giovane alla più vetusta (o viceversa nell’usanza francese). Non esiste metodo migliore per osservare la resistenza di un vino al passare degli anni e la sua lenta evoluzione di profumi e gusto.Gianni Serra tra le sue vigne storiche di Vernaccia

Ai primi del ‘900 il nonno Giovanni Antonio fondò l’azienda coltivando con orgoglio il proprio podere per la famiglia e per un piccolo commercio locale. Qualche botticella veniva conservata anche nelle ricorrenze festose come il carnevale, quando i produttori artigianali si sfidavano nel giudicare il vino migliore prodotto tra essi. Nel 1956 l’ultimo pensiero del nonno fu di piantare la vigna storica di quattro ettari ad alberello, che venne parzialmente rimodellata dai figli utilizzando pali di sostegno. Giovanni Antonio non possedeva le tecnologie moderne, ma aveva un forte intuito.Capì prima di altri che l’argilla illimpidiva il mosto preservandolo dal deterioramento e dalle impurità. L’esperimento avvenne casualmente pigiando alcuni grappoli ricoperti di tale polvere proveniente dal terreno sottostante. Lo spettacolo quotidiano della natura consente infatti di avere piante che si adattano a suoli e climi più disparati e la Vernaccia non è da meno: una varietà dalla forte vigoria e produzione di acini piccoli, fragili ed all’apparenza quasi disidratati in fase di maturazione.Un mistero di vita che Gianni conosce bene, lavorando da sempre le proprie uve scelte tra gli attuali 10 ettari aziendali, con rese molto basse. Preferisce i contenitori di castagno, pensando che possano sposarsi meglio del rovere per affinare il mosto, a meno che non si tratti di rovere di vecchio utilizzo. Non intervenendo in cantina si ritrova inoltre col problema che non tutte le Vernacce “florizzano”, ovvero non creano quella pellicola superficiale che consente una corretta evoluzione ossidativa della Vernaccia, ed è costretto quindi a controlli minuziosi per individuare i serbatoi idonei all’imbottigliamento.La cantina è semplicemente deliziosa, tipica nei suoi soffitti alti e leggeri, che lasciano traspirare l’aria verso l’esterno consentendo umidità e temperature quanto più naturali possibili. L’attività svolta sul vino dai lieviti flor dipende da tali variabili in maniera sensibile. Non manca che dare il la alle emozioni e cominciare gli assaggi della Vernaccia di Oristano Doc partendo dalle etichette più recenti verso quelle storiche, dando un punteggio in centesimi. Non è una gara, ma vi anticipo che sarà difficile, se non impossibile, trovare prodotti non degni di nota.2010: frutto sublime. Sapore di pesca matura, ananas disidratato e canditi di cedro. Non si spinge ancora su sensazioni particolarmente ossidative, restando fresco e succoso al palato. Un giovane puledro. 94/100

2005: estemporaneo, per certi versi sofisticato. Non si può ragionare per schemi, bisogna chiudere gli occhi ed ascoltare in silenzio le sue nuance pazzesche di zafferano e zenzero. Naso potente, gusto ancor di più. 96/100

2004: didattico, da manuale. Erbe officinali, mallo di noce ed affumicature. Sorso vibrante con il tipico accenno salino sul finale decisamente appagante. 92/1002001: “il migliore”. Come Robert Redford nel film, anche questo vino ti colpisce e ti manda dritto contro i riflettori. Manca solo la musica in sottofondo. Una grazia di agrumi freschi, rosmarino, lentisco e tanto altro. Eterno. 98/100

2000: timido e contratto, risente l’annata particolarmente torrida, dimostrando maggior carattere ossidativo su tostature ed affumicature tra cenere e torba. Meno nitido il frutto, nascosto dalla potenza pseudocalorica. 89/100

 

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Scritto da

Luca Matarazzo Sommelier AIS - Degustatore Ufficiale - Relatore corsi per la Campania. Ha partecipato a numerosi concorsi enologici e seminari di approfondimento. Vincitore del Trofeo Montefalco Sagrantino edizione 2021, Wine Consultant collabora attualmente con testate giornalistiche e blog importanti a livello nazionale

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